16.8.17

Agosto non ti voglio più

Agosto è un mese crudele, si porta via l'estate, le vacanze e le persone.
È il mese in cui ti accorgi che le giornate si sono già accorciate di un po', la luce cambia e perde i colori brillanti. 
Agosto si veste di nostalgia e di campane a morto. Troppe volte sono suonate, purtroppo.

Ciao Veglia, mi mancherà la tua voce roca, le tue mani, la tua arte per gli abiti. 
Ester ti ha conosciuto solo due giorni prima che te andassi. Sei il suo primo angelo.

12.8.17

L'età dell'innocenza

La maestra mi ha riferito di un episodio in cui Ester si sarebbe "appartata" con un amichetto nello spazio creato da alcuni materassi appoggiati al muro. In questa cunetta sarebbero rimasti per un po' di tempo e poi lei sarebbe sbucata con i capelli spettinati e sudata, provocando l'ilarità delle educatrici.
A 19 mesi non c'è malizia, ma solo il buffo. Questo però mi ha fatto venire in mente quanto fossi facile alla cotta sin da piccola.
A 3 o 4 anni il mio primo fidanzatino si chiamava Cristian, mi donò come pegno d'amore una spilla nera di metallo, tutta rotta e a forma di fiore. Dopo qualche giorno il nuovo oggetto delle sue attenzioni divenne Manuela (la stessa che alla mia festa dei 12 anni si pisciò addosso perché si vergognava di andare in bagno).
Alle elementari, credo in quarta, fu la volta di Andrea. Eravamo insieme al campeggio della parrocchia. Lui di un anno più grande, morettino e magrolino e con i capelli a caschetto. Io persa come una cretina e invisibile. In una foto che conservo appariva microscopico in un angolino. Credo di averla consumata quella fotografia. Ci ritrovammo alle superiori, nella stessa sezione. Lui era rimasto il solito morettino e magrolino, solo meno affascinante (perlomeno ai miei occhi) e con i capelli molto molto più lunghi.
Dopo Andrea passò un altro Andrea. Il contesto era diverso ma la storia sempre la stessa. Io alle medie, lui era già alle superiori, "girava" con il ciao bianco, biondino e parecchio bassetto. Per lui sfoderavo il super-potere dell'invisibilità. Abitava vicino a casa mia e mi accontentavo di vederlo passare davanti alla mia finestra nei miei infiniti appostamenti.
In terza superiore, dopo aver finito la stagione come commessa in un negozio di scarpe, andai in vacanza con mio fratello in UK. Erano gli anni dell'interrail, per me sarebbe stato il primo e ultimo. Un mese estenuante ma emozionante. Quando feci ritorno ero talmente stanca che mia madre decise di mandarmi in campeggio con la parrocchia - ancora - per ripigliarmi. Lì conobbi Simone. Fu amore a prima vista, ovviamente solo per me. Non successe mai niente, mi chiamò qualche volta a casa (i cellulari non c'erano mica). Ero talmente cotta che ogni sera alle 19:00 aspettavo una di quelle telefonate, che però dopo poco non arrivarono più. Una domenica infatti si presentò in parrocchia con la fidanzata, di cui un'amnesia temporanea gli aveva fatto dimenticare l'esistenza. Poverino. Scappai via sconvolta. Dopo 5 anni per strane coincidenze del destino ci ritrovammo, ma la nostra vita aveva preso strade completamente differenti e perse anche lui il suo fascino.
Tutte queste storie hanno in comune l'innocenza. Poi arrivò quello che è diventato mio marito e il padre di Ester. Fine dell'innocenza. Fine della storia. Ciao.

2.8.17

37 anni fa

Quando arriva il 2 di agosto a me prende sempre una cosa tra il cuore e la pancia, mi cala la tristezza sugli occhi e sulle spalle. Quando arriva questo giorno, ogni anno, ripenso agli esami dell'università appena finiti, a quella casa che guardava a nord e sulla caserma. Ripenso alla mia infanzia, al caldo del cimitero e al marmo rovente. 
Ciao, angelo mio. Ciao, Flavia

1.8.17

Mio fratello rincorre i dinosauri: Storia mia e di Giovanni che ha un cromosoma in più (Giacomo Mazzariol)

