18.2.12

Wunderbar Berlin #2




Pregi e difetti percorrono lo stesso confine; potrebbe succedere infatti che una virtù, se portata all'eccesso, si trasformi facilmente in una pecca. Sia ben chiaro che questa dissertazione nasce da appena tre giorni di permanenza in suolo germanico, quindi dalla semplice analisi di somiglianze per quanto concerne cucina, frequentazione di locali, mezzi e vita d'albergo. Infatti se da un lato viene da lodare il pragmatismo dei tedeschi, dall'altro é poi facile cadere nella critica per quanto sia esasperato in ogni loro lato della vita quotidiana.
Bene, spiego meglio facendo qualche esempio idiota.
1) Rifacimento del letto: piumone piegato in due e sbattuto sul materasso. Da un lato risolve l'annoso problema di lasciare una stanza nel più classico stile "oddio, siamo in piano evacuazione e dobbiamo scappare"; dall'altro ti lascia prima scoperto i piedi, oppure le spalle, e cheppalle, umpf.
2) Moda. Non perdiamoci nemmeno troppo tempo. Se la regola é essere sempre e solo comodi, poi non c'è da meravigliarsi che non siano maestri di stile.
3) Cucina. Ci siamo trovati a cenare in un ristorante imboscatissimo tra i palazzoni dell'ex parte sovietica, quindi sai che belli. E' ben recensito su trip advisor, é caratteristico quanto basta, frequentato da sola gente del posto; insomma ha tutte le carte in regola per una buona riuscita. Peccato che il menù sia rigorosamente in tedesco, ergo incomprensibile da quella gran capra che sono, ma alla fine ci si riesce sempre a spiegarsi quando é ora de magnà.
Qui capisci che il tedesco, al pari della fighetta perennemente a dieta, non mangia, semmai si nutre. Ecco che allora ti arriva un mezzo pollo arrosto, triste e solo con una fetta di pane nel piatto. Che ne so, qualche contorno, verdura, o semplice guarnizione? Niente, nemmeno le posate. Belli miei, qui si usano le mani per strappare ala e coscia, per ridurre in brandelli il resto della carne, e i denti per rosicchiare le ossa, e burp. Poi giù di birra, glu glu

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