1.2.15

Running in Scatafracchia


Dovrei essere delusa dell'allenamento di oggi, invece nulla, sono così serena che quasi riesco a meravigliarmi da sola. Si tratta dell'ultimo lunghissimo prima dell'impegnativo appuntamento a Treviso, fra un mesetto scarso. In teoria ora la strada è in discesa, per cui posso dirmi soddisfatta di essermi scrollata dalle spalle quello che nei giorni scorsi vedevo solo come un peso.
La teoria voleva anche che ne facessi 35, in realtà è bastato correrne nemmeno la metà per ricominciare a trattare e patteggiare per un sommesso 32Km.
Sono qui che ve lo racconto come se fosse qualcosa di faticoso ma affrontabilissimo. Quando ci sei dentro le pensi tutte e cominci a boicottarti, a dare retta a ogni sensazione che viene dal corpo, e il tutto per quel dannato spirito di conservazione che si insinua nella mente prepotente e ti vorrebbe al riposo in qualche comodo divano o letto.
Comincio a preparare i lunghissimi già da una settimana prima pensandoci intensamente tutti i sacrosanti giorni, cercando di motivarmi nel modo più positivo possibile. Poi si individua un percorso adatto, compatibile con rifornimenti d'acqua, terreno ideale e poco traffico. A ridosso della data X si inizia con l'alimentazione e il famoso carboload. Infine, nel mio caso, preparo una playlist di musica nuova di zecca. Il tutto è contornato dall'imposizione di riposo almeno il giorno prima.
Ecco, io ho scazzato quasi tutti questi fattori.
PREPARAZIONE MENTALE
Nella fase di preparazione mentale non c'è stato nulla di fare, questa volta ha fatto da padrona una singola e micidiale parola: "rifiuto". Zero voglia di affrontare questa fatica, zero capacità di vederla come una corsetta piacevole. Diciamocelo, ce ne vuole di sforzo per vedere gradevoli una trentina di chilometri, anche per tutte le endorfine del mondo. E' vero che piacere e dolore camminano sullo stesso confine a stretto braccetto, ma era la parte negativa a trascinare l'altra.
PERCORSO
Individuare il percorso è difficile. Finché si rimane su lunghezze della mezza maratona, bene o male, specie se vivi in Lombardia, trovare delle tapasciate è relativamente facile. Parlo di tapasciate perché sono una bella comodità per gli allenamenti, se si esclude l'eventuale rottura di palle della gente che cammina intralciando la corsa, o della strada che a volte si innerpica su colline difficili e in sentieri fangosi. Con 2,50 euro si hanno a disposizione i ristori lungo il percorso, togliendo così il pensiero di dover trovare fontanelle d'acqua, in più ci sono esseri umani impegnati a fare la stessa cosa (e senza tutto quell'agonismo delle manifestazioni ufficiali), che non è dormire fino a tardi nel letto la domenica mattina con la brina fuori. 
Oggi voleva dire farsi due ore di macchina, alzarsi con il buio, e se la voglia non è delle più grosse, vi assicuro che si cerca un compromesso. Il compromesso mi ha fatto vagliare prima il parco di Monza, che vanta percorsi fino a 21Km certificati FIDAL. C'è sempre un ma, il mio è che non avendolo mai provato prima avrei rischiato di perdermi qualche segnalazione e finire sulla graticola di qualche peruviano.
Quindi sono finita al Parco Nord che, con il suo circuito di 10 Km, assicura l'interpretazione del ruolo del criceto intrappolato nella ruota. Ho capito che gare a circuito per me sono da evitare quanto l'ebola.
Il primo giro l'ho fatto tranquillona senza guardare l'orologio. E' un freddo becco, e anche se sono poco vestita, non indosso guanti o fascia in testa, bene o male dal quarto chilometro sarò a temperatura. Devo fare attenzione al ghiaccio e alla neve residua nelle zone d'ombra. Mi infango le gambe, ma tanto sono nude. Il primo giro passa bene, il secondo un po' meno. Trovo un cappellino giallo che mi fa da lepre per qualche tempo. Scende lo sconforto quando lui, saggiamente, vira per tornarsene a casa per un piatto fumante di pasta domenicale.
Arrivata a venti (ne mancano ancora quindici, in teoria), giunge il momento più difficile: le gambe diventano sempre più dure, e solcare la stessa strada per la terza volta non aiuta, anche se è l'ultima. Prendo un gel con caffeina al 16° Km, forse troppo tardi. Riesco a tirare bene sino al 29° quando comincio a vedere il nero, cambio tragitto e cerco di raggiungere l'auto per prenderne un altro. La mia speranza è solo quella di trovare una buona parola d'incoraggiamento di mio marito, anche lui alle prese con la stessa fatica. Lo trovo e mi butto tra le sue braccia piangendo tutto il mio nervoso e la stanchezza. Questo sarà il mio motore per arrivare alle 3 ore e patteggiare a 32 onorati chilometri.
MUSICA
Negli allenamenti in solitaria mi accompagno con la musica, cerco di cambiare la playlist una volta al mese. Riascoltare sempre gli stessi brani mi provoca i conati. Ma fosse tutta qui la fatica non sarebbe il problema. Di fatto, dopo un tot di musica tunza tunza sparata nelle orecchie, mi spacco le scatole in mille pezzi. Le prove tutte, santissima miseria. 'Sto giro mi sono caricata pure gli audiobook e i podcast di RadioRai2. Funziona: variare generi è una scelta vincente. State solo attenti quando tornate a casa, che se siete in preda alla cottura estrema, il vostro mp3 player potrebbe finire nella lavatrice con i panni infangati.
ALIMENTAZIONE
Tasto dolente per me e bottoncino orgasmico per le acidone invidiose. Il Natale e il logorio della vita moderna mi hanno lasciato addosso qualche panettone. Bella appesantita da questa zavorra, più Km si mettono sulle e più il peso si fa sentire su ginocchia articolazioni. Il mio obiettivo - futuro prossimo - è quello di alleggerirmi in vista della maratona. E via da subito a un periodo di pessimismo e fastidio. Sapete quanto è triste non poter mangiare quello che si vuole dopo aver bruciato d u e m i l a calorie, e solo perché hai fatto la scrofa indecente fino alla sera prima quando sei stata ingorda di pizza fatta in casa? Tristissimo, raga.
RIPOSO
Prima di una gara, ma anche di un grosso allenamento, bisogna osservare un ritiro quasi religioso. Tanto riposo, e non disperdere le energie pulendo sotto lo zoccolo della cucina, non fare tardi andando a a letto alle 2. Scellerata.



