19.12.14

10 scuse per non uscire e 1 scusa universale

Sono romagnola e mi piace la compagnia della gente, ma non per forza la seconda è diretta conseguenza della prima. Anzi, se dovessi seguire gli esempi familiari, a quest’ora mi sarei già murata in casa. Perciò diciamo che tra le mie attività extra-lavorative – complice anche un marito che ha nelle corde la stessa attitudine – c’è sempre stata quella di organizzare cene, uscite, andare, fare e sbrigare. Che è stancante, ma poi quanto è bella la convivialità, diciamocelo. Per quanto anche le rimpatriate di famiglia possano essere momenti pesanti in cui si rimane tanto seduti che i piedi diventano radici alla fine della giornata, volete forse dirmi che è peggiore del starsene da soli a compiangere la propria solitudine? Questo lo dico ovviamente quando di fronte c’è una possibilità di passare il tempo insieme, se invece, per vicende della vita piuttosto tristi, si è costretti a vivere un vero esilio familiare, questo è un altro discorso.
Il punto è che una volta mi piaceva tanto organizzare uscite, perché c’era una risposta positiva all'azione. Ora no, sembra diventato tutto difficile. Mettendo su qualche anno sulle spalle (e non ne sono nemmeno passati tanto, o perlomeno io questo tempo non me lo sento quasi per nulla) le persone che frequentavo sono diventate restie a concedersi, quasi a voler rifuggire anche una blanda forma di socialità, preferendo piuttosto un comodo divano di casa e un programma TV. E mi verrebbe da domandare, come mai non faccio altrettanto?
Qui si parla di “scuse”, non quelle dette dopo aver fatto un qualsiasi tipo di torto a qualcuno, bensì delle balle che sono inventate per sottrarsi agli inviti.
Anche se la verità sarebbe sempre la strada migliore da seguire, per quanto possa essere fastidiosa, molto spesso si ricopre con il ridicolo della cazzata, infatti, se quest’ultima non è studiata bene, farà sia torcere il naso sia girare i maroni contemporaneamente.
Negli anni mi sono appuntata mentalmente le cazzate che mi hanno propinato, perché inventarsi una balla, Signori miei, quello sì che è puro spirito creativo, ma a volte scema nel patetico, eppure basterebbero piccoli accorgimenti per non trasformarsi in veri professionisti del climbing mirror (cit.). Se non sapete come liberarvi dalle situazioni, e dire semplicemente che non avete voglia di scollarvi dal divano, o che Tizio e Caio vi orbitano a livello delle gonadi, ecco una serie di scuse che potrebbero tornare utili.

SCUSA N. 1 “Non ho la macchina”
Funziona se non esistono mezzi pubblici per raggiungere un certo luogo e nelle giornate di sciopero degli stessi. Quando nessuno si offre di dare uno strappo al malcapitato appiedato.

Percentuale di applicazione: bassa. Percentuale successo: alta.

SCUSA N. 2 “Ho un appuntamento con il family banker”
Il family banker è quella figura che viene incontro alle esigenze di orario di una famiglia portando la banca a casa del cliente (non fisicamente!), e si ritrova a dover lavorare di sera. E quale scusa migliore da snocciolare per evitare uscite serali, aperitivi e cinema? Funziona se davvero ci si avvale di una banca che offre questo servizio, in caso contrario bisogna essere ferrati nel campo, sai mai che qualcuno possa chiedervi consiglio o di passare il contatto. E giacché non sono mai operazioni brevi, ci si mette al sicuro per tutta la serata.
Poi conoscevo una che si faceva trombareintratteneva una relazione con il family banker, ma questo non interessa ora.

Percentuale di applicazione: bassa. Percentuale successo: alta.

