25.1.15

La mia 19° Mezza di San Gaudenzio

Quando corri da qualche anno, anche se non con regolarità da metronomo, potrebbe succedere un fenomeno particolare, ossia cominciare a vedere le gare come delle persone. Pensa tu la perversione.
Prendi per esempio la Mezza di San Gaudenzio. Ormai ci conosciamo da qualche annetto: l'ho guardata da lontano, poi l'ho sfidata, mi ha fatto soffrire, poi siamo passate all'indifferenza completa e alla fine ci siamo accettate. Ma la fatica, caro mio, ogni volta è differente.
La prima volta, nel 2010, non si svolgeva nemmeno a Novara ma in buco di culo di mille anime chiamato Casalbeltrame. Lì corsi la gara "cittadina" (parola grossa). C'erano tanti gadget per tutti giacché lo sponsor principale era una nota casa editrice.
Ci tornai nel 2012, questa volta partecipando alla mezza maratona omologata FIDAL. Partiva dal palazzetto di Novara. C'erano neve e un po' di vento, uscivo dalla mia prima maratona tutta acciaccata e appesantita, ci misi davvero tanto a chiuderla (02:06:35). Ricordo la cocente delusione, soprattutto del gruppo che mi aveva abbandonata. Li ho davvero odiati tutti in quel frangente. Ma in gara succede anche questo, impari che vige il "Dio per tutti e ognuno per sé".
Nel 2014 ci sono tornata di nuovo con la cittadina di 9 km, bella giornata, ma senza alcuna velleità di fare il mio tempo o cosa. La partecipazione fu in realtà un modo come un altro di farmi passare l'attesa della corsa del marito.
Quest'anno invece ci sono andata con il chiaro intento di cimentarmi in una mezza con un tracciato pianeggiante e piuttosto veloce, giusto per vedere con quale tempo potessi uscirne fuori ora che la corsa l'ho presa in maniera più seria di un tempo.
Dopo il lungo dello scorso sabato la mia volontà era un deciso vaffanculo, durante la settimana invece mi sono ammorbidita. L'osteopata ha fatto il suo egregio lavoro, mi ha sbloccato una spalla, ha lavorato sulla caviglia e la rullata è migliorata.
La corsa è così: un attimo su e un secolo giù. E' giusto, pensa che palle altrimenti migliorarsi sempre, ogni uscita un secondino in meno, e così via a limare il tempo sino a uguagliare la velocità della luce. La realtà è che ci vuole pazienza ad uscire dai periodi storti, e finché ci sei dentro sembra non passare mai. Continui a guardare l'orologio e rimuginare su quanto le lancette si muovano nonostante tutto sia immobile.
Ieri avrei di nuovo scartato un succulento fanculo, ho tirato fuori il mio peggior carattere, ho incrociato braccia e gambe e mi sono detta che non ci sarei andata. Era solo paura.
Poi ti trovi in mezzo all'entusiasmo e ti fai sempre contagiare, questo virus è proprio bello. E cominci a muoverti, e mentre le gambe vanno ti chiedi se davvero ce la farai a mantenere quel ritmo sino alla fine, perché con la teoria a tavolino sono sempre stata un fenomeno, nei fatti sono imprevedibile. 
Per la prima metà di gara mi è quasi sembrato di volare, o forse era solo il vento alle spalle. Alla virata dei dieci, quella che era una mano che spingeva nella schiena è diventato un muro per il restante percorso. Raffiche da far cappottare, e chini il capo e corri in modo innaturale prendendo a cazzotti un fantomatico sacco da boxe, così sposti il baricentro in avanti, fendi meglio l'aria, ma fai una fatica doppia. Quando arrivano i colpi di vento devi contrastarli con decisione, aumenti la spinta contraria perché assencondare significa perdere il ritmo e rallentare, e non riuscire a recuperare. Nel frattempo non pensi nulla oltre alla fatica, e preghi che quel Dio lassù la smetta al più presto.
Ce l'ho fatta, e ringrazio chi mi aveva augurato mi accadesse qualcosa di bello, perché così è andata. (01:48:08).

Perché correre a Novara:
  • Tracciato lineare e pianeggiante, fondo ottimo.
  • Servizio Pacers (1:30, 1:40, 1:45, 1:50, 1:55).
  • Costo contenuto (17 euro), pacco gara ricco (Riso, Zola, Maglia tecnica Errea)
  • Ristoro finale con risottata allo zola (sarà mica lo sponsor?).
  • Discreto servizio d'ordine.
  • Ampio parcheggio.
  • Servizio doccia, deposito borse.
  • Manifestazione non affollata (ma agguerrita), 1500 partecipanti.

Perché NON correre a Novara:
  • Il tracciato attraversa le risaie, potrebbe essere noioso e monotono.
  • Nel tratto in centro le auto si inseriscono durante la gara e il percorso non è ben delimitato.
  • Nessun tipo di tifo.
  • Ristori  a intervalli irregolari, ossia non ogni cinque Km come ci si aspetterebbe normalmente.

Un ringraziamento sempre ad Antonio Capasso

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