3.2.17

La pelle del serpente

Levi un pelucchio dalla maglia, e via Facebook. Sbatti via la polvere dall'abito, e cade Instagram. Togli i capelli dalla spazzola, e cancelli Twitter. Ecco, questo ancora mi dispiace lasciarlo andare del tutto, perché irreversibile dopo 30 giorni. Allora qualche colpo al petto e un po' d'aria in bocca e lo rianimo un attimo. 
Mi tolgo i social di dosso, li abbandono come farebbe un serpente con una vecchia pelle. Con Friendfeed era stato differente. Ci avevano concesso un ultimo mese di vita, con questo tempo avremmo potuto fare tante cose: dal sistemare alcuni conti in sospeso, oppure trovare un approdo in qualche altro luogo virtuale, che non sarebbe mai stato identico a  quello che sentivamo per certi versi come la nostra casa, una seconda famiglia, ma ci avremmo fatto comunque l'abitudine. Avevamo preso a scorrere il passato in punta di mouse, via via indietro sino all'origine, fino a rivivere velocemente i punti salienti di una vita di qualche anno prima. Personalmente scoprii quanto io stessa fossi cambiata, quanto quello che mi circondava fosse riuscito a modificarmi in tanto. Quel mese trascorse, con saluti e magoni, poi la fine arrivò, non puntuale, ma il cuore cominciò a battere sempre più piano anche se il volto sorrideva. Sperammo sino all'ultimo che fosse solo uno scherzo, oppure chi giocava a fare Dio con i bit ci avesse ripensato preso da un moto di compassione.
La fine del socialino dell'odio giunse mentre piegavo i sacchetti della spesa, annoiata davanti un telefilm. Tutto spento. Vidi morire un socialnetwork. 
Su Friendfeed, ma i social in genere, ci sono stata più in veste di giullare. Un po' chiusa in quel personaggio buffo e con quella voglia sempre di far ridere, perché quando sgorgava una risata piena dalla pancia, io lì ci trovavo la felicità. E di attimi felici ne ho trovati tanti nel frattempo. Sapessi come ci sono arrivata demolita, conciata da buttare nel bidone. Poi pian pianino ne sono venuta fuori, ma che fatica, e se non ci fosse stata tutta quella gente ce l'avrei fatta comunque, ma sicuramente dopo molto.
Ora, quegli stessi ambienti sono passati dalla cura al tossico, dal riso al fastidio. La stessa Wirta è un personaggio che non mi appartiene più, che mi chiede timidamente l'oblio, una fase che ormai è giunta al termine e non ha più niente da dire o dimostrare. 
Con dignità dovrei farla morire.
- Ti ricordi Wirta?
- Wirta, chi?

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