9.1.15

Irma

Metti una sera durante le vacanze di Natale, a passaggio per Chianciano Terme. Pare incredibile che a pochissime curve possa esserci quel gioiellino di Montepulciano, ma Chianciano, poveretta, sembra una vecchia puttana logora che tira a campare con quel nome altisonante dei bei tempi andati. Tutti hotel, potrebbe essere Rimini, però senza aver avuto la decenza di rifarsi il trucco. 
Alzo lo sguardo, tra la digestione e la stanchezza, e tra questi mi colpisce l'albergo Irma.
Irma. Senti come suona in bocca: stride all'inizio, rulla tra la lingua e il palato, e lascia in sospeso la fine come se riservasse qualcosa.
Conoscevo una certa Irma, da quel che ne so dovrebbe essere ancora viva. Irma aveva preso il posto della figlia nell'appartamento vicino al mio. Poteva avere quaranta, cinquanta, sesanta o di più, lei comunque ne avrebbe sempre dimostrati settanta di anni. Con quei capelli un po' grigi e raccolti in un crocchio sulla nuca, con la stessa dose di rughe, di chi la vecchiaia l'ha segnata fino a un certo punto e poi quest'ultima si fosse dimenticata di lei.
Irma faceva la nonna, ma non a tempo pieno come ora. I nipoti se li smazzavano i figli, e lei, per non fare torto a nessuno, non ne badava alcuno.
Aveva un marito, lo chiamavano Bombinoun (bambinone) con il vizio di alzare troppo il gomito. Aveva quel naso rosso e sbandava in bicicletta. E quando sei piccolo, una persona ubriaca, per giunta con quella faccia, faceva parecchio ridere. Beveva, mangiava, e aveva le analisi del sangue perfette. E va capire perché un giorno all'improvviso, bam, Bombinoun cade a terra per colpa di un ictus. Figuratevi a casa nostra, non sapevamo nemmeno come si scrivesse "ictus". Ittus, iptus, cactus. Quel che conta è che lui da un giorno all'altro smise di poter parlare, la chiamano paresi laterale. Su una sedia a rotelle o in un letto, dentro e fuori dall'ospedale.
Irma, che non aveva lavorato un giorno fuori casa, che non aveva fatto altro che l'angelo del focolare tirando su i figli, avrebbe voluto godersi in pace quella pensione. Invece quell'ubriacone aveva mandato i piani in un'altra direzione. Ogni tanto si sentiva urlare lei esasperata, qualche volta lanciava qualche grugnito lui. Poi non ricordo, ma lui a un certo punto morì. Forse l'ennesimo ictus risultò fatale, oppure un cancro, oppure gli alieni. Fatto sta  che d'estate la vedevo - immancabilmente e a tutte le ore - sferruzzare sul terrazzo, un occhio ai ferri e l'altro a controllare il traffico di passanti. Mio padre la chiamava la "vedetta".
Dopo nemmeno tanto cominciò a presentarsi a casa sua il fratello di Bombinoun, e lei sferruzzava sempre meno. Lui era la copia sputata identica, gemello. Lui non beveva, ma aveva il diabete. Era più mite, meno simpatico ma tenero con lei.
E così, forse per il ricordo nelle sembianze della persona con cui aveva diviso l'esistenza, o per rompere la solitudine, Irma se n'è andò, ma non al Creatore, bensì sposando il fratello gemello del suo marito.
Ma questa è una storia senza morale e senza lieto fine, infatti, dopo pochi anni credo sia morto anche il secondo marito. Irma, esauriti i fratelli, ora avrà solo i capelli più bianchi, le stesse rughe, e avrà creato a maglia non so quanti maglioni e coperte.

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