30.9.13

Il Tensore di Torperterra


Le persone ti entrano nella vita, a volte per caso, e capita possano rivelarsi ottime sorprese completamente aderenti alla prima impressione che abbiamo avuto nel momento della stretta di mano.
Una di queste è Emanuele Vannini, su cui vorrei spendere qualche parola, un atto doveroso e meritato, due aggettivi che in questo caso vanno talmente di pari passo che non riuscirei a scinderli con un bisturi. 
E' il minimo che si merita qualcuno che riesce ad inchiodarti ad una lettura fino a tarda notte, perché ti cattura e vuoi vedere come va a finire questo mix perfettamente funzionante di storia, umorismo e poesia. 
Ne "Il Tensore di Torperterra" c'è la mia cara Romagna, ci sono le storie vissute anche dai miei genitori, che giovani lo sono ormai nello spirito ma che erano piccoli durante la Seconda Guerra Mondiale. 
Il merito di questo libro è anche quello di avermi fatto alzare la cornetta e ricordare come una brutta favola a lieto fine ciò che successe in quegli anni, quando solo per miracolo oggi sono al mondo, quando il destino decise di risparmiare da una granata caduta dal tetto mia nonna e quella che era una bimba in fasce dove pochi minuti prima riposavano
Il merito di farmi immaginare i piedi stanchi di un bambino mandato nei campi a raccogliere le schegge delle bombe, il gioco che consisteva nel recuperare pezzetti di ferro di pochi centimetri da barattare per qualche soldino.
Emanuele è una persona così: genuina come non ne esistono quasi più, e per quanto oggi ci siano maschere di ogni tipo, lui non ne indossa e ti accompagna dentro questa storia che ci ricorda che dobbiamo cercare la bellezza nel mondo, quella che abbiamo tutti dentro ma ce ne dimentichiamo troppo spesso.

" Torperterra è così. Eppure funziona. Non ce ne è uno tutto con la testa a posto, ma è la nostra bellezza. E la nostra bellezza giustifica la nostra esistenza. Siamo imperfetti, eppure funzioniamo."

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