9.6.13

1:59

E il pensiero improvviso che ti attraversa nella notte giovane,
come un ago che ti trapassa per tutta la lunghezza di quest'anima sgualcita.
Ti sei chiesto perché abbia deciso di fermarsi sugli occhi,
e l'ago li abbia torturati sino a fare uscire quell'unica lacrima solitaria?
L'hai sentita scivolare rigando la tempia, per finire dentro l'orecchio.
Il silenzio dannato,
la risposta negata è un muro dello schianto.
Aprimi, non lasciarmi fuori.
Io voglio entrarti dentro,
ancora e ancora una volta in più.
Voglio scavare a mani nude nel fondo di quell'oceano petrolio,
voglio infilare le dita in quel groviglio e arrivare al punto:
quando la fine di un futuro impossibile ha smesso di respirare.
Voglio celebrare il funerale, rigarmi le tempie con quell'unica lacrima infinita che salirà sempre più alta, mi prenderà piedi, caviglie e gambe. Sarà un rinascere in questo galleggiare placido e ovattato dal rumore.

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