19.10.15

Il magico potere del riordino (Marie Kondo)

facendo ordine in casa in modo radicale, cambiano drasticamente anche la propria forma mentis, il proprio modo di vivere e la propria esistenza.
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Perciò non saper riordinare o non riuscire a tenere la casa in ordine sono comportamenti che affondano le radici in una dimensione psicologica (nell'accezione di atteggiamento). In altre parole, riordinare è al 90% un atto mentale.
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Essere disordinati non è un fattore ereditario e non ha nulla a che vedere con la mancanza di tempo.
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non bisogna prendere l’abitudine di riordinare un po’ alla volta, ma è importante mettere a posto una volta per tutte, perché solo così il vostro modo di pensare cambierà drasticamente.
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L’azione del disordinare è un meccanismo di difesa che le persone fanno scattare per distogliere l’attenzione dall'essenza del problema.
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Trovarsi in una stanza pulita e ordinata ci obbliga a confrontarci con le nostre emozioni e la nostra interiorità. Ci fa notare quei problemi che abbiamo sempre cercato di eludere e ci costringe, volenti o nolenti, ad affrontarli. Nel momento stesso in cui inizierete a riordinare, sarete costretti a resettare la vostra vita e di conseguenza questa comincerà a cambiare radicalmente.
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Perciò, quando riordinate dovete innanzitutto liberarvi delle cose che non vi servono. È importante che esercitiate un’azione di autocontrollo e resistiate alla tentazione di cominciare a riporre gli oggetti finché non avrete esaminato con attenzione che cosa conservare e che cosa buttare.
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In queste situazioni, se senza pensare si riordina ogni stanza separatamente, com'era successo a me, si rimane intrappolati in un circolo vizioso in cui si continuano a riordinare le stesse cose senza rendersene conto. Perciò la soluzione è riordinare per categoria. Non bisogna ragionare nei termini di «Oggi riordinerò questa stanza», ma porsi obiettivi precisi come «Oggi mi occuperò dei vestiti» e «Domani penserò ai libri».
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esistono tre categorie di «disordinati»: «quelli che non sanno liberarsi delle cose», «quelli che non sanno dove metterle», e in ultimo un mix di entrambi, ovvero «quelli che oltre a non sapersi liberare delle cose non sanno dove metterle».
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Le azioni fondamentali da eseguire sono due: buttare via ciò che non serve e trovare una collocazione a quello che rimane. È importante ricordarsi che buttare viene prima.
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Se continuerete a indagare sui perché del vostro stile di vita ideale, vi accorgerete di una semplice verità: che liberarsi di qualcosa o possedere qualcosa serve per essere felici.
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Conservate solo ciò che vi emoziona, il resto buttatelo via senza ripensamenti. Così facendo, da quel momento la vostra vita verrà resettata e comincerà il nuovo corso della vostra esistenza.
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Arrivati a questo punto avete capito che è importante riordinare non una stanza alla volta, ma una categoria alla volta, e che radunare tutte le cose simili per fare un’unica cernita è un buon accorgimento per liberarsi di ciò che è superfluo senza difficoltà.
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In altre parole, le persone non vogliono buttare via un oggetto perché è ancora utilizzabile (valore funzionale), perché contiene informazioni utili (valore informativo) o perché è pieno di ricordi (valore affettivo). Se in aggiunta è anche difficile da procurarsi o da rimpiazzare (fattore rarità), liberarsene diventa sempre più difficile.
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La conclusione cui sono giunta è che per rendere meno difficile decidere che cosa buttare prima di iniziare la fase di riorganizzazione, l’ordine è questo: prima i vestiti, poi i libri, in seguito le carte, gli oggetti misti e in ultimo i ricordi.
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Anche se mia sorella non si è mai lamentata, sono certa che non sia mai stata molto convinta quando accettava le mie cose. Seppure in buona fede, volevo solo trasferire su qualcun altro il senso di colpa che buttare qualcosa mi creava. A pensarci adesso, è una cosa orribile da dire.
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Ogni cosa svolge una funzione diversa: non tutti i vestiti devono essere usati fino a quando sono logori e consunti. Lo stesso vale per le persone: non tutti quelli che incontrate sono destinati a diventare amici intimi o innamorati. Proprio perché avrete dei problemi ad andare d’accordo con alcune persone – e altre non le sopporterete affatto – quando troverete qualcuno che vi piace veramente, lo apprezzerete ancora di più.
