7.10.12

Namibia: Windhoek - Okahandja - Waterberg Plateau - Otjiwarongo

Un bel respiro e cominciamo con la narrazione del viaggio dall'inizio.

MERCOLEDI' 8 AGOSTO 2012
Vista la lista di sfighe che si sono avvicendate nei mesi passati, quasi non ci speravavamo di arrivare incolumi al giorno della partenza. Siamo in tre: io, martirio mio e il nostro amiciccino Davide.
Ci svegliamo di buonora, anche se caldo e agitazione ci hanno fatto dormire ben poco; Milano sembra essersi svuotata nonostante si dica in giro che tanta gente non sia andata in ferie quest'anno. 
Impieggiamo circa 24 ore prima di poter arrivare sul suolo namibiano; primo step è prendere l'aereo (11:45 - Lufthansa EN8184Y) che ci porta da Orio al Serio sino a Francoforte. Atterriamo rincoglioniti e con un'ascella già importante; essendo i voli operati da compagnie differenti, ci riappropriamo del nostro bagaglio che dovremo nuovamente imbarcare per la Namibia. Consiglio sempre di prendersi un discreto numero di ore per questa operazione, perché non si sa mai che si verifichino ritardi, oppure per trovare il desk del check in, che non è così automatico in aeroporti immensi come quello tedesco. 
Tra negozi, pranzo e spippolate sul telefono (wi-fi gratuita per 30 minuti per ogni numero di cellulare a disposizione) tiriamo fino alle 16:00, orario di apertura del desk di Air Namibia.
Mancano ancora quattro lunghe ore prima della partenza (20:15 - Air Namibia  SW0286), passiamo i controlli e un ci buttiamo stravaccati nella leisure zone per un po', quindi un girettino al duty free, e yawn che noia. Scopro cose imbarazzanti in vendita, tipo una cremina di Estee Lauder a 825 euro e un cellulare della Vertu a 8000 mila e passa euro. Finito di stupirmi, ci facciamo la prima birra come aperitivo (questa diventerà un'abitudine piacevole che ripeteremo tutti i giorni della vacanza), e poi finalmente ci imbarchiamo.
Air Namibia delude le mie aspettative, il velivolo è parecchio datato, con sedili stretti e malconci, intrattenimento di volo affidato ad un unico schermo, personale piuttosto scorbutico e cibo scadente. Poi mi rendo conto che la flotta è piccola, e se non ho inteso male, è costituita solo da una decina di aerei.

GIOVEDI' 9 AGOSTO 2012


Il volo dura una decina di ore prima di atterrare all'Aeroporto Internazionale Hosea Kutako di Windhoek. Bisogna mandare l'orologio indietro di un'ora. Siamo assiderati, i panni pesanti sono ancora nel bagaglio da scaricare; sapevamo che avremmo trovato una temperatura molto bassa alle 6 del mattino, vuoi per l'escursione termica, vuoi perché siamo su un altopiano a 1600 metri.
Per ottenere il visto d'ingresso impieghiamo più di un'ora, siamo tanti ma forse abbiamo beccato la fila con il funzionario dell'immigrazione più lento del mondo. Ci viene accordato appena un mese di validità del visto, forse in parte dipende da quanto si dichiara di volersi fermare. Siamo costretti a  cambiare parte degli euro perché lo sportello ATM in aeroporto non é abilitato al circuito Cirrus Maestro del bancomat, poi in giro abbiamo trovato più facilmente e senza più bisogno di cambiare.
Piccola noticina: tra Visa e Mastercard, la prima è accettata quasi sempre senza problemi, mentre con la seconda abbiamo avuto non poche difficoltà.
Seconda piccola noticina: nonostante qua ci sia già il 4G, anche i telefoni cellulari più sgrausoni prendono bene il segnale, quando c'è ovviamente.
Per fortuna l'aeroporto è minuscolo e non dobbiamo cercare chissà dove per trovare il desk del car rental Budget; come già anticipato, abbiamo integrato la polizza anche per pneumatici e cristalli con una spesa di 100 N$ in più al giorno (nota bene: 10 N$ valgono circa 1 euro).
Ci affidano una polo berlina piena di graffi con appena sedicimila chilometri. La guida è a sinistra, fortunatamente non sono invertiti i comandi, tipo frecce e tergicristalli, altrimenti sai che risate ogni volta?
Insomma, sono le 7:15 del mattino e riusciamo a partire. L'aeroporto dista dalla capitale una cinquantina di chilometri, il motivo principale di tanta distanza è che non era disponibile più vicino un'area sufficientemente piana per costruire le piste per gli aerei.

