1.11.10

Bruma


Tanto tanto tempo fa, mia madre e mia nonna inforcavano pesantisime e sgangherate biciclette, percorrevano i chilometri che separano Rimini da Cesena, su strade sterrate con nebbia e pioggia.
Si recavano dai nostri parenti e trascorrevano qualche giorno per fare la visita degli infiniti cimiteri della zona. Erano giorni di festa, ma di quella autentica, del piacere di ritrovarsi attorno alla stessa tavola, per condividere l'affetto e la vita di campagna. Poi, il 3 novembre, le due donne riprendevano il loro mezzo di trasporto e se tornavano a casa. Questa era la loro vacanza, i cimiteri, solo il pretesto.
Con il tempo le cose sono migliorate. Arrivò mio padre, mio fratello, ed infine io. Questa volta c'era l'auto a portarci, su strade comodamente asfaltate, a condividere in maniera rinnovata la stessa magia con una famiglia diventata ancora più numerosa. Tre giorni trascorsi a parlare in dialetto, mangiando melagrane ridendo attorno al camino, dormendo in quattro in letti alti e pesanti. Ovviamente il numero di cimiteri di campagna da visitare era sempre incredibilmente alto. E chissà perchè ci trovavi sempre qualcuno per farci due chiacchiere.
I vecchi sono morti ed i giovani si sono persi facendo altro, nemmeno Novembre ha più lo stesso aspetto e austerità di una volta. Oggi ci siamo solo io e mia madre, in un tour velocissimo di un paio di ore, saluto mio nonno e mio cugino che riposano nella bruma dei campi.
Torno a casa tentando di ricacciare quel senso di tristezza tra lo stomaco e lo sterno, dell'inevitabile mutamento delle cose, di quelle meravigliose.

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