28.2.17

Il grido della bestia

Circa trent'anni fa, ma anche qualcosina in più, vicino a casa mia si trovava il macello civico. Dentro lo vidi solo una volta, e non mi ricordo se perché mi ci intrufolai, o perché fu dismesso tutto e rimase solo la carcassa. Quello che invece ricordo perfettamente è che lì all'angolo, dove ora c'è la rotonda di Pensione Oniria, si riuniva molto presto un capannello di uomini e si discuteva la compravendita delle bestie. A una certa ora arrivavano gli animali destinati alla macellazione. Erano vivi, ma ancora per poco. Non sapevano di dover morire finché non si trovavano nei pressi delle mure esterne del macello. Annusavano la morte. E gridavano tutta la loro paura più grande. 
Un figlio ti insegna tante cose: che la pazienza può essere davvero tanta, che la parola "abbastanza" ha mille sfumature, che le paure si toccano quotidianamente.
Ho visto scaturire la pazienza da persone che sbottavano per un nonnulla, persone che non sapevano dominare la rabbia, tuttavia per il bene dei loro figli hanno imparato a contare ben oltre dieci. Stoicismo? Possibile. Non voler ripetere gli errori dei propri genitori? Sicuramente.
Noi per loro non ci sentiamo mai abbastanza all'altezza dei loro bisogni. Non sappiamo se la nostra presenza sarà abbastanza, o se le regole saranno abbastanza, o se la pappa sarà abbastanza buona e nutriente, o se saranno abbastanza vestiti. Così infinitamente. Di fatto ci manca quasi del tutto il senso di adeguatezza.
La paura è l'altra costante in un'equazione fatta di una miriade di variabili. Quando ti trovi ad affrontare dei mesi lunghissimi, e guardi il calendario, e dici "caspita, siamo ancora a febbraio?", perché questo ti sembra duri quattro volte tanto nonostante sia il più corto, la paura è lì. Le dai un nome ogni giorno differente, se non nella stessa giornata. Cosa si fa, allora? La facciamo diventare amica? La vogliamo esorcizzare? Tentiamo d'ingentilirla per farla diventare un motore e non un freno?
Io provo davvero a riderci sopra questa cosa, perché non se ne esce altrimenti.

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