21.3.17

Nessuno più

Siamo sempre più tecnologici, sempre più connessi, condivisi, visti, pesati e trovati mancanti. 
Siamo sempre più egocentrici, sempre più soli, con la colite, con la gastrite, con l'emicrania.
La gente si spoglia, ammicca, tira o baci a un telefono o la pancia indentro. 
La gente si spoglia ma non scopre i nervi. 

Nessuno più si prende la briga di prendere carta e penna e di scrivere una lettera.
Inchiostro su carta.
Nessuno più si prende il disturbo di uscire con il chiaro intento di affrancare una lettera e inviarla.
Nessuno più ha la pazienza di aspettare il postino passare.

Io che ho la stanchezza cucita alla pelle da mesi, che mi basta solo un'altra insicurezza per essere perfetta.
Io che correggo la biografia di mia suocera e a volte mi commuovo, noi che per anni ci siamo sopportate così così.
Io che sto diventando sempre più asociale, che magari mi sono solo rotta le palle e ora non lo nascondo più.
Io che di amici ne ho forse un paio, che ci sto male male quando la vita me li allontana.
Io che la famiglia di sangue l'ho persa per strada, che la mia me la sono creata dove sto con ciò che ho trovato come un piccolo miracolo.
Io che nella buca della posta trovo una lettera, che mi sbalordisco come non mai e che piango come un vitello.
Io che mi chiedo come sia un pianto di vitello e non mi voglio dare una risposta.
Io che ho tanti difetti ma so fare due cose: una è chiedere scusa, l'altra dire grazie.
Grazie, Andrea.

Nessun commento:

Posta un commento