2.7.15

L'amica di varici

Dovete sapere che a Rimini la vita di mare è apprezzata diversamente dall'abitante locale rispetto al turista. Anche se da casa mia a toccare la sabbia ci saranno forse un paio di chilometri e non di più, questa faccenda non è cambiata molto nel tempo, e credo pure sia rimasta così ora, ché se le cose mutano per tutti, per la provincia si muove in maniera molto più bradipesca, o bradiposa, insomma lentissimamente.  
Voglio mostrarvi uno spaccato che difficilmente viene colto, pur essendoci passati quasi tutti quanti in Riviera Romagnola almeno una volta nella vita, e se non fosse stato per un episodio spiacevole, nemmeno io ne sarei venuta al corrente.
Era l’agosto del 1989, il 27 per la precisione. Mia madre da una settimana trascorreva le notti al capezzale della nonna morente, ma ormai la sua campana era suonata, così quella mattina arrivò una telefonata dall'ospedale e tutti quanti si precipitarono fuori di casa lasciandomi tutta sola. Nella fretta, nessuno della mia famiglia si preoccupò di affidare a qualche vicino 'sta pora crista di dieci anni. No, smollata lì. Evvabbe’, tanto era già da qualche tempo che passavo gran parte della notte in autogestione: mamma era in ospedale, papà faceva il metronotte, e quindi lavorava di notte come si intuisce dal nome, (altrimenti sarebbe stato un metrogiorno), mio fratello di vent'anni era in licenza militare e figurati se aveva voglia di stare con quella palla della sorella se poteva scegliere di correre dietro alle donzelle. 
Non so, istintivamente dobbiamo essere un po’ come i cani, infatti a un certo punto uscii di casa e mi incamminai lungo il vialetto mettendomi ad aspettare all'ingresso che qualcuno tornasse dall'ospedale (mica c’erano i cellulari e tutta questa connessione). In quel momento comparve Maria. 
Ora, dovete sapere che lì attorno ci si conosceva tutti tutti per nome, e c’erano un tot di Maria che per distinguerle non le si chiamava per cognome, ma per figlia di quello o moglie di quell’altro. C’era la (sì, con l’articolo) Maria dell’Emma, c’era la Maria di Ginetto, c’era la Maria dei Frizzi&Lazzi e poi c’era quella che mi raccolse dalla strada mossa da compassione: la Maria di Sgrigna. Mi chiese ma che ci fai lì, le risposi è morta nonna e mi hanno lasciato da sola (labbrone e occhio lucido). Maria mi accompagnò a prendere un costume, chiamò l’ospedale e non so come avvertì qualche infermiera che mi avrebbe portato al mare con lei, ma quest'ultima doveva esserselo annotato nella lista dei chissenefrega. 
Nella mia famiglia siamo stati sempre poco lucertole, perché il sole innervosisce e fa male alla pelle, quindi, solo a dieci anni vidi lo scenario subito dopo l’alba, quando i riverbero è così intenso che gli occhi sono ridotti a due fessure sottilissime, o il mare è così piatto e talmente trasparente che puoi vederti chiaramente i piedi e i pesciolini nuotarti tra le gambe. In questo frangente, che si esaurisce alle 9.30-10, si può incontrare una popolazione di riminesi che raramente si mischia al turista, a meno che quest’ultimo non sia talmente affezionato alla Riviera da passarci tutte le estati che dio gli ha concesso. Qui trovi il vecchietto intento a raccogliere vongole e a infilzare cannelli nella secca del mare, incontri le donne anziane con le varicose alle gambe. Nella fattispecie, la vecchia riminese ha una sesta di seno tendente alla settima, una pancia della stessa prominenza, sul decolté ci si potrebbe appoggiare il vassoio con le tazzine dal caffè tanto arrivano a combaciare la linea dell’orizzonte. La vecia tutta pettoruta con il tronco da scaldabagno, dimostra settant’anni da sempre, ha due gambette rinsecchite con le varicose sporgenti un dito, la nocetta (alluce valgo, nda) e l’immancabile unghia del piede pittata di rosso o bianco perlato, indossa come divisa un costume intero scuro che le fascia le forme ma la snellisce. Va in spiaggia alle sette del mattino, quando in realtà è sveglia dalle cinque e ha già messo sul fuoco il sugo per il pranzo e lavato tutti i pavimenti di casa. Alle sette, ma non più tardi delle otto, scende in acqua, ma deve arrivare in Croazia per trovare il mare dell’altezza ideale perché c’è la bassa marea all'alba. Cammina nell’acqua gelida e cristallina del mattino, un toccasana per la sua circolazione bistrattata da età e strutto. Nel frattempo spettegola fitto fitto, saluta rumorosamente quando incrocia le sue simili e si aggiorna sui cazzi&mazzi di tutti.
A quell’ora del giorno non c’è gioventù in giro, al massimo qualche tiratardi svenuto in spiaggia che non ricorda nemmeno come ci sia arrivato, le famiglie sono rarissime, bambini piccoli non ne parliamo. A quell’ora si sta bene nel letto.
L'amica di varici predilige di gran lunga la spiaggia libera adiacente al porto canale di Rimini, e dopo che ha fatto avanti indietro tante di quelle volte da rendere il fondo melmoso, si ferma e può fare solo una cosa: andare a seguire qualche partita alla bocciofila. 
La bocciofila della spiaggia libera è (sempre esista ancora) una buca ricavata nella battigia con il fondo di sabbia dove si alimentano vere battaglie all'ultimo sangue tra agguerriti anziani. Diciamo pure che questa si classifica come "bocciofila estrema". Vuoi mettere gli attriti e le asperità che si creano rispetto alla pista fighetta in cemento a cui siamo abituati? Io dico che se dovete trovare i talenti e le “nuove” promesse delle bocce, potete farlo solamente in questo posto. 
Saluti a tutti.

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