3.3.12

Figlioccio mio


A volte capita di espletare il compito di zio, e, seppur in maniera più unica che rara, di dover interpretare la parte del padrino di un nipote cresimando. Io non me lo ricordo bene quando è successo a me, ma ora ci sono un sacco di appuntamenti da seguire, e c'è il parroco di questa chiesa di Riccione che esige un incontro obbligatorio con i padrini e i genitori. Bada bene, che nel caso non fosse stato possibile partecipare a questo evento unico e irripetibile, sarebbe stata sufficiente una dichiarazione da parte del prete della parrocchia di appartenenza. Già, ma chi ce l'ha? Io no. Lasciamo perdere. Il caso vuole che l'incontro sia coinciso con il nostro ritorno a casa da ormai due mesi, e quindi è andata di culo stavolta.

Bene, la mia faccia durante la serata doveva sembrare un misto tra quella di un WTF e quella di Homer Simpson quando pensa alle ciambelle. Meh. In realtà, credo di avere un problema ancor più complesso, non una sorta di deficit dell'attenzione, ma una forma di contemplazione estatica dell'abitante riccionese. Mai vista una così alta concentrazione di caghetti cacacazzo nella stessa stanza, di cinquantenni che perseverano nell'abbigliamento adolescenziale, di ragazzini wannabehipster, di bocce rifatte e labbra gonfiate ipertatuate; il tutto infarcito di appetitosi FILF in tiro per la disco, aifono accessoriati e intenti a whatsappare o viberare chissaccheminchia  durante le barbaletture e il predicozzo.

E mentre il prete la menava sul fatto che il padrino non è scelto dai genitori del figlioccio, bensì da Dio personalmente, perché Lui vuole dirti chiaramente che devi prendere di nuovo in mano la tua fede; insomma, in quel preciso momento ho sentito puzza di fregatura.

Ora, non é che io sia bravissima con la religione, credo in Dio ma non pratico quasi per nulla, e il fatto di aver smesso di bestemmiare non mi eleva a santità. Purtroppo con me non attaccano più i discorsi che ti vogliono far credere che è Dio stesso a sceglierti e quindi il successivo tentativo di insinuare il sentimento di 'pentiti oh tu peccatore, ché se non lo ascolti finisci ad ardere le chiappe nel fuoco'.

Di cosa mi meraviglio, non sono forse le religioni ad essere state costruite sulle paure?

Ciò non toglie il fatto che al figlioccio non puoi mica dirgli come stanno le cose, anche se non sei un esempio devi sforzarti di diventarlo, in fondo gli vuoi bene.

Ecco, ora che scrivo mi è tornata in mente la parte più bella della preparazione a questo sacramento (lo é, giusto? 'mazza che gnuranta, manco ho la voglia di googlare). Non so se sia una pratica usuale, ma qua in Romagna usa un ritiro dei cresimandi. Altro non è che un mini campeggio di un paio di giorni, dove si prega 'na cifra tanto, impari a recitare il Credo e blablabla.

Ricordo che la notte era la parte più difficile da gestire, perché tutti questi cuccioli con il loro brulichio ne facevano fare sì di sacramenti, ma agli animatori. Per cui se si incazzavano, ti buttavano giù dal letto e ti portavano in pigiama a pascolare al buio finché la parola non veniva soppressa dalla stanchezza.

Ah, poi c'era Federica che dormiva di fianco a me, ogni cinque minuti era un 'Sara? Eh? Ma stai dormendo?'. Da strozzarla, a mani nude.

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