9.10.12

Prosit



Succede di avere ancora voglia di ritrovarsi, di abbandonare le consuetudini per trascorrere un insolito fine settimana in compagnia di amici. C’è questa casetta carinissima che è quasi sempre chiusa, e capita venga aperta solo in concomitanza di queste festicciole organizzate da chi proprio ragazzino non è. 
Gli anni sono diventati sei, e la festa, da una che era, si è raddoppiata: una a luglio, quando è più caldino, ma dal tempo sempre incerto, e una i primi di ottobre con il sole ancora tiepido. 
L’ultimo evento si è “consumato” sabato scorso, otto soli i partecipanti; il caso vuole che il nostro legame fosse proprio il lavoro, tutti colleghi ed ex della stessa azienda.
Da questa collaborazione è nato il Piedifest, appena due anni vita, ma con sé tutto il tempo per raffinarsi. Si tratta di una festival casalingo, che vuole rievocare la goliardia dell’Oktober Fest bavarese. Ogni anno infatti ci diciamo di partecipare a quello vero, ma poi fra che ci siamo consumati i soldi nelle vacanze estive, che se andiamo in autobus sai che palle, che se ci vai in macchina e però uno deve rimanere sobrio e portare a casa gli altri fradici, fra chi ha la famiglia e non può lasciare, chi non ha voglia di sbattersi lontano, allora ci siamo detti: “Facciamocelo in casa nostra ‘sto benedetto Oktober Fest”.
Quindi si parte con il sacco a pelo, si passa a comprare sulla strada tutta la cibaria crucca e tanta birra (quest’anno abbiamo considerato giusto quei 2,5 litri a persona, solo perché è tremendamente gassata quella che si trova al supermercato). Ok, poi ci sta anche il salame dell’Oltrepò pavese e il prosecchino, ma stiamo riadattando. 
Dicevo, si va in un paesello vicino a Biella e in fondo alla valle del Cervo, chiamato Piedicavallo, ormai abitato solo da qualche anima solitaria e animato giusto nel periodo estivo (Eventone: qui arriva il trail del Bangher, nda). Per cui dal nome Piedicavallo deriva l'Oktober Fest denoiartri, il Piedifest; e non la sagra del feticista dei piedi come si potrebbe pensare.
Ci si carica tutto in spalla perché qua le macchine non circolano davvero attraverso l'intrico delle viuzze. Si accende il camino, un po’ di musichetta, e pian piano la birra comincia a scorrere garrula; poi è un attimo trovarsi bagnati da cima a piedi di doppio malto, non si salva nulla, nemmeno la maglietta creata per l’occasione.
Lo so che non è come essere a Monaco, ma chissene, questo è molto meglio. Magari un giorno lo sdoganeremo al mondo intero e ci faremo una fortuna. Ein prosit.




1 commento:

  1. Dite la verità: sperate nella conquista dell'Italia da parte della Germania! :D

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