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Libri mai letti: il giorno in cui deciderete di leggerli non arriverà mai. Il primo motivo per cui le persone non riescono a buttare i libri è il pensiero che un giorno potrebbero avere voglia di rileggerli.
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Per un libro il tempismo è un fattore vitale: il momento giusto per leggerlo è quello in cui lo incrociate sul vostro cammino.
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Ma non preoccupatevi. I ricordi che conservate con cura nel vostro cuore non verranno dimenticati nemmeno se vi separerete dai vostri cimeli. Anzi, se pensate al futuro, non credete sia meglio dimenticare in fretta i ricordi del passato da cui è il caso di separarsi? Noi viviamo nel presente. Per quanto il nostro passato sia stato splendente, non è possibile in alcun modo riviverlo e, credetemi, le emozioni che proviamo ora sono la cosa più importante.
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Quando tenete in mano i vostri ricordi e decidete che cosa buttare via e che cosa conservare, per la prima volta nella vostra vita vi confrontate con il passato. Finché queste cose rimarranno sepolte nel fondo di un cassetto o in uno scatolone, pur non rendendovene conto, il vostro passato resterà un peso che vi zavorra e vi impedisce di vivere il vostro presente. Mettere in ordine le proprie cose una per una significa mettere in ordine anche il passato. Sistemare i ricordi vi fa resettare la vostra vita e vi fa saldare i conti in modo che possiate muovere i passi successivi verso il vostro futuro.
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Lo spazio in cui viviamo è destinato alla persona che siamo e saremo, non a quelle che siamo state nel passato.
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La maggioranza dei metodi di riordino dà indicazioni numeriche precise come: «Buttateli se non li usate da due anni», «La quantità ideale è composta da sette giacche e dieci camicette», «Eliminate una cosa per ognuna che ne comprate».
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Separarsi da qualcosa non vuol dire rinunciare alle proprie esperienze passate o alla propria identità. Attraverso la selezione delle sole cose che vi emozionano riuscirete a identificare nei dettagli quello che amate e quello di cui avete bisogno.
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Stabilite un posto fisso per le vostre cose una volta per tutte e ne scaturiranno effetti incredibili: non solo non comprerete più cose inutili, ma sarete anche motivati a ridurre le scorte di oggetti superflui.
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Credo che chiunque sia consapevole che la causa principale del disordine si deve al fatto che possediamo troppe cose. E la ragione per cui possediamo troppe cose, nella maggior parte dei casi, è che noi stessi non siamo consapevoli di tutto ciò che possediamo.
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Per capire noi stessi possiamo sederci alla scrivania e fare autoanalisi oppure ascoltare quello che gli altri hanno da dire su di noi, ma io credo che il modo migliore sia riordinare. Dopotutto, le cose che possediamo raccontano accuratamente la storia delle scelte che abbiamo fatto nella vita. Riordinare è un modo di fare l’inventario delle cose che ci piacciono davvero.
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uno degli effetti del «magico potere del riordino» è la fiducia nelle proprie capacità di scegliere. Toccando le cose una per una e chiedendoci se ci fanno battere il cuore, decidiamo se le conserveremo o se ne faremo a meno.
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A furia di ripetere questo procedimento centinaia e migliaia di volte, affiniamo la nostra abilità di scegliere. Chi non ha fiducia nella propria capacità di giudizio, non ha fiducia in sé stesso.
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Dal momento che mi riusciva difficile creare legami di fiducia con le altre persone, sentivo un forte attaccamento alle cose.
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Quando analizziamo veramente a fondo, le ragioni che non ci fanno separare da qualcosa possono essere soltanto due: attaccamento al passato o ansie per il futuro.
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Abituarsi a buttare affina le proprie capacità decisionali. Conservando cose inutili viene sprecata l’opportunità di sviluppare queste abilità.
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Accumuliamo le cose materiali per lo stesso motivo per cui mangiamo: per soddisfare un desiderio. Comprare in maniera compulsiva e mangiare e bere in eccesso sono tentativi di alleviare l’ansia.
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