29.5.16

ventinove maggio duemilasedici

Una voce tra le tante del web mi lanciò qualche mese fa una sfida: scrivere tutti i giorni, per me e basta, quello che mi succedeva e farne un sunto a fine giornata. Da allora sono stata poco presente in questo posto che spesso è stata una valvola di sfogo, lo scrivere catartico. 
E' arrivata Ester, e appositamente non ho mai voluto scrivere nulla. Da quando scoprii che una vita cresceva nella mia pancia, allora solo 2 mm, sono diventata iperprotettiva, per lei, per me stessa. Svelando solo a pochi il perché avessi smesso di correre, di comparire mezza nuda. 
Insomma, la piccola cresce ogni giorno un po' di più, e la memoria è presa dalla sua continua gestione, come è giusto che sia. Allora dimentico tutto: appuntamenti, anniversari, compleanni, visite, persino che in frigo ci fosse già aperto il vasetto di coniglio (omogeneizzato, ndA).
Perdo pezzi, perdo la forma fisica, perdo il ritmo nelle gambe, perdo le persone, ma non dimentico te.
A volte credo siano la rabbia e il risentimento a legarci ancora alle persone, ai rapporti che non hanno funzionato. Facebook ti notifica ogni giorno i ricordi da rivivere. E mi sale la carogna, perché le storie non dovrebbero finire così stupidamente, senza una vera fine. Finiscono se ci sono morte, una calamità, un terribile e irreparabile litigio o uno sgarro. 
Ma tu dimmi come può finire una cosa che non ha avuto una fine. 
Sì, mi detesto, mentre a te riservo tutta la mia rabbia, per non esserci stata per la tua testardaggine, per non aver visto la mia pancia crescere, per non aver visto la piccola con un giorno di vita, per non esserci stata nelle mie cadute, per non esserci nemmeno ora, per avermi strappato il tempo di vedere crescere tuo figlio che per me rimane fermo a due anni e mezzo. 
La nostra non è più amicizia, ma un rapporto basato sulle attese. Entrambe aspettiamo un passo dell'altra, solo che tu non lo farai mai, e nemmeno io.
Dà un bacio a F.

Nessun commento:

Posta un commento