9.2.17

Dieci cose detestabili


1. Consigli non richiesti
Alzi la mano chi non si è trovato almeno una volta nella vita a ricevere consigli non richiesti. Tu sei lì che ti fai beatamente gli affari tuoi, perché sei talmente inserito nella tua ruota da criceto, a una tale velocità, che non riesci nemmeno a rallentarla. Vai così veloce che non hai il tempo di infilarci un imprevisto, che taac, arriva tra un come va e l’altro il suggerimento del cazzo.
Bisognerebbe prendere come esempio mio suocero o la donna delle pulizie. 
Ciao-come-va?Tutto-bene-grazie-e-tu?Tutto-bene-grazie”, e solo dopo si inizia a parlare. In realtà non frega davvero come stai, è solo una formula “preparatoria”, un “buongiorno” solo molto più lungo. Tu quelle cose le sai già, magari le metti già in pratica da tempo immemore, ma qualcuno deve fartelo notare, perché evidentemente la mia faccia è più simile a una bietola bollita che a una prugna avvizzita, oppure semplicemente l’ego altrui è talmente spropositato che è solo un esercizio di retorica. Il risultato è che incasso, una sorsatina di succhi gastrici, poi torno a fare come mi pare diventando sempre più misantropa.
2. Mammine
Mammine prese singolarmente di solito è ok. Mammine insieme maggiore o uguale tre è il male. Scatta una competizione che manco nella finale dei 100 mt alle olimpiadi. Agglomerati di mammine fanno a gara per qualunque cosa, in qualsiasi momento della vita dei sventurati criaturi. 
Tuo figlio sta seduto, il loro cammina già e si arrampica come una scimmia ai pali della luce. Tuo figlio sputacchia la pappa, il loro ha già 18 dei 20 denti latte e ti sgranocchia un bufalo, ancora vivo. Tuo figlio dice solo mamma-pappa-cacca, il loro ti cita Infinite Jest a memoria e in inglese. Il tuo ha la febbre, il loro si è beccato l’ebola con uno sguardo torvo. Il tutto nella fascia di età 0-18 mesi. Minchia, che fatica.
3. Educatrici del nido
Delle sante quelle donne, che riescono a sopportare tutta quella marmaglia senza perdere il senno. Un neonato ti sfinisce, mai quanto però via via che crescono, aumentano di peso, dimensioni   ed energie, ma non sono comunque ancora autonomi dal punto di vista motorio e tutti i frizzi&lazzi© connessi. Però le stesse educatrici sono bravissime a insegnarti il senso di colpa, o perlomeno ad aggravarlo, oppure a fare i confronti con gli altri. Tu, madre chiaramente degenere, preferisci portare tuo figlio al nido invece di stare a casa con lui, perché hai questo vizio di dover mangiare e lavorare. Accetti spontaneamente di metterlo alla mercé di virus e batteri, anziché tenertelo a casa sotto la campana di vetro. Oggi tanta tosse, oggi una scarica brutta, oggi noiosa, oggi pappa poca, oggiprcmdnnebbasta. Oh, finalmente i denti anche lei. Oh, sta provando a camminare. SAI, MANCAVA SOLO LEI. Eh, cammafà, le diamo la maglia nera? Mio marito dice che sono solo chiari sintomi di una mia sofferenza di codapaglismo. Sarà, ma che fatica.
4. Fretta
Questa storia che la gatta frettolosa fece tutti i gattini ciechi non l’ho mai presa benissimo. Come già parlato pochi post fa, io sono lenta, quindi la fretta è mia nemica. Sapessi il mio lavoro, che va a periodi in cui non puoi alzare lo sguardo dalla scrivania, altri che stai lì a slogarti le dita nel campionato di girocoipollici. Quindi cosa succede quando hai il tempo contato? Il Cliente ti chiede automaticamente delle modifiche a 5 secondi dalla deadline. (Deadline si chiama così perché ci arrivi morto, nda). Sai cosa succede quando al mattino le azioni per vestire te, tua figlia e sailcazzo, sono cronometrate? Tua figlia caga come non mai, tu esci in ciavatte e fai suonare per sbaglio anche l’allarme di casa, magari. Diobono, che fatica.
5. Mio padre
Cosa vuoi che ti dica, non lo sopporto. È quello che mi ha donato metà del mio patrimonio genetico e tanta indifferenza. Devo aver sbagliato famiglia o epoca, quando si facevano i figli per dimostrare che eri come la scritta sull'elastico delle mutande: UOMO. Ma di solito è OMOU, perché mi sbaglio e le mutande le piego sempre alla rovescia. 
