10.12.11

La sottile linea verde


Alla fine a Firenze ci sono stata, ho ritirato quel benedetto pettorale e alla partenza c'ero anch'io. Mi sono detta che tanto mi sarei potuta fermare ovunque e mi avrebbero portato indietro quando avrei deciso io; ché sarebbe stato un peccato non godere di quello spettacolo dove tutta la gente è accomunata da una stessa passione, un  po' come andare allo stadio o a un concerto:
Poi è successo l'inaspettato: ho cominciato a macinare strada su strada, lentamente ma in maniera costante, tanto che sarebbe stato un peccato mollare, ogni passo in più era comunque qualcosa di portato a casa.
A Firenze c'era quella linea verde tracciata sull'asfalto, sottile e leggera.
A Firenze c'erano migliaia di storie in atto contemporaneamente.
A Firenze c'erano le persone, quelle vere, che quando soffrono perdono la maschera e le vedi come sono, autentiche e fragili, tutte piccole e ma ognuna con la voglia di farcela e arrivare in fondo per sentirsi eroi per un giorno. 
A Firenze c'erano i miei compagni di viaggio, quelli delle cinque ore, chi con un rene e basta, con la bronchite, il tizio con la bimba spastica che mi cantava "e non ci lasceremo mai"; c'erano i francesi travestiti da donna, i nobili della signoria e le giapponesi con tulle e un papero di peluches sul capo. C'era Piero, l'angelo che mi ha accompagnato dal 38° a 40° chilometro, quando la testa urlava "basta!" al corpo.
E poi c'era sempre lei, per tutti i 42,195 Km, quella sottile linea verde che ho seguito come le molliche di Pollicino per arrivare al traguardo.
Sono passate due settimane esatte per riuscire a buttare giù due righe e tornare a correre da quel 27 Novembre, per non dimenticare quanto il cuore mi sia scoppiato dalla gioia e quanto mi sia sentita vuota in seguito.

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