6.10.17

IBBANBINI

Oggi sarei dovuta andare a Rimini, ma dato che mi sono svegliata come se mi avessero preso a botte per tutta la notte (ma forse è solo l'effetto del soffocamento del gatto che mi dorme sulla testa), ci andremo domani, a Rimini.
Rimini è assolutamente insulsa d'inverno, in autunno invece è così così. Ma comunque non si fa niente, e allora ti vengono in mente le cose tristi: tipo che i miei nipoti sono cresciuti. Sono adulti fatti e finiti, anche se tutti si ostinano a chiamarli IBBANBINI. Per dire, ancora si cercano i locali con i menù PERIBBANBINI, ma sorpresa, dai 10 anni in poi non sei più UBBANBINO. E io, queste persone che sono esteticamente come gli adulti, ma ancora senza cellulite e rughe e tatuaggi (?), che si credono di aver già capito tutto,  li prenderei tutti a randellate sui loro bei denti appena raddrizzati per loro provo una grande tristezza.
Sono triste perché è palese che il tempo è passato per tutti, anche se continuo a vestirmi come una sedicenne deficiente.
Sono doppiamente triste perché il dialogo si è azzerato, perché quei telefoni hanno tolto la voce e hanno aumentato le distanze.
Sono tre volte triste perché ho capito di essere invecchiata quando ho maturato la chiara convinzione che solo la mia generazione è stata la migliore da ogni punto di vista.
Sono quattro volte triste perché ho cominciato a fare i paragoni di quello che facevo io alla loro età e mi sono detta dai, no per favore, tornate a giocare con le barbie ancora un po'.

14.9.17

L'amica geniale (Elena Ferrante)

Quando si è al mondo da poco è difficile capire quali sono i disastri all’origine del nostro sentimento del disastro, forse non se ne sente nemmeno la necessità. I grandi, in attesa di domani, si muovono in un presente dietro al quale c’è ieri o l’altro ieri o al massimo la settimana scorsa: al resto non vogliono pensare. I piccoli non sanno il significato di ieri, dell’altro ieri, e nemmeno di domani, tutto è questo, ora: la strada è questa, il portone è questo, le scale sono queste, questa è mamma, questo è papà, questo è il giorno, questa la notte.
Mia madre vedeva sempre il male dove con mio grande fastidio si scopriva presto o tardi che il male c’era davvero.

Lei, Nino, Marisa avevano, per loro fortuna, genitori che portavano i figli a fare passeggiate molto lontano, non solo quattro passi ai giardinetti davanti alla parrocchia. I nostri non erano così, mancava il tempo, mancavano i soldi, mancava la voglia.
io, malgrado la pioggia, avrei continuato il cammino, mi sentivo lontana da tutto e da tutti, e la lontananza– avevo scoperto per la prima volta– mi estingueva dentro ogni legame e ogni preoccupazione; Lila s’era bruscamente pentita del suo stesso piano, aveva rinunciato al mare, era voluta tornare dentro i confini del rione.
«Ci sei mai andata in automobile?». «No». «Sali, ti facciamo fare un giro». «Mio padre non vuole». «E noi non glielo diciamo. Quando ti capita più di salire su una macchina come questa?». Mai, io pensai. Ma intanto dissi no e continuai a dire no fino ai giardinetti, quando l’auto accelerò e sparì in un lampo oltre le palazzine in costruzione. Dissi no perché se mio padre fosse venuto a sapere che ero salita su quell’automobile, anche se era un uomo buono e caro, anche se mi voleva assai bene, mi avrebbe uccisa di mazzate subito, mentre in parallelo i miei due fratellini, Peppe e Gianni, sebbene piccoli d’età, si sarebbero sentiti obbligati, adesso e negli anni futuri, a cercare di ammazzare i fratelli Solara.

«È stato il suo amante. Lo sapeva benissimo che era una donna fragile, ma se l’è presa ugualmente, per pura vanità. Per vanità farebbe male a chiunque e senza sentirsene responsabile. Poiché è convinto di far felice tutti, crede che tutto gli vada perdonato. Va a messa ogni domenica. Tratta noi figli con riguardo. È pieno di attenzioni per mia madre. Ma la tradisce continuamente. È un ipocrita, mi fa schifo». 

«La bellezza che Cerullo aveva nella testa fin da piccola non ha trovato sbocco, Greco, e le è finita tutta in faccia, nel petto, nelle cosce e nel culo, posti dove passa presto ed è come se non ce l’avessi mai avuta».

