9.3.16

Chi manda le onde (Fabio Genovesi)

La gente si lamenta sempre che la vita è tutta uguale e piatta e noiosa, ma se poi passa qualcuno che è un po’ diverso allora si agita e si spaventa.
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A volte succedono delle cose che non puoi fare altro, puoi solo metterti a piangere e andare avanti così, aspettando il momento che ti riesce qualcosa di diverso.
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A cosa serve conoscere il destino e le cose che ti vengono incontro, se poi quelle brutte non le puoi scansare e quelle belle, anche se le abbracci forte, scivolano via nel vortice del passato?
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Le storie della Bibbia raccontano la vita di Gesù oppure cose successe tanto tempo prima di lui, che infatti si chiamano Antico Testamento e sono più emozionanti, perché Dio si arrabbia sempre e distrugge le città con delle palle di fuoco oppure manda gli insetti assassini a mangiare la gente. Con Gesù invece non c’è mai azione. A me lui sta anche simpatico, però certe volte come carattere mi somiglia troppo e allora mi fa rabbia. Perché la gente lo tratta male, e lui sta zitto e fermo e non reagisce mai.
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insomma, forse non sono proprio uguali, ma dentro hanno lo stesso spirito, la stessa bomba di passioni che scoppia e cancella il mondo intorno, questo mondo piccolo e meschino. E vaffanculo il paesino dove siamo nati, vaffanculo i genitori, vaffanculo la scuola e i voti e i vestiti firmati e il giro in centro il sabato pomeriggio a guardare e farsi guardare e tutte le altre stronzate che ti circondano e piano piano si avvicinano, sempre più strette, fino al giorno che ti saltano al collo e senza che te ne accorgi diventi uno schiavo come tutti gli altri.
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Una favola, uno di quei viaggi che sei felice perché ti sembra che da quel momento si apra davanti a te la vita vera, che è appena un passo in là e ti aspetta in tutto il suo splendore. Poi però il tempo passa e ti rendi conto che la vita non ti stava davanti, la vita era proprio quella lì, precisamente quei giorni, quelle notti, la sentivi a un passo e invece ce l’avevi addosso. Pensavi fosse un assaggio, un riscaldamento prima di arrivare a quell’età fantastica che sei grande e non devi più obbedire a nessuno e tutto è splendido. Aspetti, speri e non ti accorgi che lo splendore è proprio questo qui, e quando lo capisci ormai se n’è andato e resti solo a ricordarti com’è stato.
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ci sono sempre un sacco di buonissime ragioni per fare la scelta sbagliata.
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Che scema, che cretina, possibile che pensi sempre così tanto e non ti ricordi mai niente?
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Perché tu ci lavori coi capelli, e ogni giorno vedi tutte queste ragazze e signore che vorrebbero cambiare la loro vita e sperano di cominciare cambiando taglio, colore, acconciatura. Smettono di tenere i capelli lisci o ricci, smettono di farsi le mèches, e pensano di poter fare lo stesso con la tendenza a fidarsi di tutti, a cercare di far felici gli altri fregandosene di essere felici loro, a fare finta che le situazioni gli vadano bene quando invece non gli vanno bene per niente.
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se le persone tristi hanno un’utilità è quella di ricordarti come tu non devi essere mai.
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Alto, capelli biondi e lunghi, addosso solo una maglietta blu scolorita con sopra disegnata una palma. Il tipo di ragazzo che le donne ci finiscono sotto psicofarmaci, e gli uomini invece tornano alla paura di quando avevano quattordici anni e si accorgevano che un compagno gli sembrava bello, troppo bello, e allora si rigiravano nel letto tutta la notte col terrore di essere finocchi e di avere davanti anni e anni di bugie ai genitori, di battute sceme della gente e magari di pestaggi da bande di nazisti di periferia.
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Perché le cose quando devono succedere sono prepotenti, se ne sbattono dell’impossibile e dell’assurdo, si mettono in cammino a testa bassa e semplicemente succedono.
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Perché la cosa bella di quando sei sperso e non sai più dove andare è che almeno sei libero di guardarti intorno e scegliere la via più facile.
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Ma la vita vera non è così, spesso nella vita quello che serve è crederci, tanto forte che poi le cose devono obbedirti e succedere per forza. Senza troppi preparativi, senza precauzioni, ci vuole solo la scarica elettrica che ti fa alzare il culo dalla sedia, toglie il fiato ai discorsi e scatena l’azione.
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Un sogno quando comincia non importa se durerà una vita o cinque minuti: un sogno comincia sempre per durare in eterno.
