17.6.12

Io sono di legno (Giulia Carcasi)


La domenica per te è un avanzo di settimana, per me è una zingara che fruga tra scatoloni e panni usati, che cerca roba ancora buona in mezzo a quello che è stato buttato via. (p. 9)

Io non sono capace di perdonare, penso che quando cominci a perdonare e difficile smettere, è un vizio che rischia di farti passare per fesso. (cit. pp. 12-13)

Scrivere è qualcosa di intimo, più intimo del sesso, quello si fa uno incastrato nell'altro, si fa senza studiare il corpo che si ha di fronte, dentro. Scrivere è spogliarsi di fronte a qualcuno, lasciarsi guardare così, nudi e in piedi, pieni di difetti di carne. (cit. p. 14)

Io non credo alla fortuna e neanche ai sogni. Penso che il destino si fa i fatti suoi. (cit. p. 15)

Il destino non fa cenni: alza la mano e dà la risposta, non suggerisce. Le risposte le hai solo quando lui ha finito, sta andando a letto. Il destino, te ne accorgi che c'è quando guardi indietro, mai quando guardi avanti. (cit. p. 16)

Io la gelosia la sentivo nel midollo. Era una scarica di elettricità per le ossa. (cit. p. 37)

Nel cuore c'è spazio solo per una cosa: quando ci sta la paura non ci può stare la musica e quando ci sta la musica non ci può stare la paura. (cit. p. 40)

Lo faccio perché se scelgo storie senza senso, già frantumate in partenza, non c'è il rischio di vederle crollare, stanno già a terra. (cit. p. 57)

Ci sono poesie che andrebbero messe in tasca, per tirarle fuori quando servono. Ci sono poesie che andrebbero caricate come pistole, per premere il grilletto e ammazzare il dolore che, se rimane inspiegato, cresce. (cit. p. 66)

Il legno sembra fermo, ma è sottoposto a pressioni interne che lentamente lo spaccano. La ceramica si rompe, fa subito mostra dei suoi cocci rotti. Il legno no, finchè può nasconde, si lascia torturare ma non confessa. Io sono di legno. (cit. p. 77)

E invece sono solo una che si tuffa in un dolore diverso, così il proprio brucia di meno. [..] E mentre il cuore degli altri mi batte addosso, mi dimentico del mio, che è scarico di pile. (cit. p. 80)

[Giulia Carcasi - IO SONO DI LEGNO - Feltrinelli]

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