2.3.13

Nonostante

Questo è un post che nasce un sabato sera, tra sciroppo della tosse e paracetamolo, troppo presto per andare a dormire, ma tardi per trovare le forze di fare qualcos'altro. Parla di un'amicizia nata anni fa, forse non molti, però sufficienti per aver già vissuto tante fasi che altre non sperimenteranno nemmeno. 
Ormai è normale trovarsi a fare i conti con rapporti che vivono quasi solo di distanze, e ho scoperto che questa si mantiene in vita solo grazie ad esse.
Alla "distanza" racconti tutto, è una voce in un'ombra che ti parla chiaro, ascolta e non giudica. Le lasci lacrime e i pensieri più cupi. Apparentemente tu mastichi tutto senza problemi, in fondo, quello è il ruolo che ti sei guadagnato. Mai poi ti affezioni, decidete di uscire allo scoperto e gli occhi si incontrano senza schermi. Quando la voce prende corpo nel senso letterale, anche le debolezze acquistano volume, hanno carne e ossa come noi.
Arrivano i litigi, idioti e importanti, il senso di appartenenza diventa possessività, e sentimenti orribili che non dovrebbero esserci la fanno da padrone.
Il fatto è che se scegli qualcuno nella tua vita, lo accetti in toto, con i pregi e i difetti. 
Piangi e dimentichi, torni a parlare, poi la vita ci si mette di mezzo e per certi versi vi allontana. La cosa buffa è che, seppure con tutto il veleno sputato, tu sai chiaramente che per quella persona riserverai sempre un rifugio con una coperta calda, un porto per ripararsi dalle tempeste.
Qualcosa in equilibrio precario tra il dare per scontato e il bisogno reale, tra il "chi te lo fa fare?" e "avanti continua a trattarmi male", tra l'esserci sempre e il "non facciamoci fessi".
Sai per certo, anche se non con quali tempi, che quella persona ritornerà, nonostante tutto.


Nessun commento:

Posta un commento