25.2.13

Lettera di arrivederci ad una smart

Cara Topina,
sono qui per darti il mio ultimo saluto, con quel magone strozzato, nello stretto meato tra laringe e corde vocali. Ah Topina mia, quante ne abbiamo combinate assieme: sono stati sette anni, ma prima o poi doveva terminare quest'avventura, e infatti la fine è arrivata sulla tangenziale ovest.
Tu che sei stata fabbricata in Spagna, hai passato la tua breve infanzia in Francia, per poi arrivare in Romagna. Lo so, qui non hai scorazzato chissà quanto, ma tu eri fatta per la Città, esatto, quella con C maiuscola. Milano ti ha fatto sua: i parcheggi sui marciapiedi, dietro alle fermate degli autobus, nei buchi più impensati.
Ah cara Topina mia, nessuno potrà sostituirti, nemmeno quella volta quando avevi le gomme lisce e abbiamo rischiato di finire in un fosso. Quanti episodi si affollano nella mia piccola testolina. Ti ricordi quando avevi la batteria scarica e non funzionava più l'ESP? Mamma ancora fa gli incubi al pensiero che stavamo per rotolare come una biglia ad una rotonda.
E quella ragazza che si è stampata sulla portiera, o quell'anziano che ti è venuto addosso e io volevo prendere a male parole, ma poi mi sono fermata solo perché era stato tracheotomizzato? Non sono insensibile del tutto, vedi.
Tu per me, cara Topina, non hai un prezzo, ma il meccanico me ne ha chiesti un po' troppini per sistemarti. Allora oggi una signora ti ha portato via per pochi soldi, ti metterà un cuore nuovo e i tuoi sedili accoglieranno altri sederi caldi, forse di gente ricca che evade il fisco, ma a questo tu non fare caso.
Non ti dimenticherò mai, nemmeno quel problemino all'aria condizionata e i vetri si appannavano mentre fuori pioveva. Farò tesoro dello sportello del bagagliaio che sfondava il cranio ogni volta che scaricavo le borse della spesa. Avevi così tanti difetti che te ne bastava uno in più per essere perfetta.
Topina mia, questo è un arriverderci, non un addio.
Corri libera.

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