25.5.14

La corsa degli estrogeni


Oggi è successo un fatto inusuale: sono riuscita a chiudere la mia prima garetta competitiva del 2014, e siamo a fine maggio, porcoboia. E' inusuale perché qualche mese fa ero lì lì bella che preparata per fare la mia prima mezza dopo due anni, e taac, infortunata.
Finamente mi hanno raddrizzata, sfiammata e - dato che c'ero - mi sono anche messa a dieta ché così non si poteva andare avanti, sembravo una botte rotolante. O almeno è così che mi sentivo.
Ma sto divagando, come al solito.
Insomma, la società a cui sono iscritta proponeva la Avon Running, una di quelle manifestazioni sportive che si svolge a tappe nelle principali città italiane. In particolare ho partecipato a questa 10K competitiva di sole donne all'interno del Parco Sempione a Milano. A seguire, la 5K a passo libero aperto a tutte.
Ribadisco il concetto: solo donne. Non vi dico quale concentrazione di estrogeni nell'aria verso le 11 di questa mattina.
Ieri mi sono recata al villaggio Avon per ritirare il pettorale e la sacca ricca di gadget. Dentro c'era anche una T-shirt tecnica che si poteva far personalizzare con il proprio nome a soli 5 euro presso lo stand di Maxi Sport. Soldi che sarebbero poi andati in beneficenza a non ricordo chi. Ma sì, lodiamo il gesto ed esaltiamo ancora un po' un ego poco abbondante. E non potevo mica farci scrivere sopra "Sara". Troppo semplice e banale. Ciao Mamma!
Allora chiedo di stamparci il mio nick. Su un foglietto scrivo W I R T A, in bella grafia e in stampatello maiuscolo.
Risultato: un ragazzotto, sorridente e orgoglione del suo lavoro, dopo qualche minuto mi porge la mia T-shirt tecnica ufficiale della gara con scritto wirNa. Malamadonnanoaoaoaoao. Dopo una sfilza di scusa scusa, prendo la maglietta e me ne torno a casa, cercando su google la prima merceria. Alla fine ne è venuto fuori un bellissimo lavoro di patchwork che lévati.
Garetta con buona organizzazione. A differenza della 5K dove erano millemila donne di ogni età e fattura, la 10K non ha raccolto moltissime adesioni: eravamo meno di 300, quando c'erano a disposizione 600 pettorali. Questo significa una corsa senza dover sgomitare in un tracciato di 5 Km da ripetere due volte all'interno del parco, con molte curve secche che rompono il ritmo di una gara che dovrebbe essere piuttosto sostenuta nel ritmo.
Di certo ho capito alcune cose:
1. In una corsa di sole donne c'è più solidarietà. Vedi per esempio quando ci siamo invrucchiate con piedi e caviglie nei nastri filanti rosa lanciati alla partenza. Ci siamo aiutate a liberarci come non avrei mai creduto.
2. Le donne si ingarellano tutte. Non c'è la gestione delle energie: partono tutte rigorosamente a tuono per poi morire nei Km a seguire.
3. Mi confermo la più lenta della mia società. Proud to be.
4. Giorgio Mastrota non invecchia di un filo, capelli - pochi - a parte.
Vi domanderete, che c'entra il venditore di padelle nazional popolare? Ebbene sì, dopo averlo visto in gita di prima liceo a passeggio con l'Estrada (quindi giusto qualche annetto fa), per poi ritrovarlo al bancone del Gioia 69, noto locale milanese; infine oggi le nostre strade si sono di nuovo incrociate e ci siamo fatti circa un Km di gara assieme all'inizio. Poi chissà, forse era troppo veloce, o forse si è dato alla macchia tra le piante del parco, ma di lui ho perso traccia ben presto.
5. Sono contenta perché ho avuto l'ennesima conferma di quanto la corsa possa essere contagiosa, e oggi rivedere la mia fida socia tornare a gareggiare in mezzo alla fiumana di donne mi ha reso molto orgogliosa di lei. Ti voglio bene, Ti.



1 commento:

  1. Ecchecazz non me lo aspettavo il finale di questa storia! E anche se son le 5,50 del mattino è scesa la lacrimuccia :*

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