14.12.14

Z come Inizio

Sono passate due settimane esatte, ho scritto questo post di getto subito dopo, poi l'ho arricchito e modificato non so quante volte perché nel frattempo ho mutato il mio umore altrettanto. Non è facile descrivere un momento fatto di quattro ore intense, e quando un momento è così pieno, nella sua perfezione è lunghissimo e velocissimo. Che sia bello oppure no, diventerà memoria, e starà a noi farlo diventare infinito ogni volta che ci torneremo.
E' stata la mia seconda maratona, un viaggio completamente differente dalla prima di tre anni fa, ci sono tornata con un'altra me stessa, più seria e determinata, più arrabbiata ma docile. La prima maratona è un'emozione ingombrante, senti che hai finito qualcosa di importante, non è il come o quanto, ma sta di fatto che tu hai visto la linea d'arrivo, e tutte le incertezze sul non farcela sono crollate in quel momento. La seconda maratona è una gioia appena smorzata, perché nelle stanze buie di quella fatica immane ci sei già passato, hai già tastato gli spigoli e hai capito a malapena come muoverti con quella poca luce. Basta ripetersi il mantra che se c'è l'ho fatta una volta posso farlo ancora.
Davanti a questa Signora mi sono presentata con enorme rispetto, non l'ho sfidata, perché una gara del genere non si può affrontare con troppa spavalderia, o sarà un attimo buttare mesi di preparazione se lei dovesse decidere di colpirti con un leggero tocco.
A come Abbigliamento
Fino all'ultimo non sapevo di preciso che temperatura e condizioni atmosferiche avrei trovato. In borsa avevo un po' di tutto. Alla fine ci sono stati circa 19-20°C, cielo coperto, qualche goccia e un'umidità altissima. Ho indossato la divisa della squadra: cosciali corti, e canottiera, in più, ho aggiunto sotto ho una maglia traforata a manica corta (Biotex Raglan Biolux) che mi ha fatto sudare un po' inizialmente, ma è stata essenziale per tenermi caldo l'addome che tende ghiacciarsi dopo una ventina di chilometri. Nelle tasche avevo due gel con caffeina della PowerBar che si possono acquistare da Decathlon; uno mangiato al 14° Km, e l'altro al 29° Km (poco prima dei corrispondenti ristori).
B come Burtman
Fortunatamente riesco a reggere bene il passo dato dai pacers. Sono cinque, tuttavia fisso nella memoria solo tre di loro: uno non parla ma sta sempre qualche secondo più avanti, ha i capelli rossi e indossa un perizoma leopardato sopra la divisa; Max è uno dei più giovani e incita con determinazione dall'inizio alla fine. Roby, aka Burtman, ha il capello brizzolato, un marcato accento romano e per tirarci su racconta qualche barzelletta. Mi sono francobollata a lui e agli altri palloncini rosa. Li ho seguiti quando stavo per mollare, li ho preceduti per qualche metro quando andava meglio. Hanno fatto egregiamente il loro lavoro, sono stata compagnia fondamentale e la forza per arrivare in fondo.
C come Cascine
Nel parco delle Cascine si entra dopo il quinto chilometro, la strada si restringe e siamo così in tanti che dobbiamo stare attenti a non inciampare tra di noi. Il ritmo rallenta un attimo, e siamo noi a fare il tifo quando incontriamo dal lato opposto il gruppo dei top runners che guida la maratona. Al decimo riconosco Teo, un vecchissimo amico di Rimini, tipo caparbio, scappato per un giorno dalla famiglia per farsi come regalo 42 Km di corsa. E' bello ritrovarsi nel marasma, fuori dai soliti ambienti e dalle solite routine. E' incredibile quanto possa fare bene all'umore. Chiacchieriamo e per una decina di chilometri ci facciamo compagnia, poi lui mi lascia andare e ci troveremo alla stazione per tornare alle nostre case.
D come DOMS 
Greta mi sale sulle gambe, affonda le sue zampette nelle mie cosce, e se ne va a poltrire sul cuscino a fianco. Sussulto per il dolore al suo passaggio, e una manciata di ricordi torna subito in circolo. Una maratona inizia mesi prima del giorno della manifestazione, e non finisce nemmeno quando si è tagliato il traguardo. Ogni allenamento si porta dietro il suo carico di dolori più o meno grandi, sono i DOMS (Delayed Onset Muscle Soreness ). E ci viene da sorridere quando il giorno dopo scendiamo gli scalini ingessati dalla radice dei capelli fino alla punta dei piedi. Di quei dolori ci facciamo quasi vanto.
E come Entusiasmo 
Si parte e la fiumana di gente comincia a fluire, l'entusiasmo è al massimo, pian piano scemerà, per raggiungere qualche buio, per riprendersi di tanto in tanto con il tifo dei passanti. Il primo Km è il più lento, l'attenzione è altissima, vedo cadere tante persone inciampando in modo stupido, altri che si accavallano su chi si ferma a raccogliere qualcosa da terra e per allacciarsi le scarpe. Ma intanto l'adrenalina e l'euforia si possono quasi toccare.