SCUSA N. 3 “Mi hanno trattenuto al lavoro per un imprevisto”
Lo capite da soli che non potrebbe mai funzionare quando si esce tra colleghi. Fortunatamente mi trovo tra quelli che hanno ancora un lavoro e alle 17:30 spaccate possono permettersi di far cadere la penna; ma se voi siete un professionista, avete un alto grado di responsabilità o tante persone alle vostre dipendenze, e soprattutto vi trovate a Milano (Uè fiiga, laurà laurà laurà!), questa scusa funziona benissimo. 

Percentuale di applicazione: media. Percentuale successo: media.

SCUSA N. 4 “Sono fuori per trasferta”
E’ una sorta di SCUSA 3BIS, fa eccezione perché permette di pararsi il culo nei fine settimana. Ci si mette al sicuro nel “prima” perché si deve preparare il bagaglio e il volo è prestissimo e non vorrei arrivare con il doppio set di borse Samsonite. Va bene nel “durante”, perché non si sa mai quando finirà una trasferta, un contrattempo, un aereo cancellato, l’ebola. Il “dopo” ancora meglio: devo smaltire il jet lag, mi è venuta la forfora da stress, etc.

Percentuale di applicazione: bassa. Percentuale successo: alta.

SCUSA N. 5 “Devo studiare”
Anche se siete lontani anni luce dal periodo in cui eravate obbligati a stare sui libri, questa è una scusa che funziona anche per chi si sta prendendo qualche Master delle inutilità, o sta seguendo corsi di, che ne so, in divinazione delle feci di piccione (e no, studiare per gli esami del sangue non è credibile).
Ciò che è importante è che voi abbiate un esame, e si sa che nella vita gli esami non finiscono mai. E’ applicabile anche nel caso frequentiate i compagni di corso: voi siete i secchioni e nessuno si sognerà di contraddirvi. Se dovesse andare male l’esame, chi vorrebbe sulla coscienza uno studentello incazzato, anche se ottuagenario?

Percentuale di applicazione: media. Percentuale successo: alta.

SCUSA N. 6 “Arrivano i parenti”
Per chi vive lontano dalla propria famiglia, potrebbero capitarvi delle occasioni in cui riceverete una visita da qualche parente. Evento stressantissimo. Infatti, chi ha robuste e inscalfibili abitudini e non fa della propria casa un porto di mare, avere tra i piedi qualcuno diventa uno stracciamento di palle senza eguali. Tutta la comprensione. Funziona se non avete persone che possano piombarvi in casa all'improvviso e magari scoprire che vivete come un eremita dal 1983.

Percentuale di applicazione: bassa. Percentuale successo: media.

SCUSA N. 7 “Ieri sera ho fatto tardi e ho bisogno di dormire”
Bellezza, benessere fisico e mentale vengono prima di tutto. Funziona se avete una vita sociale decente che vi permetta di rendere credibile il tutto. Fare tardi vuol dire anche che vi siete fatti la mini-maratona de “Lo Hobbit” in previsione del terzo episodio perché nel frattempo avete rimosso tutto dalla memoria come uno spazzino. Vale anche se siete stati sul cesso tutta la notte dopo il cocktail di scampi non proprio freschissimo. Da qui andiamo al punto 8.
Ammettere di non voler uscire perché si è fatto tardi vi avvicina molto alla strada della sincerità, perché il più delle volte è solo la mancanza di voglia che guida il boicottare gli inviti.

Percentuale di applicazione: alta. Percentuale successo: alta.

SCUSA N. 8 “Ho il cagotto”
Questa è una delle mie favorite, vanta un successo altissimo. Sappiamo tutti quanto imbarazzante potrebbe essere sottrarsi alla compagnia per la ricerca di una toilette mentre tutti amabilmente gustano il proprio spritz sbocconcellando qua e là dal buffet dell’aperitivo. E’ una scusa meravigliosa perché non implica la presenza di febbre, fatta esclusione dei sudori freddi nei casi più gravi, ma quello potrebbe essere colera da cozze.

Percentuale di applicazione: alta. Percentuale successo: alta.

