29.11.14

Houston, va tutto bene

C’è una data segnata sul calendario, uno di quei giorni importanti e memorabili come sanno essere le maratone. A me sembra di non fare altro che correre in quest’attesa snervante, perlopiù correre e lavorare. A volte riesco a combinare entrambe le cose, lavorare correndo o correre al lavoro, ma questa è un’altra faccenda. 
All'inizio ci siamo guardate con diffidenza, annusate piano piano, però dal primo passo ci siamo amate un po’ alla volta. Ho faticato a capire la corsa, a farla entrare nello strato più profondo dell’essere. Il corpo l’ha rigettata come un organo trapiantato, la volontà si è intestardita e l’ha abbracciata facendole spazio. «Vieni qua, accetterai questo corpo che non si sente in pace da nessuna parte; faremo squadra e andremo lontano».
Ho trovato soddisfazione, ci è voluto un tempo infinito. Ci siamo amate e odiate. Siamo cadute e rialzate con cautela. Abbiamo ingoiato manciate di aspirina, tagliato via la pelle delle vesciche, assaporato il dolore come un trofeo, tastato il sale sulla pelle, scavato rughe attorno agli occhi per la fatica. Abbiamo pianto dentro urlandoci perché lo facciamo, gioito nel spostare un po’ in là l’asticella dei limiti. 
Ora che ci siamo comprese, entrambe abbiamo bisogno l’una dell’altra. Dobbiamo stare insieme quanto più possiamo, io la porto dentro di me come una madre che nutre il proprio figlio, faccio i salti mortali per ritagliarmi il nostro spazio d’incontro. 
Ci chiamano tossicodipendenti, di endorfine però. Ogni allenamento massacrante è una sfida personale, che ci lascia dentro ricordi carichi d’orgoglio, ma anche vuoti insanabili. Quei vuoti ci spingono ad andare avanti, a riempirli con altra strada, altre albe e tramonti, a farci forza tra noi simili che ci salutiamo in silenzio con un cenno, ci sproniamo a vicenda quando stiamo per mollare e la volontà la sentiamo arrancare e dobbiamo fare di tutto per tenerla al nostro passo .
Rallentiamo se serve, ma non smettiamo di mettere un piede di fronte all’altro. Il traguardo sarà la ricompensa, e la vittoria più grande l’aver vinto la pigrizia.
Cammina se vuoi vedere il mondo, corri se vuoi guardare dentro di te, e allora imparerai ad accettarti.


(scritto inizialmente per vincere il pettorale per Houston Marathon)

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