24.3.10

Carta






Immagini sparse che si rincorrono, musica nelle orecchie per distrarre questa mente troppo attiva. Fossi nata con meno pretese mi sarei accontentata di rimanere nella mia città d’origine, dove basta una bicicletta e cinque minuti di orologio per attraversarla. Una casa pronta da sistemare per un futuro già scritto, un marito, un lavoro tranquillo e magari un paio di figli.
Sono sabotatrice, troppo volubile e caparbia. Quello che voglio me lo prendo senza tanti giri di parole. Diretta e lanciata come un proiettile sparato nel tronco di un albero. Sentimenti sedati dal lavoro, dallo sport, dal social network, dagli amici, dalle abitudini. Ma questo non basta mai, mi manca sempre qualcosa, la coperta è sempre troppo corta ed i piedi rimangono sempre fuori, e che odio i piedi scoperti.
Ci deve essere sempre qualcosa da raggiungere, un obiettivo. Una fantasia sino a poco tempo fa era sufficiente a soddisfare questa testolina, ora non più. E mi chiedo quale ingranaggio sia saltato all’improvviso, da dove sia nato questo bisogno di sciorinare tutto quello che mi passa nella mente. Non lo nascondo, rimango ore a piangere, aggrappandomi a tutte le persone che mi lanciano il loro aiuto. Mi ripetono tutte le stesse cose. Ce ne fosse una che mi dicesse quello che voglio io. Io non vi merito, sono noiosa, ormai parlo sempre delle stesse cose, sono ripetitiva e poco originale.
Mi sento chiusa in una palla di vetro con una tempesta in atto. Sono come un violino, le mie corde sono state strapazzate con noncuranza da un musicista inesperto. La melodia che ne esce non è ancora affatto buona. Bisogna lavorarci. Ma io ho sempre meno forza e comincio a dare un aspetto a questo male, si disegnano smorfie di repulsione sul viso.
Ho visto solamente la faccia scura di questa Luna, e non è giusto. Ho lottato con tutte le forze, ma rimango immobile in mezzo a questo vortice, nell’unico metro quadro dove tutto è fissità. Intanto il mondo gira e io, ferma al punto di partenza, con piedi e gambe piantate nella terra, con le palpebre sempre più pesanti, incapace di scrutare il cielo e l’orizzonte.
Non ero così, una volta ero sorriso, energia e allegria, occhi grandi come mondo. Mi sono fatta carico di pesi troppo pesanti e ingombranti per le mie spalle, ed ora non mi sorreggo più. La gente uccide con l’egoismo.
L’errore che facciamo tutti è di credere di poter possedere qualcuno, quanto di più sbagliato. Non siamo proprietà di nessuno. Con questa convinzione non possiamo essere tanto stupidi da credere che l’altra persona possa essere trattata come un capriccio, come un foglio che viene accartocciato prima e l’istante dopo viene raccolto dal bidone e disteso.
Vedo quelle pieghe indelebili sul quel foglio e non se ne andranno mai.
Odio dover scrivere solo di me e di argomenti così tristi.


Giuro, tornerò stella che brilla.



4 commenti:

  1. la cosa del foglio e' geniale :)

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  2. Solo chi ha conosciuto il buio può brillare veramente!!!

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  3. Di certo c'è che ho trovato due stelline che mi illuminano con la loro presenza. Grazie! Vi voglio bene!

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  4. Cara Sara ti conosco da quando tu eri una stella che brilla e mi rattrista molto, leggere questa sera tanta amarezza e dolore nel tuo cuore. Non so esattamente come siano andate le cose, cosa sia accaduto che sembra ti abbia destato da un lungo "torpore" ma la vita a volte è inaspettata... scopriamo cose nuove, o semplicemente vediamo cose da una nuova prospettiva..... Quello però, che ci dà la forza di andare avanti con serenità, nella gioia e nel dolore è qualcosa che viene da dentro e che ci aiuta a essere veramente noi stessi.Pensa che dopo una lunga salita c'è spesso una discesa ristoratrice e che la quiete giunge sempre dopo la tempesta! Non chinare la testa, ma scorgi con entusiasmo la Sara di un tempo perchè non è mai scomparsa..per tua nuova ogni età rinasce una nuova parte di te, il segreto è quello far confluire l'armonia tra i nuovi e vecchi desideri....... " forza e coraggio non li trovi fuori da te ma solo cercando dentro il tuo essere" un abbraccio

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