4.4.10

La Rossa


Fianchi sinuosi e morbidi, abbraccio generoso e avvolgente, voluttuosità del profilo. La Romagna è una gran bella donna, lo dico con sincerità d'animo e senza invidia.
Questa terra è una scoperta, sempre uguale, sempre da afferrare nel suo caleidoscopio di prospettive. Per me, il modo più congeniale per svelarla è in moto. L'unica via di perdermi nell'infinito delle sue forme.
Il rito di ogni volta: controllatina alle ruote e alla catena, indossare la giacca con le protezioni, i guanti e il casco lucidato per l'occasione.
"Ci sei?" "Ok!"
Visiera abbassata e si parte con la Rossa. Noi la chiamiamo anche Banditona: un Suzuki Bandit 600 che si fa ancora rispettare. Di strade ne ha viste e ne farà.
Mi considero motociclista, pur non avendo la patente. Non fosse per la paura da coniglio che ho di tirarmi addosso alla prima curva quel ferro di due quintali.
E' arduo spiegare cosa voglia dire andare in moto a chi non ci è mai salito sopra. Non è un semplice mezzo di trasporto a due ruote, è tanto di più. E' un modo di essere, è fuga, libertà, passione, divertimento, meditazione. E' frastuono che ti dà silenzio.
Stare per ore con la testa dentro al casco, seduti per centinaia di chilometri con il vento contro, che ti asciuga le labbra e l'anima, e ti porta via le scorie dei pensieri. L'odore della strada che ti rimane attaccato ai vestiti e ai capelli, troppo buono ed evocativo di mille percorsi.
La lancetta schizza veloce sul fondo scala, il motore ruggisce, marce in rapida successione, respiro compresso nella corazza difensiva. Nell'accelerazione si sprigiona tutta la voglia di percepire, di assaporare quella stimolazione che solo quell'animale ti sa dare.
I motociclisti sono una razza strana e meravigliosa, nonostante non ci si conosca, le differenze non esistono, si salutano, ridono, scherzano, si aiutano come fossero vecchi compagni di scuola.
La moto è sopratutto viaggio. La metafora della vita. C'è la strada maestra, quella dritta e veloce; c'è quella tortuosa, con le curve aperte dove pieghi senza pietà; oppure quelle chiuse da tremare e badi solo ad impostare la traiettoria giusta.
Ci sono strade da accarezzare, ci sono strade da dimenticare. Ci sono le soste e ci sono, purtroppo, le cadute.
E arriva anche il momento in cui devi inchinarti a qualcosa di più grande di te. Quando si scatena la forza della Natura, ti devi fermare un attimo e sperare che passi al più presto. Poi ripartirai, ma questo ti avrà fatto capire i tuoi limiti. Che soddisfazione arrivare alla meta!
Chi va in moto, come chi va nella vita, sa già che prima o poi cadrà e si rialzerà.



2 commenti:

  1. Chi va piano va sano e va lontano. Io? I skydive

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  2. Tu dovrai spiegarmi il vivere la verticalità; cosa voglia dire aprire il portello ed entrare nel cielo. Bacione, Rizzulin!

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