Paesaggio in uscita dall'aeroporto
Ci sono solo 7°C fuori a quest'ora, durante la giornata assisteremo ad un'escursione termica di 15-20°C in positivo. Imbocchiamo la strada B6 che ci porta nella minuscola capitale namibiana, ove è frequente trovare autovelox e posti di blocco.
Alla guida si alterneranno sempre marito e Davide, a me il compito di fare da navigatore. Non abbiamo il gps e tutto è affidato a una mappa Globetrotter acquistata su Amazon. Abbiamo qualche difficoltà a imboccare la B1, l'arteria principale che attraversa la Namibia da Nord a Sud, per cui ci fermiamo per domandare chiarimenti alla gente del posto. Scopriremo poi dalla guida di essere finiti nella zona più malfamata della città, l'equivalente in miniatura di Soweto per Johannesburg.
Nonostante siano le 8 del mattino, quella definita come la rush hour, il traffico è tranquillone. Finalmente troviamo la B1, l'asfalto è ottimo e possiamo proseguire a 120 Km/h in maniera piuttosto annoiata. In questa zona è facile scorgere tantissimi termitai altri circa 1 metro o più, nonché tanti facoceri a bordo strada segnalati da cartelli specifici.
Centro di Okahandja
La prima sosta la facciamo a OKAHANDJA dopo 70 Km dalla capitale. Queste città minori non offrono nulla dal punto di vista turistico, ma giusto l'essenziale, come scuola, supermercato e chiesa.
Essendo la nostra una vacanza itinerante non ci fermeremo mai per pranzo in qualche ristorante, bensì ci faremo qualche spuntino per strada; da qui la necessità di fare la spesa al supermercato, dove si trova facilmente pane (tipo quello a fette in cassetta), qualche affettato e formaggio (solo in sottilette), ma pochissima scelta di frutta.  
Brewed Awakening - particolare
All'ingresso del paese Okahandja offre un mercato di manufatti ad uso e consumo del turista di passaggio, dove però non spendiamo il nostro tempo ma cerchiamo il Moordkoppie, una collinetta teatro di una tragedia nell'800 (ma non accessibile in auto); poi, per rimanere in tema allegro, vogliamo visitare il cimitero dove sarebbero sepolte personalità di spicco dell'epoca, ma nulla, non lo troviamo e ci rimettiamo in viaggio sulla B1 dopo aver preso un caffè lunghissimo e pessimo al Brewed Awakening, uno dei pochi locali carini che incontreremo.
Veduta del Waterberg Plateau dall'ingresso del Rest Camp
Deviamo sulla C22, in direzione di Okakarara, e proseguiamo per 41 Km, su strada asfaltata e ben tenuta, prima di svoltare sulla D2512 (il nostro primo tratto di sterrato). Il limite è fissato a 100 Km/h, ma per inesperienza teniamo i 60. La destinazione di questa deviazione è il WATERBERG PLATEAU, un altopiano di arenaria che si estende per 50 Km e 150 metri sul livello del mare. Significa "montagna d'acqua" perché ricco di sorgenti; qui furono ritrovati fossili di dinosauri e tracce dei primi abitanti umani. Il Waterberg Plateau National Park fu fondato nel 1972, ed è possibile accedervi tramite il Bernabè de la Bat Rest Camp dopo aver percorso 18 Km di D2512. Si paga il biglietto (80 N$ a persona + 10 N$ veicolo) alla reception del Rest Camp, in cui ci viene fornita una mappa dei sentieri percorribili a piedi: non tutti sono semplici, specie quello che conduce al punto più alto, Mountain View, è molto ripido e sviluppato su una serie di massi franati. Arrivati all'altezza di 50 metri si ha effettivamente una vista stupenda. Per fare tutto il giro servono un paio di ore: qui incontriamo faraone, tortore e tanti dassie rock (detti anche procavie o iraci, ossia topi enormi senza code) che mettono versi simili a urla. 
Sono le 15:00 e ci sono 25°C. 
Spesso nei lodge piu grandi è facile trovare la pompa di benzina, per cui ne approfittiamo per fare rifornimento. Facciamo due piacevoli scoperte, la prima è che l'auto non consuma praticamente nulla (20Km con 1 litro), la seconda invece è che la benzina qui costa circa 1 euro al litro. 
Vista dal Mountain View sul Waterberg Plateau
Dassie rock
Ripercorriamo la strada a ritroso sino a ritornare sulla B1, la destinazione finale della giornata è OTJIWARONGO, che significa "bel posto". L'economia della città è basata sull'agricoltura e l'allevamento, rappresenta un importante nodo per i trasporti della Namibia, ma a parte questo non c'è nulla di significativo. 
Out of Africa Lodge - scorcio
Pernottiamo all'OUT OF AFRICA LODGE, facile da trovare perché sulla strada principale. Dormiamo in una tripla (795 N$), tuttavia la stanza è enorme e si sviluppa su due piani con un soppalco. Il tetto è costituito da uno spesso strato di steli di paglia. Il sole tramonta alle 17:30 e fa buio alle 18, luce e temperatura calano in fretta. Dato che non c'è nulla da visitare e siamo stanchissimi, ci docciamo e finiamo a cenare prestissimo.
Le nostre cene saranno sempre a base di carne, in questo caso una rump steak di manzo (115 N$), accompagnata da birra locale Windhoek Draught da 420 ml (20 N$). 
Per quel poco che ho visto i namibiani hanno lineamenti dolci, pelle non scurissima, sono gentili per obbligo nei confronti del clienti,  ma non ospitali e sempre sorridenti come mi sarei aspettata dai racconti letti in giro. Le strutture alberghiere sono quasi sempre gestite da bianchi, vecchio retaggio del colonialismo, prima tedesco e poi sudafricano.
Ad ogni modo alle 21 siamo già a nanna; oggi abbiamo percorso 432 Km, di cui 36 su strada non asfaltata.

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