È il momento migliore, quello: quando hai il pacchetto tra le mani e non l’hai ancora aperto. In quell'istante tutto è possibile. Una volta che lo apri, be’, il contenuto è quello che è: se ti piace bene, se non ti piace pazienza. Ma quando ce l’hai tra le mani, il pacchetto, e lo tocchi, e lo soppesi, e cerchi di capire cosa contiene (e non lo sai), ecco: che meraviglia! Certe volte viene da pensare che è quasi meglio non aprirli, i pacchetti. Che è meglio continuare a sognarci sopra.
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nella vita ci sono cose che si possono governare, altre che bisogna prendere come vengono. È talmente piú grande di noi, la vita. È complessa, ed è misteriosa…– Mentre lo diceva aveva gli occhi che luccicavano: lei ha sempre questi occhi pieni di stelle quando parla della vita, anche oggi.– L’unica cosa che si può sempre scegliere è amare,– disse.– Amare senza condizioni.
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Aveva paura di tantissime cose, lui. Di Babbo Natale, per esempio. Lo so, la domanda è: come si fa ad avere paura di Babbo Natale? Io, tanto per dirne una, intorno agli undici, dodici anni, a Babbo Natale ci credevo ancora. Nel senso che se avessi trovato la letterina indirizzata a Babbo Natale nelle mani della mamma, come tanti affermavano di aver visto, con tutta probabilità, piuttosto che smettere di credere a lui, avrei smesso di credere all'esistenza della mamma.
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A volte immagino quanti pensieri abbiano riempito di nuvole la mente dei nostri genitori, in questi anni. Ma se quelle nuvole portavano pioggia, be’, noi non lo abbiamo mai saputo: a noi non ne arrivava neppure una goccia. Mamma e papà si sono sempre beccati la pioggia al posto nostro.
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Mi resi conto, quel giorno, che da troppo tempo avevo smesso di farmi domande. E che avevo smesso di farmi domande per paura delle risposte. Il mio equilibrio si basava sul non chiedere e sul non sapere. Sul non pensare.
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Gio creava mondi. Ognuno di noi camminava con lui lungo una strada personale. E la cosa pazzesca era che riusciva a essere diverso con tutti, ma sempre sé stesso. Non era matematica, Gio, che una volta trovata la soluzione è sufficiente replicare i passaggi per ottenere sempre lo stesso risultato. No, lui era piú basket, dove, se una volta hai fatto canestro, poi non basta che replichi il movimento per riuscirci di nuovo. Mi convinsi che dovevo trovare il mio modo personalissimo di fare canestro.
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Era bello gironzolare cosí, senza meta; se giri senza sapere dove vai non corri mai il rischio di perderti.
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Consideravo le ragazze che ascoltavano Rihanna o Taio Cruz tutte uguali. Per me erano superficiali, si alzavano alle 6.45, adoravano i gatti ed erano vegane. Una cosa del genere.
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Nella zona l’ottanta per cento dei turisti era tedesco. È lí che ho imparato a dire Die Katze in der Kühl, il gatto in un luogo freddo, e Meine Kuli ist rot, la penna è rossa. I tedeschi. Gente interessante.
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Cominciai a ringraziare Dio di non avermi fatto cosí, come quelli che mi offendevano. A loro è andata peggio: sono nati senza cuore. Arrivai persino a ringraziarlo per quel cromosoma in piú.
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In ogni caso, ciò che piú mi rimase impresso, di quell’episodio, fu il potere straordinario, salvifico, dell’ironia. Questo avrei tenuto a mente, se avessi mai deciso di fare il mio tutorial: usare l’ironia. Con affetto. Smontando l’offesa, permettendo alla persona in questione di capire che la diversità fa parte della vita, e che abbiamo tutti qualche sindrome..

27.7.17

Un po' di cose veloci

Scrivo qui ma anche altrove, dove non ho un volto, un indirizzo e un pubblico. Quindi ci sono anche se non ci sono.

Ho eliminato definitivamente i miei account social ingombranti, ora ho un sacco di spazio in più per le scarpe.

Apprezzo chi cerca di mantenermi nella sua vita nonostante una bimba piccolissima.

Odio trovarmi a tavola con persone e scoprire sul momento la loro situazione sentimentale aggiornata. Tizio 1 si molla da Tizia 2 e "ma come non lo sapevi?". Tizia 3 trova un nuovo manico, che chiameremo "Tizio 4", molto giovane e tanto barbuto e "ma come non lo sapevi?"

Fatico a sopportare chi sfrutta ogni occasione per rifilarti un insegnamento di vita, gratuito ma non richiesto.