12.4.11

Elaborazione del lutto, secondo me

Oggi mi raccoglierò nell'angolo di una riflessione psicologica. Di psicologia non me ne intendo una beata fava, ma una certa signora Elisabeth Kübler Ross, che ne sapeva qualcosina in più sicuramente, ha concettualizzato una teoria interessantissima: elaborazione del lutto. Teoria che, a mio modesta interpretazione, potrebbe essere applicata non solo ad una malattia terminale o alla morte di una persona cara, ma anche ad altre faccende. Ho provato ad associarla ai giorni lavorativi della settimana, ma non funziona un granchè, allo sbeccamento di un'unghia ricostruita, al contenuto del frigorifero, alla fine di una serie televisiva (a Beautiful non è possibile perchè pare infinito senza scusanti), etc etc etc. Questo processo consta di cinque fasi: negazione, rabbia, contrattazione, depressione, accettazione.

Prendiamo un caso pratico, supponiamo che il tuo migliore amico si sia comportato, per motivi a te ancora non noti, un pochetto da essetierreoennezetao; allora tu gliel'hai fatto notare dicendogli blablabla, e lui ti ha risposto con un blablabla molto brutto che non ti vuole più blablablare. Allora tu cosa fai? Ci rimani molto male, ma così male, che ci stai di merda (ops, una parolaccia!). Ti tocca fare i conti con un processo di elaborazione del lutto, perché stocasticamente parlando ti vuole per sempre fuori dalle palle. Allora analizziamo passo per passo (fonte wikipedia, come siamo colti e raffinati, eh!)

- NEGAZIONE: "La fase è caratterizzata dal fatto che il paziente, usando come meccanismo di difesa il rigetto dell'esame di realtà, ritiene impossibile di avere proprio quella malattia", il che tradotto in gergo comune si esemplifica come segue: "Nomacheffaidavvero? Dai non dire cazzate, ma sei dissociato? Voglio dire, a volte ci sono andata giù peggio e ora ti incazzi come una iena? Ripeto, ma fai davvero? Non dai, non ci credo, mi stai a piglià per il culo!"

- RABBIA: "Dopo la negazione iniziano a manifestarsi emozioni forti quali rabbia e paura, che esplodono in tutte le direzioni, investendo i familiari, il personale ospedaliero, Dio. (...) Rappresenta un momento critico che può essere sia il momento di massima richiesta di aiuto, ma anche il momento del rifiuto, della chiusura e del ritiro in sé." In questo caso la teoria va un attimo riadattata, nel senso : "Ma come cazzo sei messo? Dovrei essere incazzata io che prima di arrivare a questo mi hai trattato come una pezza da piede! Sei incazzato tu? Ma vaffanculova!". E via dicendo tutto il copione da scaricatore di porto.

- CONTRATTAZIONE: "In questa fase la persona inizia a verificare cosa è in grado di fare, ed in quale progetti può investire la speranza, iniziando una specie di negoziato, che a seconda dei valori personali, può essere instaurato sia con le persone che costituiscono la sfera relazione del paziente, sia con le figure religiose. (...) In questa fase, la persona riprende il controllo della propria vita, e cerca di riparare il riparabile." Il che vuole dire "Dai, magari gli scrivo una mail, così gli chiedo come sta. Quasi quasi prendo la palla al balzo e gli faccio gli auguri per Pasqua, oppure gli chiedo che tempo fa lì, che marca di ammorbindente usa. Se facciamo pace, vado ad accendere un cero grosso come una sequoia, e smetto di bestemmiare, e magari vado a correre tre volte a settimana, e poi comincio ad abbinare lo smalto dei piedi a quello delle mani, e mi prometto di spazzolare la gatta tutti i giorni, e non mangio più cioccolata, etc etc etc."

- DEPRESSIONE: "Rappresenta un momento nel quale il paziente inizia a prendere consapevolezza delle perdite che sta subendo o che sta per subire e di solito si manifesta quando la malattia progredisce ed il livello di sofferenza aumenta. (...) per cui la negazione e la rabbia vengono sostituite da un forte senso di sconfitta." E boh, qui non lo so, è la fase più dura e lunga, ci sguazzo da più di un anno.

- ACCETTAZIONE: "Quando il paziente ha avuto modo di elaborare quanto sta succedendo intorno a lui, arriva ad un’accettazione della propria condizione ed a una consapevolezza di quanto sta per accadere; (...) La fase dell’accettazione non coincide necessariamente con lo stadio terminale della malattia o con la fase pre-morte, momenti in cui i pazienti possono comunque sperimentare diniego, ribellione o depressione." Insomma, tocca farsene una ragione e basta, ci si perde oppure ci si ritrova. Si capisce se la persona ci è stata messa di fianco per accompagnarci per un pezzo di strada o per tutto il tragitto. In ogni caso ci sarà senso di gratitudine e con il tempo i lati negativi si smarriranno e rimarranno vivi solo i momenti più belli.

Però vaffanculo, eh! Non te che leggi, ma lo dico a me stessa.

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