31.3.17

Il regalo dell'alchemico

L’alchemico quel giorno si svegliò con un pensiero: avrebbe preparato qualcosa di notevole, qualcosa di molto importante. Quello che avrebbe fatto sarebbe stato ricordato per i tanti anni a seguire, in giro si sarebbe parlato solo di lui e la celebrità sarebbe diventata un problema. Tutti avrebbero desiderato quell'estratto, sulla cui formula ci aveva passato notti insonni; nel suo laboratorio - tra vetri, tubi e alambicchi – aveva provato un’infinità di volte prima di giungere alla formula perfetta. Passò anni a recuperare tutto il necessario, e oggi avrebbe condensato tutto e lo avrebbe conservato in una piccola boccetta: questo sarebbe stato il regalo perfetto. 
Tempo addietro, prevedendo quello che inevitabilmente sarebbe successo, ebbe un’illuminazione. Si immaginò due persone che avrebbero passato tanto tempo assieme, avrebbero condiviso un mucchio di risate ma altrettante lacrime, a volte di gioia, altre di rabbia e nervoso. La vita ci avrebbe messo lo zampino, a entrambe avrebbe dato sì esperienze comuni, ma per la maggior parte a ognuna avrebbe destinato un sacrificio differente, altre amicizie, altri panorami.
Convinto che fosse la vita stessa a mettere a prova i rapporti, come una lunghissima gara a ostacoli, giunse alla conclusione che solamente la volontà degli individui avrebbe costruito o distrutto quello che in anni si sarebbe succeduto. Capì che era impossibile creare la volontà in laboratorio, che non c’era nessuna ghiandola del corpo depositaria di questa funzione. Allora fece l’unica cosa in suo potere: condensare i ricordi.
Innanzi tutto, nel siero dei ricordi, avrebbe messo il primo giorno di lavoro di quasi 11 anni addietro. Il 2 ottobre 2006, in una giornata autunnale ancora calda ma nuvolosa, entrambe si sarebbero conosciute nello spogliatoio, il quale sarebbe rimasto immutato negli anni, solo con i muri progressivamente più scuri e ingialliti. Senza reticenza si sarebbero dette che entrambe erano lì come raccomandate, da lì sarebbe iniziata la loro avventura lavorativa insieme. Quella sera una sarebbe andata a casa entusiasta, l’altra avrebbe pianto tutte le sue lacrime - seduta sulla tazza del bagno - a domandarsi chi gliel'aveva fatto fare di molare tutto quello che conosceva per andare altrove nell'ignoto. La giovane, ancora ventiduenne, avrebbe fatto da mamma a quella più grande, ma più bisognosa di affetto e attenzione. Avrebbero passato ore e ore a sporcarsi in laboratorio, a respirare vapori e polveri. Avrebbero festeggiato i compleanni e addii al nubilato e matrimoni. Avrebbero litigato, pianto e poi fatto pace, avrebbero urlato la rabbia come pazze chiuse in macchina. Avrebbero fatto anche un mare di sciocchezze, ma avrebbero visto anche le loro pance crescere e mettere al mondo due bimbe bellissime. 
Avrebbero fatto tutto questo.
L’alchemico, che negli anni mise da parte un pezzo di ciascuno di questi ricordi, li avrebbe fusi insieme, invocato la volontà di fare andare le cose, e scaldato il tutto con l’amore e l’affetto della sorellanza non per forza di sangue.
I vapori dei ricordi sarebbero saliti alla mente, e lentamente sarebbero condensati sulle pareti della vetreria. Un caldo olio e molto denso sarebbe caduto goccia a goccia nella boccetta. L’alchemico lo avrebbe sigillato, e finalmente si sarebbe sentito soddisfatto di ciò che era stato in grado di fare: sarebbe riuscito a mettere insieme due vite sparse per il mondo, facendone una più grande e ricca.

2 commenti:

  1. sei un'AMICA speciale! Ti voglio un mondo di bene... mi mancherà tanto la nostra quotidianità ma so che tu ci sarai sempre per me, come io ci sarò sempre sempre sempre per te!!!!

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  2. A distanza di un anno leggo ancora queste emozionanti parole... e anche se mi manchi tantissimo so che tu ci sei sempre x me... ti voglio bene togghy

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