18.5.15

Esegesi del Morto di Fame

Mettendo un anno sopra l’altro dovresti apprendere la saggezza, ma solo nei migliori dei casi e secondo la teoria. Impari che non hai bisogno di molte persone attorno, ma cominci a coltivare i rapporti che reputi abbiano un valore aggiunto rispetto altri, perché il ritorno delle tue attenzioni, in qualche modo, sono per te gratificanti sul piano affettivo. Allora qualcuno mi spieghi perché, nonostante ci pensino la quotidianità e l'invecchiare stesso a fare selezione nelle amicizie, debba ripetutamente avere qualche morto di fame nelle conoscenze più ristrette.
Tante cose, fin troppe, mi fanno salire il sangue al cervello: il populismo, l’ignoranza del pecorone che non ci prova nemmeno una volta a mettere in discussione la men che minima frase fatta, i provoloni seriali da strapazzo, le pellicine trascurate delle unghie, i modelli di scarpe del cazzo, le borsette di plasticazza che vi trascinate dietro; e potrei continuare per ore, perché sa Dio se ogni tanto trovo qualcosa che mi vada bene, ma soprattutto per un periodo sufficientemente lungo. Invece ecco, nell'elenco ci butto tutta la sfilza dei morti di fame (di seguito "MdF", pronunciato come emmedieffe. Ben diversi dai morti di figa, per i quali c’è tutto un capitolo a parte) che ho incontrato e continuo a frequentare. La casistica dei mortaccioni è ben variegata, quello che li accomuna è la profonda stupidità, il ritenere di avere l’intelligenza per fottere il prossimo, e che il prossimo sia talmente decerebrato da non intendere che lo stai fottendo. In realtà il pseudo-fottuto-decerebrato se ne accorge, magari non subito, e forse per eccesso di buonismo gliele fa passare tutte, ma la figura di merda - alla fine dei conti - state certi che sarà esclusivamente dell'MdF.
1. L'MdF ha un attaccamento esagerato per il denaro, gode nell'accumularlo. Denaro, denaro e ancora denaro. Ben differente dal concetto di ricchezza. Il motivo, il benessere forse? Nossignori, accumula per il gusto di farlo, perché è gratificante. Tutto quanto sarà messo al sicuro in banca, i più accorti potranno investirlo in titoli o mattone, ma raramente questo tesoretto verrà anche solo leggermente limato per rinnovare l’abbigliamento dagli anni ’90, o per un taglio moderno o uno shampoo dal parrucchiere, o per un fine settimana di vacanza fuori porta. 
2. L’MdF ti fa passare avanti nella coda al cinema perché deve chiedere l’ingresso gratuito essendo “figlio di”.
3. L’MdF alle feste/cene si offre sempre di fare la spesa per gli altri, ma raramente vedrai tutti gli scontrini perché quello che ama fare è “la cresta”, pur non essendo punk e non essendo un gallinaceo.
4. L’MdF, al momento del conto del ristorante, ha sempre i soldi contati per pagare la sua parte, ritira i soldi degli altri ma non ha mai il resto, adducendo un “poi me li faccio cambiare, poi facciamo, poi addio”.
5. L’MdF non ha mutui e affitto sul groppone, ma agli aperitivi cercherà di scroccare sempre una birra, di fare finta di aver già pagato, perché andare nel portafoglio di questi individui significa violare la Verginità suprema.
6. L’MdF farà le vacanze rigorosamente al risparmio, possibilmente cercando di squattare divani, pavimenti o altro nelle case di persone con cui non hanno più alcun tipo di conversazione dal 1991.
7. L’MdF ha un impiego a tempo indeterminato, ben pagato, ma quelle quattro ore di straordinario al giorno te le riesce a fare ugualmente, perché questo lo salvaguarda dalla tentazione di fare la spesa, ma potrà pensare da chi scroccare la cena.
8. L’MdF non invita nessuno a casa, se lo fa vi chiederà di passare a prendere le pizze facendole pagare a voi e poi recitando dimenticanza per tutto il resto del tempo. Se invece le pizze andrete a prenderle insieme, non farà mai prima il gesto di pagare, aspettando lo facciate voi, al massimo potrà dividere al centesimo.
9. L'MdF a cena da voi si presenta con la crostata industriale prossima alla scadenza perché era in offerta al 70% al supermercato, e lascia il relativo bollino in evidenza.
10. Alle cene in cui ognuno porta qualcosa, se il cibo portato da loro non sarà toccato non lo lascerà di certo al padrone di casa per l'ospitalità ricevuta, bensì se le porterà indietro con molta naturalezza. 

Sta di fatto che l’MdF non ci rimetterà mai, ma ogni volta che potrà spillarvi qualche soldino per lui sarà una vittoria che avrà una scarica orgasmica lungo la sua schiena. 
E tu, tu che fai? Sopporti, fai notare, ne ridi, te ne fotti perché “Signori si nasce e io lo nacqui, modestamente”?


Tutto questo è non è frutto dell'immaginazione, purtroppo non è Galbusera, ma è una storia vera.

3 commenti:

  1. un ritratto così preciso che pare manchino solo due dati: il nome, il cognome.
    sono sincero, un uomo così non lo conosco, eppure l'ho cercato dentro di me, ad ogni tua frase mi sono rivisto.
    mi sono visto aprire l'homebanking per vedere se era entrata quella cosa, che se no devo aggiustare con la carta, mi sono rivisto da quel cazzo di parrucchiere che mi chiede 50 euro per un quarto d'ora del suo tempo con vista sulle sue clienti mezze vip e mezze veline ma che poi resto con una qualche forma per tre mesi tre, mi sono visto prenotare le ferie a gennaio per giugno solo perché ora posso pagarle, poi chissà e se non non si parte mai, mi sono visto trovare i soldi esatti della divisione del conto, lasciarli agli altri e andar fuori come liberato, che si arrangiassero, mi sono visto arrivare da ospite con la birra che non bevo ma che piace agli altri, mi sono visto perdere ogni singola coda con l'onore della gentilezza.
    la cosa strana è che considero ciascuna di queste mie mosse come un difetto caratteriale.

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  2. Non siamo né formiche né cicale, siamo persone semplici che ogni tanto si gratificano con poco, perché si lavora per vivere, e non il contrario. Siamo Signori nel nostro piccolo, ma ci sono questi soggetti che provano a farti sentire pure in colpa, come se prendersi un caffè al bar ogni tanto fosse quasi un peccato veniale, come se scegliere di mangiarsi un piatto fatto con grazia al ristorante fosse un inutile spreco. In realtà, nei piccoli piaceri della vita, io ci vedo attenzione per il mondo, per il tempo che ci attraversa, un momento di riflessione nel turbinio confuso, la convivialità e il tornare a parlare occhi negli occhi. Ma questi sono stupidi, che rimangano a riempire il porcellino, sperando che non arrivi un ladro più scaltro di loro.

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  3. l'attenzione per il mondo, per il tempo che ci attraversa.
    quanta consapevolezza in queste due piccole cose.
    il vento preso di pancia che ci porta pezzetti di universo, parole piccole e sillabe che si attaccano all'anima e che trovano nuove forme prima di essere trascinate di nuovo fuori. piccoli contagi che ci cambiano e che ci regalano ogni volta qualche parola nuova.
    non c'è tempo da dedicare a coloro di cui parli, non c'è il tempo loro per te, non c'è tempo tuo per loro.
    c'è invece un quotidiano appuntamento con un tramonto. e quello non si deve perdere, mai.

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