F come Flow
Il Flow è una sorta di stato di grazia che si raggiunge con molta concentrazione, quando il tragitto è piano, dritto e monotono, oppure dopo una bella distanza percorsa. In questa bolla di beatitudine la mente vaga nei pensieri, quasi sconnessa dal corpo. Si sente meno la fatica, e lo scorrere del tempo è più veloce. A Firenze è quasi impensabile trovare il flow, perché si è in troppi, bisogna stare attenti a non urtarsi reciprocamente e i cambi di direnzione sono molti e repentini. Se sono stata in grado di trovare questa parentesi è successo per pochi minuti, fissando di fronte a me un paio di anonimi polpacci vestiti da booster fluorescenti. 
G come GT 2000 2 
La scelta delle scarpe è stata combattuta sino alla mattina stessa. Da meno di un mese ero passata da Asics a Brooks, e con quest'ultima rischiavo di perdermi la gara per un'infiammazione al soleo destro. In fretta sono tornata ad Asics, avendo a disposizione solo due brevi uscite per "condizionare" il nuovo paio di Asics GT 2000 2, consapevole di avere una scarpa ben ammortizzata ma ancora troppo rigida nella tomaia, aumentando però il rischio di vesciche.
H con Hangover
Una maratona lascia dei postumi che non sono solo fisici, bensì anche psicologici. Mentre la scarica di adrenalina andrà a diminuire, pian piano, dalle improvvise tachicardie, i vuoti di stomaco e lo stato di stordimento simil post-sbronza, si passerà a un senso di vuoto incolmabile e al bisogno di darsi presto un nuovo obiettivo. 
I come Insieme 
La mia maratona inizia mesi fa, con il caldo, con la consapevolezza maturata di potercela fare, della voglia di mettere tanti chilometri nelle gambe. Ebbene, questa avventura si arricchisce degli ultimi capitoli arrivando a Firenze, per culminare poi nella gara vera e propria. Il penultimo capitolo dura un giorno, dal treno pieno di atleti: chi da solo, chi con la squadra, chi con la fidanzata ansiosa, chi con la famiglia al completo. Alcuni li rivedo in giro a fare i turisti, altri in hotel o al campo di Marte per il ritiro del pettorale. Ritrovo un amico delle vacanze, sbatto contro un tipo ancora più sbadato di me, e mi trovo un occhio rosso che brucia dal male. Stringo la mano a Garello, ascolto Massini, due foto con quei matti slegati di Friends Running. Nel frattempo la città è già piombata nel buio autunnale, e io ho dimenticato persino di utilizzare la mia reflex che è sempre addosso. 
L come Lungarno
Ho perso il conto di tutte le volte che ci siamo passati sul Lungarno. La città ha deciso infatti di sospendere tutte le corse degli autobus che passavano nel centro, di conseguenza, prima della gara abbiamo percorso almeno 2,5 Km della sua lunghezza dall'hotel al punto di partenza; poi durante la gara, in un verso, nell'altro e anche sulla riva opposta. Ma non finisce qui, perché dall'arrivo - già belli che cotti - bisogna recuperare la propria sacca in deposito, quindi un altro Km, e poi tornare in hotel facendo di nuovo altri 2,5 Km. Computo totale della giornata: almeno 50 Km di strada nelle gambe. 
M come Muro 
"Guardate là in fondo il muro dei 30 Km, lo stiamo per attraversare". Max, il pacer, ci fa strada in quello che figura essere il crollo tipico del maratoneta. Una sfortuna a cui non ho mai dovuto assistere nemmeno in allenamento, sì perché il mio down è arrivato o poco prima oppure quando la fine era lì a breve. Sul trentesimo ci ridiamo, buttiamo giù un gel e proseguiamo perché a questo punto si riazzera il contatore. Adesso non mancano dodici Km, ma dimentichiamo la stanchezza dei trenta, e diventa solo la fine di una giornata pesante che si conclude con un'uscita di pochi chilometri. 
N come Numeri 
I numeri dell'edizione 31° della Firenze Marathon: 9.430 partenti, 10.777 gli iscritti. Il tempo del vincitore, Kipsang, è 2 ore 09’55”, mentre quello della prima donna 2:31’28”. Sono stati 8741 coloro che sono arrivati al traguardo. Mentre 76 sono stati squalificati subito dopo l’arrivo per tagli di percorso o perché non sono partiti con gli altri.
O come Orgoglio 
L'orgoglio degli altri nei nostri confronti, per i nostri risultati, è una parte del premio che ci portiamo a casa indipendentemente dal tempo che potrà non essere neanche il migliore che abbiamo realizzato. In fin dei conti chi, tra tutti quelli che conosciamo, bada ai tempi? Chi se ne cura, se non noi stessi per primi? E allora meglio godersi questa beatitudine, perché molto probabilmente chi è più vicino a noi nell'albero genealogico non sa nemmeno che cosa abbiamo appena finito, giacchè 5, 10 o 42 Km sono comunue tanti e la stessa cosa.
