6.10.14

Irene

Irene cammina per strada, non guarda dove mette i piedi, in passato ne ha rotto uno uscendo dalla doccia correndo al telefono. Lei è fatta così, vive con il naso all'insù, scruta il cielo e dà forme alle nuvole.
Irene ha più di sessant'anni, un donnino piccolo e fragile, mastica nuvole per cercare di non piangere, con ma con il pianto ha scritto le pagine più buie della sua vita. 
Per lei io sono una sconosciuta, sono una dedica sulla prima pagina del suo libro di poesie. Lei non sa che quel regalo è stato il pensiero più intimo regalatomi da mio fratello.
Irene è la co-protagonista di una storia così triste, ma così triste, che solo il fatto che mi tocchi in parte da vicino, la rende ancora di più una donna di carattere. Irene, che bel nome, non sa che ho divorato quelle pagine, e per ognuna è stata un singhiozzo e un lacrima che incendia gli occhi.
Irene, tu non lo sai, ma a quei riccioli rossi e a quel sorriso di efelidi, ho chiesto sostegno nella mia fatica, quando nel petto il fiato faceva fatica a formarsi. Io non masticavo nuvole, mangiavo la mia polvere e la mia ombra sulla strada, ma lui c'era. Grazie, per questo immenso prodigio.

" Io che ero insieme a te quando sei nato
io che aspettavo il cigno
ed è arrivato il brutto anatroccolo
io che ho visto il brutto anatroccolo
trasformarsi in cigno
io che ti ho svezzato,
nutrito, consolato,
medicato
io che ti ho visto crescere un po' triste
e un po' felice
io che ti ho fatto soffrire
io che ho avuto il coraggio
di lasciarti andare per farti crescere, maturare
io che quando eri lontano,
mi sentivo morire
io che t'incoraggiavo a studiare
io che non ho saputo risparmiarti il dolore
io che ti ho visto fiorire
e fare le tue scelte con amore
io che mi sono fidata
e che ho sempre creduto in te
io che ero felice
per ciò che avevi raggiunto
e per la rivincita che ti eri preso
con chi non credeva in te
io che ti credevo incrollabile
e ti ho visto crollare
io che non ti ho mai visto cedere al dolore
io che ti ho visto sperare e lottare
io che ti ho imboccato
quando non riuscivi a farlo da te
io che ti ho cambiato il pannolone
io che ti ho lavato, aiutato a camminare,
che ho spinto la carozzella
io che dovevo sopportare chi mi diceva
"non sei contenta?
Hai ritrovato il tuo bambino"
io che ci ho creduto insieme a te
e lottato e sperato
io che ti ho visto lasciare questa vita
io che ti ho invidiato
perché hai scelto la strada del non dolore
e non dovrai piangere mai
per un figlio che muore"

Alessandro - Irene Valentini

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