14.2.10

Falene


Non so come funzioni per ognuno, quale possa essere l’interruttore che accende la lampadina e comincia a far volare le falene dei pensieri. Per alcuni potrebbe essere una montagna, per altri il cielo con le nuvole, un soffitto bianco, una foto, una musica, un odore. Per me molto spesso è il mare. Sarà perché lo porto con me dalla nascita. Per la gente di mare è normale sentire il suo bisogno , cercarlo dentro, ritrovarlo. La catarsi dell’acqua, lasciare fluire i pensieri in un fiume che trova la sua foce dolcemente nella vastità. Mi trovo ipnotizzata dal gioco delle onde e mi rendo consapevole del cambiamento avvenuto: ho ricominciato a pensare.
Per anni la mente l’ho tenuta impegnata con esami, scadenze da sostenere. Poi il passaggio tragico alla vita reale; devi rendere conto a te stesso e non più ai genitori che ti hanno tenuto sotto l’ala protettiva.
Anni in farmacia ad imparare i colori di quelle scatolette, riuscire a pronunciare i nomi di farmaci nati dalla mente astrusa di qualche genio del marketing. Momenti in cui ti è stata inculcata l’arte di adulazione del cliente, la spicciola prostituzione verbale.
Poi, tac, cambio scena. Catapultata a Milano e il tuo pane quotidiano diventa l’analisi chimica, fatta di un linguaggio tecnico ancora più difficile. I tuoi amici diventano quelle macchine chiamate HPLC, IR, UV e GC. Pianti dietro a colonne sputtanate, picchi cromatografici che non tornano mai, check valve intasate, vials da riempire e da svuotare, tamponi, pH, dissolution, corse per i corridoi, mani rovinate dai guanti in lattice, occhi che bruciano per il ritmo sincopato. I solventi che scorrono a fiumi, respiri l’odore dolciastro del metanolo e ti dici che prima o poi ci perderai la vista se qualcosa non cambierà.
Un giorno ti svegli ed improvvisamente l’andatura è diminuita per incanto, come se una strega avesse fatto uno dei suoi sortilegi. Lavori con calma, quasi non fai più nulla e nessuno ti chiede di rendere conto. Bellissimo e spiazzante per chi vive con il motore sempre su di giri.
Dopo un tempo indefinito sono tornata a riflettere, ma in maniera differente. Ho ritrovato la mia vena sarcastica, ho svelato quella poetica che credevo appartenesse solo alle creature diafane e fragili.
Continuo a fare una confusione imbarazzante, ma pian piano mi sto scoprendo diversa , sto rispolverando quella grinta che avevo deposto in alto, sopra ad un armadio.
Questa Sara che si sta reinventando mi piace
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