15.3.11

Scarpe


Nelle scarpe ci sono nata, nelle scarpe ho mosso i miei primi passi. Non è una metafora, è successo seriamente.
Mia madre ha fatto tanti di quei sacrifici che il mio trasferimento a Milano a confronto sembrerebbe una scampagnata. Ha cominciato a lavorare da piccolissima, quando era normale parcheggiare in fabbrica una bambina a dieci anni.
Sergio Rossi e Bruno Magli sono alcuni dei grandi per cui ha collaborato.
La Natura le ha concesso un piedino piccino piccino, un 36, così ha sempre avuto scarpe bellissime, le stesse che aveva modellato con le sue mani.
Se è vero che nei primi anni di vita la memoria è una spugna, ho un ricordo fortissimo di tutti i passaggi, odori e rumori.
Osservavo tutta la sequenza che avrebbe portato alla creazione di scarpe destinate ad essere indossate da ogni donna: dalla pelle sarebbe stata tagliata la tomaia con un trincetto; i bordi sarebbero stati assotigliati con una scarnitrice, vi avrebbe applicato la basilea, il mastice ed infine li avrebbe ripiegati su stessi con colpi di martello. Come ultimo passo avrebbe cucito il tutto, portando a compimento solo una parte di quello che precede il completamento della calzatura.
Ma non solo per questo adoro le scarpe, sono pur sempre femmina.

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