23.3.10

Rabbia

Rabbia, rabbia, rabbia.
Rabbia per me, per gli altri, per la vita storta, per ogni cosa.
Ci sono giorni che provare rabbia diventa una consolazione, un speranza di riuscita da questo periodo in cui l'umore sale un attimo sul calcinculo, e subito dopo vuole andare a farsi un giro sulle montagne russe.
In rabbialand in certi momenti ci sto divinamente.
Tranquilla io? Ma per favore, che sciocchezza! Chi mi conosce, chi mi ha visto quando la famosa vena si chiude lo sa bene: la lingua diventa una mitragliatrice sparacattiverie, salvo poi pentirmene l'attimo seguente, gli occhi si iniettano veramente di sangue facendomi assomigliare una fiera paurosa.
Sono mesi in cui non riesco a sentire una sana rabbia duratura. E' un discorso paradossale, ma prova a passare un periodo infinitamente lungo nella tristezza, smarrimento, depressione e brevissimi attimi di felicità. Allora ti renderesti conto che la rabbia è qualcosa di attivo e propositivo, che ti tiene vivo.
Ho bisogno di quel mix di stress e adrenalina in grado di mettere in moto i meccanismi arrugginiti della mia vitalità. Non prendiamoci in giro, quella fiammella è sempre più debole.

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