27.3.13

Il recinto

Sono i non-giorni quelli che consumo da almeno tre settimane, assorbita completamente dal lavoro e dalle scadenze che vedo solo moltiplicarsi come mutanti. Perché la mia professione è fatta come me, di alternanza di estremi; per cui, o si finisce a sbadigliare per otto ore, oppure bisogna correre come forsennati.
C'è che non vorrei finire a vivere per lavorare, ma capita mi faccia prendere così tanto la mano che devo ringraziare chi mi sopporta tutto il giorno di strapparmi via dalla scrivania.
Sì, è una fortuna avere uno stipendio tutti i mesi di questi tempi, e sarei ingrata a sputare nel piatto dove mangio; tuttavia è fondamentale  non dimenticarsi mai del recinto dei nostri affetti.
Oggi uscendo mi sono fermata a chiedere come mai in portineria non ci fosse più Luisa. Sapevo che non stava bene ultimamente, con quel dimagrimento troppo strano per essere dovuto solo all'helicobacter. Insomma, ora Luisa si trova in lungo degenza allo stadio terminale da qualche parte di questa città; proprio lei che con la vita ha lottato sempre e già si era portata via un arto in una battaglia.
E mentre vivo dietro a ritmi da cardiopalma, dove non posso nemmeno permettermi un raffreddore, mi chiedo, ne vale la pena tutto questo?

Nessun commento:

Posta un commento