P come Partenza 
La regina delle attese rimane la partenza. Dall'ingresso nelle gabbie passa almeno mezz'ora prima dello start. Per la maggior parte si sta in silenzio, si ascoltano i discorsi degli altri, ci si studia solo come passatempo, si guarda l'abbigliamento dei vicini. Riesco a salutare un paio di persone del mio paesello di adozione, ci facciamo gli scongiuri a vicenda. Ritrovarsi in questa confusione è sempre una festa. Il palloncino delle 4 ore, quello rosa, è nella griglia davanti alla mia, lontano una cinquantina di metri, e in un bolgia simile la partenza sarà lentissima e pericolosa, e il gap da chiudere potrebbe essere difficile da colmare. A pochissimi minuti dalla partenza scavalco il nastro e seguendo le transenne della gabbia dove si accumulano i sacchi e gli indumenti abbandonati della gente, riesco a riallinearmi ai pacers che ho deciso di seguire. Altri minuti, sembrano lunghissimi. E' caldo, sarà l'effetto stalla, non piove più ma è davvero umida l'aria. Cerco di allungarmi un po' la schiena con qualche piegamento nel poco spazio che mi è concesso. Passano due minuti camminando prima di attraversare la linea dello start, finalmente ci sono dentro al momento vero e proprio.
Q come Quasi 
Una maratona è fatta di tanti "quasi". Mai far passare nella mente, e dico mai, il pensiero negativo. Ce l'hai quasi fatta, manca poco, ma non cantare vittoria sino all'ultimo metro. Mantieni alta la concentrazione sino alla fine. Nella corsa e nella vita, non adagiarti, è il momento in cui si inciampa, non solo metaforicamente. 
R come Rumori 
Durante gli allenamenti come compagnia mi porto sempre dietro il mio lettore mp3, in gara invece non ho la mia colonna sonora. In una manifestazione così affollata non ci si annoia davvero. Ci sono tante persone, il suono ritmato dei passi, l'incitamento dei passanti ai lati della strada, dalle finestre e dai ponti, i bicchieri di plastica schiacciati dai piedi, lo splash nelle possanghere agli spugnaggi.
S come Spalle
Ognuno corre con se stesso, attorno non hai visi, ma profili e spalle. Di queste persone non vedrai la fatica che si disegna sulla faccia chilometro dopo chilometro, ma avrai magliette colorate e nemmeno un numero da ricordare se non il tuo. Da questo abisso di tessuti tecnici, difficilmente si riemergerà con un'identità. Tutti sconosciuti, ma tutti uguali per un breve tempo. 
T come Traguardo
Mancano pochissimi metri al traguardo, vedo 3:59'55". Devo arrivare prima che compaia il 4 sul tabellone dell'orario. Non so da dove sia arrivata quella forza di volontà che mi ha spinto ad alzare le ginocchia, a rendere le gambe scattanti per pochissimo e chiudere in 3:59'59", mentre un attimo prima ero ridotta uno straccio da pavimenti con i piedi insanguinati.
U come Ultimo Km
Quando la volontà comincia a vacillare, ognuno si inventa i giochini mentali più disparati per superare gli scogli. Uno di questi consiste nel dedicare ogni rimanente Km a una persona differente. Per cui, il 30° era per mia madre, il 31° per l'amica del cuore, e così via. All'ultimo, quello interminabile, quello che sei costretto a vivere come un lungo supplizio di dolori da ogni parte, dove senti il corpo che chiede pietà e già assapora il riposo meritato, dove il tempo rallenta in maniera estenuante. Ecco, io questo l'ho dedicato a mio marito. Questa è la fine della montagna, e lì ci porti una parte inscindibile di te stesso. Per me è lui, con la sua infinita pazienza e sostegno. 
V come Vesciche 
Non parlo di vesciche urinarie, ma quelle ai piedi, ai miei piedi. La scarpa nuova ha mantenuto la sua promessa, e al ventesimo Km il dolore ha cominciato a farsi sentire sempre più insistente al quarto dito del piede sinistro. Al trentesimo è cessato nel momento in cui ho rallentato per il ristoro. Ho avvertito in modo inquietante il gonfiarsi del dito. Dopo due Km, quando ne mancavano ancora dieci alla fine, questa mega vescica è scoppiata improvvisamente, causando un dolore acuto e un bruciore molto forte. Alla fine è stato sopportabile, perché ho tirato sino in fondo, nonostante l'enorme chiazza di sangue affiorata sulla scarpa. Il resto della storia è fatto solo di zoppia e disinfettante per una buona settimana a seguire. 
Z come Zest
Zest for life, gusto per la vita. Ognuno dovrebbe cercarlo per la propria. Per me, al momento, la corsa è stata il mezzo per sopportare le difficoltà, una valvola di sfogo, un'amica, una disciplina.

3 commenti:

  1. ...mi sto commuovendo e all'imbarco mi guardano male ;)

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