Il tempo ci ha allontanato, la distanza ci aveva già pensato, la vecchiaia ha completato il suo lavoro. Alla fine siamo diventati due estranei costretti a stare sotto lo stesso tetto qualche volta all'anno, per il resto tanto livore e basta. Per me lui è un peso nel caso si dovesse ammalare gravemente e mia madre non ce la facesse; per lui io sono quella da non perdonare perché me ne sono andata e non sono rimasta a fare il suo bastone della v’ciaia.
6. Macchina sporca
Una volta avevo i capelli sempre puliti, addominali tonici, notti riposanti, una casa molto più piccola, e una macchina abbastanza pulita. Ora ho una figlia di 13 mesi, i capelli lavati in fretta e stirati ogni cambio di governo, sono flaccida come un barbapapà, una casa grande ma su quattro piani (mannaggialaputtana), la macchina è un merdaio fuori e un pollaio dentro. Siamo sfiniti, ma in compenso siamo molto più felici e ridiamo il doppio.
7. Cucina in disordine
Poche cose mi infastidiscono come la cucina sottosopra. E con le mie poche cose ci sarebbe da riscrivere la Treccani. Va bene che l’Universo tende spontaneamente all'entropia, ma per piacere potremmo lasciare libero il mio piano di lavoro? Perché, santissima miseria, le stoviglie si accumulano in un attimo? Perché non esiste una lavaeriordinastoviglie che non sia una brasiliana di mezz’età che iddiolabenedica? In realtà un modo per mantenere l'ordine esiste, me lo insegnò Tea (Ciao, Tea!). Non lo ricordo nel dettaglio, ma puoi studiartelo e adattare alle tue esigenze: il metodo FLYLADY. Tutto partirebbe dal tenere lindo, libero e splendente il lavello. Insomma ‘sta cosa del lavello ti fa guadagnare punti karma che puoi usare per fare poi quello che vuoi. 
8. Nodi
Il gatto prendilo a pelo corto, per piacere ja, oppure rassegnati alla gran rottura di palle di:
- pelo ovunque, nel cibo soprattutto, tra le chiappe persino;
- pelo infeltrito duro come ossa;
- un animale da spazzolare incazzato, tu incazzato e sfregiato.
9. Macchie sul muro
Ora sono le macchie nel muro perché è imbiancato di fresco. 
Ah, lo sapevate che dopo 4 anni le pareti andrebbero imbiancate nuovamente perché perderebbero l’affascinante aspetto fresco? Però questo lo dice il mio imbianchino, quindi boh. 
Insomma, sono sensibile a tutti i segni sul muro, per dire, quando becco mia figlia con qualcosa da mangiare in mano, specie se unto o bavoso, la rincorro e la blocco al volo prima che debba munirmi di pennellessa e bianco. Ancora prima era lo smartphone nuovo, ancora ancora prima l’auto nuova. I primi tempi insomma si sta attenti a tutto, ogni segnetto sono porconi che si sprecano. Poi arriva un giorno che smetti di farti il fegato marcio, e un segno lì, uno solco là, machiccazzosenefrega sono cose.
10. Capelli crespi
Una volta avevo capelli puliti, dicevo, ma anche più corti. Poi nel frattempo la gravidanza, smetto di correre, e la mia capigliatura diventa lunga e fluente. Finché il bimbo è nella panza stai lì con lo sguardo tra il sognante e l’accigliato a immaginare come sarà, e magari lo fai mentre lisci le ciocche con la piastra. Poi niente, arriva la Picci, e lì ancora tieni botta: sei a casa dal lavoro, lei è semovente e la tua libertà non è compromessa. I grossi cazzi arrivano dopo, quando quella cosina comincia a muoversi ovunque, a rischio di scontro frontale con spigoli che non avevi mai notato. Così la tua parrucchiera ti paventa la soluzione della vita: il trattamento lisciante alla cheratina. Ti dice che sì, costa una paccata, ma per sei mesi dimentica la piastra. Ok, non ti aspettare il liscio spaghetto, ma vedrai, un colpo di spazzola e sei a posto. A posto un cazzo. Soldi buttati, mi sono giocata Natale e compleanno per il biennio 2016/2017, e i miei capelli sembrano ancora un rotolacampo di salsola. Mi chiede, hai avvertito la parrucchiera che con te non ha funzionato. Certo, rispondo, e ha pure detto che è normale. Normale come cambiare parrucchiere quando la scelta nella tua città di certo non manca. 



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