12.1.15

Esploriamo il diabete con i gufi (David Sedaris)

Io non lo so come fanno, le coppie che ogni sera passano ore a rimboccare le coperte ai figli, a leggergli libri che parlano di gattini sbandati o foche in divisa, e poi a rileggerglieli, se il figlio glielo ordina. A casa mia, i genitori ti mettevano a letto con tre semplici parole: «E ora silenzio». Era immancabilmente l’ultima cosa che sentivamo prima che ci spegnessero la luce. I nostri disegni non venivano appesi al frigorifero, ma neppure nelle vicinanze, e questo perché i nostri genitori si rendevano conto di quello che erano: degli sgorbi. Non vivevano in una casa governata dai bambini, eravamo noi che abitavamo a casa loro.
==========
Io, nel frattempo, li guardavo pensando che non bisogna mai dire mai, specie a proposito delle cose che si ricorderanno. La gente invecchia, ed è incredibile quello che riesce a dimenticare.
==========
Solo con la competizione un’attività fisica diventava fonte di angoscia e disagio. Più precisamente, solo con la competizione fra maschi. Con le femmine non avevo problemi, specie se erano più piccole di me. Più piccole e con qualche handicap era ancora meglio.
==========
Indipendentemente dal livello di frustrazione che raggiungo, tra il mio cervello e la mia lingua si verifica un cortocircuito, tanto che «Non mi dovete rompere i coglioni» diventa «Be’, perché no. Certo. Capisco cosa intende».
==========
ascoltarlo sarebbe stato come leggere il genere di libri che mi piace di più, quelli che raccontano di persone che fanno una vita sostanzialmente diversa dalla mia. E con questo intendo diversa in peggio.
==========
Il problema dello sport, almeno tra maschi, è che nessuno ti spiega mai le regole, nemmeno all’ora di ginnastica. Chiedere cos’è un fallo è come chiedere chi era Gesù. Una di quelle cose che devi sapere e basta, e se non le sai vuol dire che in te c’è qualcosa di profondamente sbagliato.
==========
In fondo non è forse questo il bello di viaggiare? Che ci sarà sempre qualcosa che non capisci. E per rimanere perplessi non c’è bisogno di parlare perfettamente una lingua. Puoi anche startene lì a bocca aperta, non esattamente con l’aria da scemo, ma senza parole.
==========
Pat, e superato lo svincolo per un centro commerciale, ci ha chiesto di immaginarci un fornello con quattro fuochi. «A gas o elettrico?» ha chiesto Hugh, e lei ha risposto che era uguale. Non doveva essere un fornello vero, bensì simbolico, e serviva a dimostrare una cosa che le avevano insegnato a un seminario di gestione aziendale. «Uno dei fuochi rappresenta la famiglia, uno gli amici, il terzo la salute e il quarto il lavoro.» Il punto, ci ha detto, era che per avere successo bisognava spegnere uno dei fuochi. E per avere successo davvero, bisognava spegnerne due.
==========
Arrivò il momento in cui ci saremmo dovuti baciare – praticamente si sentiva il crescendo di violini – ma io ero troppo timido per fare il primo passo, e così credo anche lui. Eppure sentivo che tra noi c’era qualcosa, non soltanto il desiderio, ma una sorta di amore istantaneo, di quelli che, come i risotti in busta, sono pronti in un manciata di minuti e saziano quanto quello vero.
==========
Accusiamo sempre le compagnie aeree di trasformarci in mostri: è colpa di quelli alla biglietteria, degli addetti ai bagagli, dei lumaconi nelle edicole e nei fast food. Ma se invece fossimo noi a essere davvero così, e gli aeroporti non fossero altro che l’arena in cui possiamo mostrarci per quello che siamo, e quindi non solo delle persone detestabili, ma strepitosamente tali?
==========
Una persona non sceglie coscientemente le cose che la colpiscono. Sono loro a scegliere te, e una volta che l’hanno fatto non c’è modo, a quanto pare, di liberarsene. Trova qualcuno che abbia un occhio simile al tuo, e i regali di Natale diventano una passeggiata.
==========
Volevo rinnegarlo, ma è questo il potere terribile di un diario: non solo rievoca la persona che sei stato, ma ti ci sbatte dentro la faccia, ricordandoti che non sempre cambiare significa evolversi. Il più delle volte, dai tuoi errori non hai imparato niente. Non sei diventato più saggio, solo più vecchio
==========
Come la madre, anche lui era biondo e aveva il genere di lineamenti che avremmo tutti, se solo potessimo costruirci la faccia con un kit: occhi azzurri perfettamente distanziati, zigomi perfetti, un perfetto sorriso di grandi denti bianchi.
==========


Nessun commento:

Posta un commento