9 commenti:

  1. entro a caso, ti leggo.
    leggo della corsa e mi rendo conto che sono distanze che la mia testa non mi consentirebbe di provare, né il mio corpo, per quanto abituato a sforzi non irrisori nella palestra in cui vado.
    mi chiedo come mai non ci siano commenti, è un post che racconta la mente di una persona.

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  2. Il mio pubblico non è così vasto. Racconto spesso la corsa, almeno ultimamente, e per qualcuno potrebbe essere noioso. Mai dire mai, nemmeno io lo avrei creduto.

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  3. leggevo la tua risposta ieri sera in macchina, rientrando a casa.
    ho pensato che quello che facciamo racconta quello che siamo. forse non è il corpo, forse è la mente che deve essere adatta a correre per 30 chilometri, ho pensato che una mente così è una mente capace di disciplina, capace di decidere di dedicare ogni fibra a qualcosa di specifico.
    ho pensato poi che ci deve essere qualcosa che ci spinge alla corsa che è fuori dalla corsa.
    ho poi pensato al fatto che a 30 chilometri di gamba corrispondono anche 30 chilometri di pensiero, e in trenta chilometri il pensiero non può non trovarsi a lambire (se non oltrepassare) più e più volte il limite dell'inconscio.

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  4. Grazie. Ti confesso che leggendo mi sono commossa, mi sono sentita orgogliosa di questa fatica - volutamente ricercata - che mi porto dietro.

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  5. era Treviso, giusto, se non sbaglio dovrebbe essere questo weekend o il prossimo.
    basta poco, una ricerca e lo scopro: 1 marzo, ore 9.
    la gara.
    mi chiedo se sia la gara in sé a portarti a tutta questa disciplina, o se semplicemente l'idea di gara non sia altro che un riferimento, un tempo preciso che separa un prima da un dopo.
    ma non importa, domani, tra le 9:00 e le 9:42km farai un viaggio che spero vorrai condividere.
    magari qui.

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    1. Cominci a viziarmi con questi messaggi, potrei farci la piacevole abitudine. Spero che le sensazioni che ho ora mi stiano prendendo in giro, il giorno prima è come dare un esame. La paura strozza tutto. Ecco spero che il corpo reagisca bene, che i pianeti siano allineati e che una forza cge abbiamo tutti riesca a sorreggermi sino alla fine. Ti farò sapere. Nel caso, pettorale F194 su tds timing. Abbraccio

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  6. a 2:46:59 eri ai 30km.
    poi non so, il tds non diceva altro, forse ancora non c'è il dato, ma credo che ora tu sia ferma.
    esausta, immagino soddisfatta.
    ho fatto un piccolo percorso anch'io, stamane, ma restando in casa da solo.
    i percorsi che facciamo presentano strade differenti, tu il tuo lo hai spalmato sulla terra e lo percorri a piedi, correndo.
    io il mio me lo tengo dentro e lo percorro in altri modi, con le parole, con il pensiero, a volte volano, a volte è un inciampo.
    ma ti assicuro che quando a precipizi da lambire non ne mancano.
    chissà cosa ti stanno dicendo le ginocchia in questo preciso momento.
    chissà.

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    1. e così è andata, in 3:55:23. Eppure le parole faticano a mettersi insieme ora. Di solito passa una settimana prima che i pensieri riescano a radunarsi, prima di ricominciare a darsi altri traguardi, che non siano solo podistici. Grazie per i pensieri, che sembrano palpabili.

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    2. una settimana.
      serve una settimana per il rimbalzo dei pensieri e il riaffiorare degli stessi in forma di parole, dunque.
      sono stato al parco di Monza, ho visto i segni a terra, invisibili alle coppie a passeggio coi cani, alle amiche a zonzo, alle famiglie in bici.
      mondi che coesistono, mondi che si schivano cercando di non perdere passo e ritmo.
      scatafracchia è un posto della mente.

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