19.5.17

Cara maestra

Un figlio, specie alla prima esperienza, ha la particolare capacità d’imparare tantissimo e al contempo di riuscire a insegnare altrettanto ai propri genitori, esattamente quando questi credevano di saperne già abbastanza.
Ester ci ha insegnato il significato delle parole: paura, scoperta, meraviglia.
La paura può avere infinite sfumature. Una volta si chiama raffreddore, un’altra tosse. La paura più brutta porta il nome di otite con febbrone da cavallo. Ma se proprio vogliamo essere precisi, in cima alla piramide della paura ci mettiamo la temibile gastroenterite. Ogni volta una discesa in quello che può sembrare un abisso, ogni volta una spinta a risalire un po’ di più sulla superficie. Si chiama crescere e farsi forti. E allora fuori i dentini, un centimetro di carne e ossa dietro l’altro a diventare più alti un poco alla volta. La piccola Ester ha iniziato da prima a gattonare, poi a tirarsi in piedi e a tenersi in equilibrio. Proprio come fa un fiore dal suo seme, ma poi lei ha camminato alla fine, e il fiore se l’ha lasciato alle spalle. E chi la ferma ora? Ester ci ha imparato a dare i nomi alle paure e queste hanno perso il loro potere. 
Ester va alla scoperta del mondo che la circonda. Ester cammina sicura, non vuole la mano, e solo quando il gradino è troppo alto ti fa un cenno per l’aiuto. Ester vuole fare tutto da sola; ha capito dove si trova il parchetto con l’altalena e lì ti ci vuole portare. Ester sembra un koala a volte, si aggrappa come una tenaglia alla vita perché vuole vedere com’è la vista da lassù. 
Ester piange lacrimoni grossi come noci. Ester che prova a parlare: lei si chiama “Etteee”, ti ringrazia con “Attieee”, e tutti sono “Bau”, anche i cip cip e miao. Ester ride come una pazza e recita la sua buffa commedia dal seggiolone. Ester che mangia anguria a quattro bocche, e per la gioia si spalma la pappa sui capelli e su di te. Ester è il nostro piccolo prodigio; si annoia in fretta e vuole la compagnia dei grandi ma anche dei piccini come lei. A Ester non importa essere una puffetta, corre a rubare il pallone ai dadi alti il doppio. Ester insegna che la meraviglia esiste per tutti, basta cambiare gli occhi. 
Si torna tutti più piccoli e il mondo diventa bello.

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