«Sai cos’è la plebe?». «Sì, maestra». Cos’era la plebe lo seppi in quel momento, e molto più chiaramente di quando anni prima la Oliviero me l’aveva chiesto. La plebe eravamo noi. La plebe era quel contendersi il cibo insieme al vino, quel litigare per chi veniva servito per primo e meglio, quel pavimento lurido su cui passavano e ripassavano i camerieri, quei brindisi sempre più volgari. La plebe era mia madre, che aveva bevuto e ora si lasciava andare con la schiena contro la spalla di mio padre, serio, e rideva a bocca spalancata per le allusioni sessuali del commerciante di metalli.

6.9.17

A chi va e chi viene

1) A chi si chiede se io sia coerente con le mie scelte in fatto di social la risposta è NO. Quando stava per essere eliminato definitivamente il mio profilo Facebook sono andata a ripescarlo per i capelli. Il motivo è semplice: alcuni contatti posso raggiungerli solo con questo mezzo. È anche vero che se certe persone non le frequenti mai, non hai nemmeno bisogno di contattarle. Insomma, chi c’è ci sarà comunque, gli altri frega. Ma non è sempre così, potrebbe far comodo. (E come farei a sapere della cuggina è più incinta di Kate Middleton?). Per quanto riguarda Twitter sono ancora incerta, ma è vero che mi manca sempre meno. Mi rode solo il culo perdere il mio nick come è già successo in passato. 
2) Nella vita incontreremo sempre persone nuove, altre se ne andranno per un litigio, o perché non si ha più nulla da condividere, perché – è brutto da dire - non si ha più nessun tipo di vantaggio. Poi ci sono quelli che se ne torneranno al Creatore, ma saranno anche le uniche che non avranno possibilità di ritorno; tutte le altre potranno o meno rientrare dalla finestra. A volte basta un ricordo, altre rimane un assillo del perché il rapporto non abbia funzionato. Mi è capitato in questi anni di aver avuto ben più di un chiodo fisso del genere. Ho capito che le persone si dividono tra chi fa sempre il primo passo e chi invece questo se lo aspetta comunque, come un atto necessario per una mancanza cronica di coraggio o per una paralisi emotiva. Ogni volta che ho fatto il primo passo dopo una qualunque tipo d’interruzione, è seguito l'obbligo di fare il punto zero, perché solo così si capisce se le cose funzioneranno ancora o no. Magicamente è diventato tutto più chiaro, ho inteso che era solo l'ostinazione a far andare avanti. Quello che prima era leggero fastidio poi è diventato insopportabile e non ha trovato più spazio per il compromesso. Perché? Semplicemente non era più importante.

E comunque:

4.9.17

Grande grandine grrrr



Venerdì scorso era lo primo di settembre. Per come si è sviluppata la giornata possiamo tranquillamente affermare che "venerdì 1 is the new venerdì 13/17": tanti al posto sbagliato al momento sbagliatissimo. Andiamo in ordine cronologico:
  1. In pausa pranzo vado a farmi un giretto al LIDL che a me piace tantissimo. Da quando si è scrollato di dosso l'aria di Hard Discount ora ci trovi prodotti fichizzimi per gente intollerante al lattosio, al glutine e alla carne. Ma quel che conta è la roba surgelata che sfornano tutto il giorno emanando quell'odorino buono di cose burrose e carboidratose. mmmmm carboidrati. Faccio il mio giretto e nel cestone del troiame non scovo niente. Niente. Esco con profonda tristezza. Anche la commessa ucraina con il caschetto della playmobil lo era.
  2. Esco dal LIDL tristarola, ma che m'importa? Mi aspetta il mio apice culinario della settimana fatto di pizza. mmmmm la pizza. Vado diretta dal mio pizzaiolo egiziano di fiducia vicino a casa. Pare che nel mio bel paesello la pizza fatta con la farina integrale e il lievito madre la faccia solo lui. Questi egitsiani, però! Con sorpresa trovo l'aiuto piazzaiolo da solo, con un tipo sempre egitsiano un po' panzone e po' cane da guardia che controlla la situa. Ordino due pizze, una per me e una per marito. Una più healthy con bresaola per lui e una very mayala per me con le patatine fritte. Pronte! A casa scopro l'orrore: le ha sbagliate entrambe. Sono troppo affamata e pesaculo per tornare indietro. Piango e mangio. Mangio e piango con la bocca aperta con il cibo che esce, disperandomi. Perché? Perché? Perché?
  3. Torno al lavoro con il mascara ancora colato, in fondo è venerdì e manca poco ai miei due soliti giorni di ferie settimanali. Vado a casa, giretto in bici con la bimba al seguito del marito che corre. Fa un caldo allucinante. Ovviamente le previsioni che davano già pioggia e fresco non ci hanno preso. Ceniamo in allegria, Ester non fa capricci e mangia tutto. (Molto strano) Si alza un discreto venticello, esco a raccogliere i giochi della bambina e sento un gran frastuono di sottofondo. (Bah, anvedi che casino dalla tangenziale) Nel giro di pochi secondi cadono chicchi di grandine grossi come noci. Urlo "la macchina, la macchina!" Sembro un jack rusell strafatto di cocaina, corro di qua e di là per la stanza, ma uscire sarebbe un suicidio in piena regola. Nel giro di pochi minuti passa tutto, passa tutta la grandine sulla mia auto. Ora ho una fantastica station wagon modello gruviera della Cecenia.
Io lo so perché è successo tutto questo. Nell'universo tutto trova un equilibrio, ed Ester la notte prima aveva dormito di filato senza nemmeno un risveglio. Mannaggialaputtana.

