21.4.15

Panta rei

La felicità si misura a piccoli pezzi. A volte, per poter sentire la felicità, bisogna rimanere con la fronte incollata al muro, senza un orizzonte di fronte se non l'intonaco delle pareti. La felicità l'avverti in superficie come un formicolio alle dita, quando la mano - la vita - sta troppo ferma nella stessa posizione per troppo tempo. 
La felicità, oggi, l'ho percepita mentre correvo, ma non è un post motivazionale dell'orsù andiamo a correre e la vita ti sorriderà. No, per un attimo sono stata felice perché non sentivo lo sforzo e la stanchezza, la luce non pesava sulle palpebre e tutto mi sembrava più nitido. 
F. dovrebbe aver compiuto tre anni. Andare indietro con la memoria, pensare che lo stesso giorno del punto zero sua madre mi aveva chiamato per dirmi che era nato, prima addirittura dei suoi genitori. Lì ho visto quanto fosse grossa una frattura tra genitore e figlia. Mi sentivo onorata di far parte di quella piccola cerchia, seppure con il nostro modo tutto particolare di comunicare, fatto tanto di parola scritta, cercando di non scendere mai troppo dentro noi stesse. Poi ci siamo allontanate, poco alla volta, io sono diventata quella che non poteva capire e lei quella che non poteva spiegare, e allora ho smesso di provarci, mi sono arresa e ho lasciato cadere tutto sul fondo del mare. Con tutta probabilità F. non lo vedrò più, io e sua madre non ci parleremo mai. Ci perderemo entrambe il seguito della vita dell'altra.
Così, pure oggi, ho provato quel fastidio, quella punta di rancore per le cose che non hanno avuto il lieto fine, per quella mia ostinazione a tenere in vita i rapporti che non funzionano, quel volerli fare volare senza nemmeno l'abbozzo di ali. Mi affeziono alle galline, è buffo. Sogno di farle librare come i gabbiani in mare. La realtà è che se hai una gallina, o te la tieni così, o la lasci razzolare indisturbata nell'aia.
A distanza di mesi, in questo silenzio pesantissimo, ho capito che se una cosa non va, è inutile sbatterci troppo la testa per averla secondo il nostro desiderio, che il bene voluto purtroppo non cambia il presente. Cercherò di mantenere vivo ancora un po' i momenti belli per farli svanire piano, quindi godrò della felicità in altri sguardi e carezze sulla testa, perché tutto scorre, persino l'amarezza.

3 commenti:

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  2. a volte sono veri e propri fantasmi, quelli tra cui ci aggiriamo anche in pieno sole.
    rapporti sospesi, rapporti interrotti, legami cui diamo un nome provvisorio, solo perché non ammettiamo di sapere quale sia il nome più vero.
    a volte ci appoggiamo ad una porta chiusa e appoggiamo i palmi sul legno ruvido e fingiamo di spingere.
    ma la porta è semplicemente lì, sospesa, senza alcuna parete a darle un senso.
    altre volte invece sono gabbie senza porta, quelle in cui ci diciamo segregati.
    ma siamo noi a volerlo, a farlo, siamo sempre noi: ad aver bisogno di porte o di pareti inesistenti.
    perché è solo così che possiamo segnare un confine per il nostro essere.
    (meglio? non mi piace passare per anonimo.)

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    1. In effetti il filo d'Arianna si era interrotto. Mi piace risalire a ritroso e cercare di capire la testa di chi sta a monte. Mi dispiace non poter leggere qualcosa di recente, ma è altrettanto piacevole ritrovare seminati questi pensieri che fanno un po' da spalla a quelli miei a volte un po' sgangherati.

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