22.2.10

Il Volo


Perché rimanere ancorati a terra è così difficile? Eppure dovrebbe essere talmente naturale quando già ci pensano la gravità, la quotidianità, i macigni dei pensieri.
5 anni, salto gli scalini di casa, prima uno, poi due, tre, quattro. Dolore alle caviglie crescente.
8 anni, salgo sulla bicicletta dell’amichetto di quartiere. Cado e l’asfalto si attacca alle ginocchia.
16 anni, lascio provare il mio motorino a Lucia. Lei inesperta, io rotolo sul prato.
23 anni, tuffo da 14 metri in una pozza di un fiume. Istanti interminabili, perdo la concentrazione e prendo a schiaffoni il pelo dell’acqua. Dolore, febbre, lividi e grazie a Dio ancora le ossa intere.
Sappiamo tutti come finisce: più alto è il salto, più impegnativo il volo, più grande la sfida e più dolorosa e rovinosa sarà la caduta.
Non so se chiamarle cadute o semplicemente “istintiva voglia di volare”.
Sarà l’incoscienza, il desiderio di sognare, il voler provare un brivido o solo sentire questo corpo vivo. Sarà tutto questo insieme, ma poter staccare i piedi da terra per brevi momenti, assaporare la vertigine del vuoto, ci fa assomigliare ad angeli fuori dal tempo.

Guardati un attimo dentro.
Se volare è ciò a cui aneli, puoi metterci la saggezza, la testa e tutti i freni che vuoi, ma alla fine asseconderai quell’istinto e ti lancerai.

1 commento:

  1. Luis Sepulveda mi ha insegnato che "vola solo chi non ha paura"...

    "Ora volerai, Fortunata. Respira. Senti la pioggia. È acqua. Nella tua vita avrai molti motivi per essere felice, uno di questi si chiama acqua, un altro si chiama vento, un altro ancora si chiama sole ed arriva sempre come ricompensa dopo la pioggia. Apri le ali...
    ... Ora volerai. Il cielo sarà tutto tuo."

    La gabbianella ed il gatto che le insegnò a volare.

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