17.12.13

Coma e cazzuola

Ci metto un tempo quasi infinito per cominciare qualsiasi cosa, poi come un vecchio diesel, una volta che il motore è caldo, vado e macino qualunque cosa. 
Purtroppo sono anche pigra da morire, che se tu pensi alla persona più pigra che conosci, molto probabilmente sarò in grado di superarla, se solo non fossi così pigra.
A quindici o sedici anni, non ricordo bene, d'estate non andavo in spiaggia come tutti i miei coetanei ricchi e viziati, bensì, per potermi permettere il motorino, mi ero vista costretta a racimolare i soldi facendo la stagione estiva in un negozio di scarpe. Contemporaneamente mi era venuta la paturnia della cellulite. Mi vedevo le cosce tappezzate di orrida cellulite, due materassini rivestiti di buccia d'arancia. A quindici o sedici anni, non ricordo bene, non capivo nulla e nemmeno avevo una chiara idea di cosa fosse veramente un inestetismo cutaneo, disse la babbiona narrante.
Insomma mi comprai una bella crema anticellulite che prometteva miracoli, cazzo, questa mi sistemerà e io l'avrò vinta sulla ritenzione i buchi nella pelle, diventerò modella supermegafamosona, tutti cadranno alle mie gambe. Quindi niente di più facile, dovevo solo fare la doccia e spalmarmi quella pappetta due volte al giorno, mattina e sera.
Armata del mio tubo tenni fede all'impegno per quanto, tre-quattro giorni forse? Non credo cosi tanto, infatti tornavo alla sera a mezzanotte, e dopo una doccia veloce mi abbandonavo sfranta sul letto per addormentarmi cinque minuti dopo. E così passò una settimana, poi due, tre, e il tubo vegetava impolverato sul mio comodino. Allora una madre mossa da compassione per la povera figliola - e dalla rogna dei soldi spesi per quell'inutile crema - decise di porre rimedio.
-Ore 7:00 sveglia!
- Ancora 10 minuti.
- 7:10 Alzati e datti la crema
- mmmmmmmhhh
- 7:20 Alzati
- mmmmmmmhhh
Niente, siamo al coma cerebrale, al sonno indotto da flunitrazepam, alla digestione del pranzo di Natale. La madre compassionevole e con la fretta non ci pensa molto. Alle 7:30 viene in camera, prende il tubo e comincia a spalmarmi la crema anticellulite sulle gambe, prima davanti, poi mi gira come un sacco di patate e finisce il trattamente dietro. Non immaginate un massaggio dolce e accurato, era più un prendere a cazzuolate il muro con la calce. Così è andata avanti tutte le mattine fino al termine del famigerato tubo di crema, la cellulite non se n'è mai andata, anzi, ha preso residenza sulle mie ciccette e ha messo su famiglia.
A distanza di vent'anni ora è mio marito che fa la stessa cosa, per carità, non con le creme anticellulite con cui ho smesso di dialogare da allora credo. Ieri si è ripetuta la stessa scena, solo il finale è cambiato: presa a cazzuolate era la mia caviglia gonfia per una distorsione, e stavolta era argilla. Ma il senso di tutto è che le persone non cambiano e alla fine ci circondiamo di chi si prende cura di noi nello stesso modo, e questo un po' mi dà conforto quando sono tristarola.


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