24.12.10

Sottile


Sdraiata, esausta, con il calore del notebook sulle gambe. Quella dolce sensazione di stanchezza che mi fascia le caviglie. Il viaggio, lasciare casa e tornare dalla famiglia, rivedere posti e persone che non vorrei cambiassero mai . Tutta questa frenesia che finirà fra un paio di ore, e allora tutto il mondo si tranquilizzerà un attimo.
Eppure Natale mi mette sempre un velo di malinconia sulle spalle. Passo costantemente dal fragore al ronzio del silenzio, cerco quello spazio sottile dove non si riesce a pensare. Vorrei spegnere il cervello per almeno qualche ora. Lo so, dovrei cercare di essere sempre migliore, imparare dal tutto, ma il veleno è comunque in circolo, perchè ormai parte del mio sistema immunitario.
Nonostante possa essere prolissa, sbavante parole da ogni mia ghiandola, io a Natale non riesco a fare auguri, nemmeno sono capace di scrivere quei bigliettini che mi fa tanto piacere ricevere.
Allora dai, mi impegno un attimo.
A Giuseppe, perchè il solo esistere e averlo a fianco sono i doni più grandi della vita.
A mia madre, specchio e luce nei miei errori.
A Graziana, tarlo dei miei ragionamenti.
A Stefano, affetto interstiziale.
Grazie di essere parte di me, senza di voi non camminerei, non potrei abbracciare, non potrei sorridere e guardare i sogni ancora con gli occhi di bambina.
Vi auguro una strada in discesa, felicità sorprendente e entusiasmo allo spasimo.
Buon Natale.

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