21.4.10

Jay Kay


Odio i mestieri di casa, ma tant'è. Per stemperare ascolto un pò di musica e per le mani mi si attacca "A funk odissey" di Jamiroquai. Me lo ascolto in apnea mentre mi smazzo tra lavatrici a vari livelli. Carica, stendi, ritira e, Dio ti ringrazio, questo giro non devo stirare, ma riporre negli armadi l'Anapurna di due giorni prima. Tutto ciò per dire cosa? In un attimo mi sovvengono due immagini. Mannaggia, questo 2003 torna sempre all'attacco.

1) Caduta da impeccabile imbranata dalla seggiovia, a seguire rottura dei legamenti per lussazione della spalla. Sottofondo: Love foolosophy. E chapeau per il gioco di parole!

2) La sottoscritta, tirata da gara: toppettino, pantalone a vita bassissima e taccata. Sì, tanto tacco. Tiè, una pertica giunonica! Non ho le foto, giuro che è tutto vero, con tanto di testimoni.
Io, romagnola atipica che odia discoteche e tutto il rumore legato alla vita notturna, trascinata al Paradiso. E siori e siore, ecco chi ti incontro ad due metri, e sottolineo d-u-e metri: Jason Kay, front man di Jamiroquai. Tanto nano per quanto bravo.
"Oh guarda il ferrarino parcheggiato all'ingresso. Dato che c'era si poteva fermare sulla guardarobiera!"
"Toh, quello assomiglia moltissimo a Jay Kay!"
"Sara, sveglia eh! Chi mai potrebbe essere altrimenti quel pataca con le piume in testa che si struscia le cubiste?!"
Ecco, va. Cambiamo CD.


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