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e uno si sveglia ogni giorno e si veste e si pettina ed esce di casa perché sa che ogni tanto, nei giorni sempre uguali, a sorpresa si infila un pezzetto di questo tempo qua, e giustifica tutto il resto.
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«Non so se sono brava a consolare le persone.» «Sei mia figlia, sei brava per forza. E questa è una sfiga Luna, ricordatelo.» «Perché una sfiga? Non è una bella cosa?» «Sì, certo, bellissima. Poi però succede che tutti vogliono essere consolati dei loro problemi, e ai tuoi non ci pensa nessuno, nemmeno te.»
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il dolore non ha fretta. Arriva piano, tanto che per un po’ ti guardi intorno e non capisci, cominci a pensare “Ma insomma, dov’è?”. E lui intanto si avvicina, si avvicina e sale, e quando ti arriva addosso è così enorme che non puoi scappare.
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Ma il coraggio è facilissimo, se rischia un altro al posto tuo. Non è coraggio, è essere stronzi punto e basta.
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No, perché oltre agli esercizi, oltre all’impegno e alla determinazione, in queste cose si infiltra un elemento malefico e ingiustissimo che se ne frega del tempo e dell’impegno. Questo elemento si chiama talento, e Sandro, porca puttana, non ce l’ha. Anzi, è proprio negato.
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E la mamma ha fatto bene a darmi uno schiaffo. Lei è buona, io no, io me ne frego di tutto e penso solo a me. Ma per forza, cavolo, se non mi penso da sola, a me non pensa nessuno.
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La morte è così, arriva e si porta via tutto. Anzi, no, non è vero, non tutto tutto, la morte lascia sempre qualcosa, solo che quello che lascia non c’entra più niente con quello che c’era prima. Eppure non resta altro, e allora ti ci devi aggrappare.
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Ha preso dei cazzotti? Ne deve prendere il doppio. E ogni colpo, ogni mazzata che gli si schianta addosso la deve accogliere come una spinta che lo fa correre più forte verso dove vuole lui. Senza domandarsi cos’è che vuole, senza usare così tanto quel cervello maledetto che è buono solo a trovare ragioni per non fare nulla.
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La mamma non ha risposto, Ferro nemmeno, e a volte quando vuoi far capire davvero qualcosa a qualcuno il modo migliore è proprio non rispondere.
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«La vita va avanti bimba, quello che succede succede. Va sempre avanti e se ne frega se te vuoi andare da un’altra parte o se vuoi stare ferma per conto tuo. La vita ti porta dove gli pare a lei.»
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«La vita è questa qui, ragazzi, è meglio che lo imparate subito. La vita è un temporale, è una burrasca. È una tempesta di schiaffi, con dentro ogni tanto, per sbaglio, una carezza. Ma è una su centomila, quegli altri sono solo schiaffi dati bene e forte.
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Perché succede questa cosa strana, che se una persona non la vedi per un po’ di tempo, più la ami e più ti dimentichi com’è fatta. Ti scordi proprio il viso, l’aspetto. È strano, ma è così. Forse perché quando ci pensi ti vengono in mente tante altre cose sue: la voce, quello che dice e come lo dice, il profumo e il modo di camminare, e invece la faccia te la dimentichi.
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Siamo tutti normali, finché non ci conosci abbastanza.
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E a vederla così, dal basso e senza una siepe di alloro in mezzo, verrebbe da rialzarsi di scatto e stringerla, e baciarla e portarla in casa e fare l’amore finché i loro corpi a forza di strusciarsi non si consumano e restano solo due macchie di sudore e piacere e il profumo pieno della felicità.
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la sua bellezza resiste a queste mortificazioni e anzi ti salta addosso ancora più feroce, come il cinghiale che quando gli spari ti conviene stenderlo al primo colpo, perché se lo ferisci solamente lui si scatena e ti travolge, ti butta per aria e poi ti frulla per terra, e tu giri e giri e se ti resta un braccio sano cominci a sventolarlo per salutare il mondo e ciao.
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E allora il vecchio parte con una scarica di offese a Dio e alla Madonna e a diversi santi che qualcuno forse neanche esiste, accostandoli a varie specie animali che strisciano nel fango e portano le malattie.
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Chi manda le onde (Fabio Genovesi)

1 commento:

  1. ciao, sono Anna da Re e sono la digital PR dei libri Mondadori. Vorrei mettermi in contatto con te, ma non trovo nessuna indicazione sul blog... hai un indirizzo email a cui scriverti?
    Grazie mille.
    Se vuoi scrivermi tu: anna.dare@mondadori.it

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