12.9.11

Il mio 11.09.01


Ieri ho chiuso il mondo fuori, l'ho confinato dentro a semplici telefoni spenti. Ho indossato un abito di indolenzimenti e mi sono vissuta le persone, quelle reali. Sarebbe potuto ancora cadere il mondo, come dieci anni fa, e non mi avrebbe toccato.
Quel giorno disgraziato lo ricordo benissimo: scavalcai inavvertitamente il recinto di un'amicizia, di quelle che hanno come peculiarità l'essere esclusive; fui scacciata in malo modo, manco fossimo state bambine della scuola materna, ma tant'è.
Oggi quella gente l'ho persa di vista quasi del tutto; nel frattempo ho fatto passi da gigante e cadute fragorose. Sono ancora in piedi, zoppicante e acciaccata, solo più cinica e diffidente.
Non vorrei più affezionarmi alle persone, perché, presto o tardi, mi deluderanno in maniera automatica. Lo sbaglio è mio: chiedo troppo e pretendo l'impossibile. E' pur vero che per me sarà altrettanto impossibile fare a meno degli altri: io da sola non ci so vivere.

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