5.2.13

Acciaio (Silvia Avallone)

Il 2012 è stato uno degli anni meno ricchi di letture per una serie di problemi e poca voglia. Acciaio è stato letto intorno a ottobre, tira dentro il lettore come non succedeva da tempo.

La voglia di fare una cosa che non si deve fare, che il mondo deve guardare (pag. 30)

Quella specie di furia che c'è all'inizio del corpo, quando hai tredici anni e non sai cosa farne. (pag. 32)

Che genere del mondo ti fai, in un posto dove è normale non andare in vacanza, non andare al cinema, non sapere niente del mondo, non sfogliare il giornale, non leggere i libri, e va bene così? (pag. 34)

Non parlavano più, adesso. Le parole non servono a niente fanno litigare il più delle volte. (pag. 34)

Doveva sempre far male qualcuno per non prenderlo lei, il male. (pag. 48)

Quello era il corpo di suo fratello: il suo scoglio. E a volte ci si abbarbicava sopra, proprio come una tellina. (pag. 59)

Arturo, per un attimo, si sentì una fitta al petto che poteva assomigliare ad un attacco cardiaco. Per una frazione infinitesimale di tempo, guardando il volto impassibile e stanco di sua moglie, si sentì una merda. Ma appunto, fu solo una frazione infinitesimale di tempo. (pag. 80)

Aveva come un tarlo dentro. Cercava le parole senza cercarle. E il tempo non passava mai. Non si amano le parole, non ti cambiano. Le parole non aggiustano le cose. (pag. 259)

Le cose che ritornano e le cose che non possono tornare. Non riusciva a sorridere, non poteva farlo. Tu sei convinto che devi avere di più, di più, ogni giorno che passa. Che questa è la logica delle cose. Invece capita che hai di meno, di meno, ogni giorno che passa. (pag. 261)

E' buffo. A volte ci vuole un terremoto, un cataclisma. Come quando durante l'eclisse di sole tutto si sovverte, e gli animali scappano, la natura impazzisce. Gli elementi estranei fanno amicizia. (pag. 302)

[Silvia Avallone - ACCIAIO - Rizzoli]

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