SCUSA N. 9 Compleanno/Funerale parenti
Qui bisogna fare attenzione a più aspetti. Se vivi lontano dalla famiglia (vedi il mio caso) puoi evitare, al limite potrebbe essere il compleanno di qualche amico, festeggiato che deve essere lontano anni luce dalla cerchia usuale delle amicizie.
Secondo aspetto importante: è d’obbligo tenere il conto dei compleanni, nonché di nonni e lontani prozii disponibili a morire per l’occasione. Mi è capitato di contare almeno tre compleanni e altrettante morti della stessa persona. Resuscitare non è da tutti, per cui fate attenzione perché qualcuno potrebbe avere più memoria di voi.

Percentuale di applicazione: media. Percentuale successo: media.

SCUSA N.10 Mondo figli
La dieci è una delle regine, sempre che abbiate figli. In tal caso potete delegare tutte le colpe ai figli, quindi vi rende dei beceri imbroglioni.
“Non posso uscire perché ho la recita/ la partita/ il saggio di danza/ …inserire attività a piacere… / di mio figlio.”
“Non posso uscire perché mio figlio ha mal di pancia/ la tosse/ l’otite/ il morbillo/ …inserire malattia a piacere… /.”
Nessuno si sognerà di insistere. Chi vorrebbe impestarsi con i germi che il sangue del vostro sangue vi ha portato in casa? Chi non proverebbe compassione per gli effetti deleteri al sistema nervoso di tutte le attività extra-scolastiche dei pargoli?

Percentuale di applicazione: alta. Percentuale successo: alta.

A corollario, per la buona riuscita della cazzata, se avete una vita intensa di condivisione sui social network sarebbe bene evitare di postare foto su Instagram o twittare geo localizzati quando vi credono a casa o in tutt'altro luogo.

LA SCUSA UNIVERSALE
E qui apro una piccola riflessione su qualcosa che ho dovuto imparare mio malgrado.
Ci sono rimasta male anche pochi giorni fa, ho sbottato contro chi per l’ennesima volta ha usato questa scusa nei miei confronti, poi ho capito che si può ribaltare il discorso e renderlo fruibile per tutte le occasioni.
A chi facevo notare di non essere presente, di essere sparito da troppo tempo dalla circolazione, di rispondere ai cenni dopo vari solleciti, augurandomi che prima di tutto riuscisse a ritagliarsi parentesi di tempo per se stesso prima di farlo con gli amici (a parte il fatto che la buona regola sarebbe sempre farsi i cazzi propri invece di occuparsi delle nevrosi degli altri), mi sono sentita rispondere che “era una cosa che veniva da dentro e io non potevo capire”. Nello specifico questo discorso era collegato all'avere avuto un figlio e alla sua gestione. Mi ha sempre fatto imbestialire chiunque, trovandosi dalla parte del genitore, si sia autorizzato a decretare l'incapacità di intendere le situazioni di chi di figli di non ne ha. L'essere genitore, da quanto ne so, non ha mai conferito ultra poteri a nessuno, esclusa Maria Vergine. Non devo prenderla sul personale se questa scusa cretina riflette solamente le debolezze di chi la pronuncia, ma ho capito che d’ora in poi userò la stessa scusa del “tu non puoi capire” (sottotitolato, “e quindi suca bene e forte”) a qualsiasi cosa mi verrà chiesta.

- Perché non esci stasera?
- Tu non puoi capire.

- Perché hai comprato un paio di scarpe così orrende
- Tu non puoi capire.

- Perché corri le maratone?
- Tu non puoi capire.

- Perché la gente buona muore?
- Tu non puoi capire.

Vedete allora che funziona a 360°? E’ l’imperatrice di tutte le scuse, fa passare per imbecille il prossimo e ci avvolge del mantello della superiorità. L’unica controindicazione è diventare oggetto di facile sfanculabilità e poi essere evitati come la morte nel futuro prossimo e remoto. Da valutare l’utilizzo con attenzione.

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