1.9.17

Vol. 8 - Harry Potter e il lancio di porconi

Da qualche parte non ricordo dove ho letto una citazione il cui succo è che i cambiamenti prima dei 20 anni sono una gran figata, dopo solo un'enorme rottura. 
Ebbene sappiate che sono stata alle Poste del mio paesello.
Il personale delle Poste del mio paesello sembra la replica di Benvenuti al Sud (il film di Bisio di qualche anno fa), solo la clientela è un po' diversa, diciamo solo più nervosetta e isterica con tendenze alla bestemmia articolata. 
In pratica Poste Italiane ha avuto la bella, ma che dico, MARAVILLIOSA idea di rivoluzionare il bigliettino della coda. Dal mio salumiere il numerino nella rotella - che puntualmente esce dalla sede e si srotola come la carta igienica scottex con tanto di cane pro-bordello - ha sempre funzionato e non ha mai creato malumori. 
Alle Poste del mio paesello probabilmente esce rabbia condizionata dai condotti dell'aria, e tanto per rendere le cose più complicate la numerazione per accedere ai servizi non è immediata.
C'è una colonnina, con tante (troppe) scritte, e non si capisce se il monitor è touch, o la carena della colonnina lo è, oppure serve un formula di Hogwarts per far vomitare il fogliettino con il numero.
Ma questa non è la difficoltà principale, bensì per ogni singola cosa che devi fare il tasto/l'area da pigiare/sfiorare/salcazzo-cosa è differente. Se devi mandare una raccomandata schiaccia qui, se devi pagare una bolletta qua, se devi spedire qua, se devi ritirare la raccomandata passa il codice a barre (!!!) qua, se hai prenotato da App la tua richiesta passa il tuo codice QR nello schermino e fai il gesto dell'ombrello e la pernacchia a tutti. Se vuoi invece solo sfogare frustrazione a male parole e strattoni, va bene un servizio richiesto a caso. E poi devi decidere in fretta dove schiacciare perché si forma la coda, hanno tutti fretta. Voglio piangere.
Ora, non per vantarmi ma sono cintura nera di shopping online su Amazon e cintura arancione del sito INPS; non sono la povera vecchietta con poca dimestichezza con le modernerie tennologgiche, ma pare sia riuscita a cannare in pieno lo stesso la missione.
Una volta che sei riuscito ad acchiappare il prezioso numerino non è finita. Mai rilassarsi, infatti Poste Italiane non segue la numerazione progressiva per ogni singola richiesta, ma duplica o triplica lo stesso numero mettendo di fianco a questo un simbolino differente. Per cui, se sei intontita dal sonno e dal caldo, non fai caso al simbolino di merda, perché al massimo stai attenta al numero e a non cadere per il giramento di testa tra monitor, plinplon e a individuare il desk. NON è FACILE, CAZZO. 
Mi si avvicina un energumeno quando sono già lì che cerco di spiegare che non mi serve la raccomandata, voglio solo il numero di tracciabilità e non mi guardi come una scema per piacere.
"Signora, lei mi è passata davanti, il numero è giusto ma hanno chiamato il simbolo euro non le bustine!"
EH MAVAFFANCULO. HO FAME HO SONNO VOGLIO LA MAMMA.