2.3.13

Mancarsi (Diego De Silva)

Vogliamo che la persona che amiamo ci dica di essersi innamorata di noi perché un giorno, senza neanche pensarci, l'abbiamo toccata in un punto in cui non sapeva di essere sensibile, come certe carezze che arrivano molto in fondo per conto loro. (cit. p. 6)

Le cose importanti non si possono isolare, né unire. Prese una per volta, s'immiseriscono. Selezionate e raccolte, non compongono un'opera. Per dire la loro devono confondersi. (cit. p. 9)

[...] nel profondo sapeva che quello che soprattutto fa la persona che ami è occupare dello spazio, stare al mondo: diventare il tuo spazio e il tuo mondo. E il peggio che ti può capitare, quando ti abitui a vivere in un mondo ridotto a una persona soltanto, è di pensare di avere abbastanza mondo per essere felice, addirittura diventarlo, e così racconti che nel resto del mondo, tutto quell'altro mondo che non è lei, non vuoi neanche più andarci; infatti non ci vai, e dopo un po' ti senti persino fiero di aver smesso di frequentarlo, quel mondo così vasto, anche se poi quando viene a girare dalle tue parti o lo vedi dalla finestra ti sale un po' di magone, e te ne torni dentro mordendoti le labbra. (cit. p. 12)

Siamo adulti, sbagliamo continuamente e non impariamo da nulla. (cit. p. 30)

E' piuttosto volgare, il buonsenso. Abbassa il livello delle aspirazioni, valuta le possibilità di successo e soprattutto quelle di fallimento, calcola. (cit. pp. 31-32)

E' la solita solfa, quella sequenza di eccitazione e tristezza che conoscono bene i tossici. Un suo amico lo chiama "il senso di colpa della felicità". (cit. p. 50)

Persino nell'amicizia, che dovrebbe essere il luogo dove la parola non conosce inibizioni e divieti. Ci censuriamo continuamente per paura di deludere, offendere, restare soli. (cit. p. 64)

Gi uomini non vanno dietro, vanno intorno, accorciano progressivamente le distanze. (cit. p. 68)

Vorrei essere delusa e deludere, ma sperimentare una delusione risolutiva, di quelle che ti fanno chiudere un capitolo e guardare avanti, non portare questa specie di lutto tutto la vita, manco fosse sempre colpa mia. (cit. p. 72)

La vita, insomma, continua a farle la stessa proposta. A presentarle gli stessi uomini. Non è vero che la vita ti sorprende. Quello che fa, soprattutto, è confermarti al tuo posto. Farti sentire dov'eri. Ribadire la felicità che ti è concessa. (cit. p. 87)

[...] le storie, e tu lo sai, devono avere un'origine semplice per evolversi, non durano se devono riabilitarsi, lottare, vincere, infliggersi e procurare sofferenze invece di dedicarsi serenamente a se stesse. E poi dimmi, è così importante la tua felicità? Deve proprio occupare il centro del mondo) Ma quanto sei importante, tu? (cit. p. 89)

[Mancarsi - DIEGO DE SILVA - Einaudi]


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