7.4.10

Io donna

Io Sara, in quanto essere scellerato, non posso fare a meno di ricordare una tortura moderna a cui mi sono sottoposta ben due anni fa: la ricostruzione delle unghie.
La donna non si sente degna di essere chiamata tale se non si arrende ad una serie infinita di barbarie estetiche, allo scopo di migliorare se stesse, piacere ad un'altra persona, o, semplicemente, per seguire una moda del momento.
Non bastava la depilazione delle sopracciglia, baffi e basette; la strizzatura di punti neri seguita da impacco superidratante al cartongesso. Ci voleva anche il peeling al corpo, dove vieni scartavetrato al fine di avere una pelle luminosa in vista di una futura abbronzatura, sempre che rimanga del derma attaccato e non ti faccia sembrare uscito dal reparto grandi ustionati. Non dimentichiamo le dolorosissime depilazioni inguinali, in tutte le varianti, dal guanto di pelliccia allo sphynx. Espiazioni moderne a colpe inconfessate, quelle che un tempo un frate avrebbe risolto con una stretta in più ai venti giri di cilicio alla gamba.
Dopo aver superato tutti i gironi infernali arriva pure quello della ricostruzione unghie. La peggiore, perchè è una via senza ritorno. La imbocchi e se non hai sufficiente animo saldo non riuscirai più a farne meno. Un'esperienza che se non hai provato sei bollata come la più sfigata di questo porco mondo fetente.
Il mio primo tentativo risale appunto a due anni fa. Trasferta di lavoro in Brasile. Mi affido ad una certa Mariana, fidanzata di fortuna di Thales, manzo brasiliano amante della passeggiata scalza per le vie di Santos con boxerino leopardato. Attimo di raccoglimento, brivido, ok, riprendo.
Prova a spiegare cosa vuoi fare ad una brasiliana che non spiccica nemmeno un vocabolo inglese, provi con l'italiano e non va meglio. Prima tento di far capire a gesti alla gnocca esagerata con cervello di cheratina che cosa sia la ricostruzione. Ovviamente, lei non capisce. Quindi mi porta nel centro estetico più figoso di Campinas. Cominciamo bene. In men che non si dica vengo presa d'assalto da due androidi, sbattuta su una poltrona e dopo un paio d'ore mi trovo attaccati con colla vinilica volgari pezzi di plastica, con tanto di smalto da battona.
Me ne ritorno in Italia. La mia estetista mi maledice in tutte le lingue conosciute e non, dicendomi di aver compiuto un abominio, che nemmeno Marilyn Manson avrebbe osato tanto. Mi appioppa un diluente dall'odore orribile e mi fa intendere che me le devo staccare a morsi quelle merde.
Allora mi faccio furba come una volpe e, in vista del matrimonio, decido di presentarmi da una professionista della ricostruzione.
Mi fa accomodare nel suo studiolo, guardo tutti gli attestati possibili immaginabili che ha conseguito. Tiro un sospitro di sollievo, sono al sicuro. Salvo poi trovarmi di fronte l'assistenze logorroica con zero esperienza. Ma porca vacca, che cavolo ho combinato in una vita passata per meritarmi tanto?
La ragazzotta in tunichetta comincia a limarmi la superficie delle unghie già martoriate, ne rimane un velo sottilissimo. Da lì capisco che la mia vita cambierà a breve, perchè d'ora in poi avrò movenze focomeliche. Mi mette un gel sopra e mi fa mettere le mani dentro ad un fornetto. Lei se ne va a chiamare chissà chi.
Questo gel malefico comincia a bruciare spaventosamente, ti contorci su quello sgabello traballante, ti viene da piangere. Maremma impestata, che male. Sale il prurito al naso e non ti puoi grattare. Cribbio, ma quella stronza dove è finita? Accidenti, ti scappa pure la pipì. Eccheccazzo, vibra pure il telefono.
Torna la sadica, ormai sono esanime. Riprende a limare, con un risultato osceno. Ritocco finale di queste zampe d'alce: un brillantino molto glamour sul pollice, il quale, poveretto, salterà alla prima occasione accompagnato da sonora bestemmia.
Queste unghie posticce sono una vera maledizione, anche la cosa più banale diventerà dannatamente complicata, come allacciare dei bottoni, cucinare, e diamine, persino lavorare. Ti sembrerà di essere impedita, e lo sei veramente. Quando scriverai alla tastiera produrrai un ticchettio simile ad un odiosissimo volpino scorazzante su parquet.
Dopo aver munificato la maledetta con una cifra variabile dagli 80 ai 150 eurini, ti convinci mentalmente che non sopporterai mai più un castigo simile. Qualcosa invece ti dice che non sarà così ed ogni mese ripeterai il pacchetto martirio.

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