12.8.17

L'età dell'innocenza

La maestra mi ha riferito di un episodio in cui Ester si sarebbe "appartata" con un amichetto nello spazio creato da alcuni materassi appoggiati al muro. In questa cunetta sarebbero rimasti per un po' di tempo e poi lei sarebbe sbucata con i capelli spettinati e sudata, provocando l'ilarità delle educatrici.
A 19 mesi non c'è malizia, ma solo il buffo. Questo però mi ha fatto venire in mente quanto fossi facile alla cotta sin da piccola.
A 3 o 4 anni il mio primo fidanzatino si chiamava Cristian, mi donò come pegno d'amore una spilla nera di metallo, tutta rotta e a forma di fiore. Dopo qualche giorno il nuovo oggetto delle sue attenzioni divenne Manuela (la stessa che alla mia festa dei 12 anni si pisciò addosso perché si vergognava di andare in bagno).
Alle elementari, credo in quarta, fu la volta di Andrea. Eravamo insieme al campeggio della parrocchia. Lui di un anno più grande, morettino e magrolino e con i capelli a caschetto. Io persa come una cretina e invisibile. In una foto che conservo appariva microscopico in un angolino. Credo di averla consumata quella fotografia. Ci ritrovammo alle superiori, nella stessa sezione. Lui era rimasto il solito morettino e magrolino, solo meno affascinante (perlomeno ai miei occhi) e con i capelli molto molto più lunghi.
Dopo Andrea passò un altro Andrea. Il contesto era diverso ma la storia sempre la stessa. Io alle medie, lui era già alle superiori, "girava" con il ciao bianco, biondino e parecchio bassetto. Per lui sfoderavo il super-potere dell'invisibilità. Abitava vicino a casa mia e mi accontentavo di vederlo passare davanti alla mia finestra nei miei infiniti appostamenti.
In terza superiore, dopo aver finito la stagione come commessa in un negozio di scarpe, andai in vacanza con mio fratello in UK. Erano gli anni dell'interrail, per me sarebbe stato il primo e ultimo. Un mese estenuante ma emozionante. Quando feci ritorno ero talmente stanca che mia madre decise di mandarmi in campeggio con la parrocchia - ancora - per ripigliarmi. Lì conobbi Simone. Fu amore a prima vista, ovviamente solo per me. Non successe mai niente, mi chiamò qualche volta a casa (i cellulari non c'erano mica). Ero talmente cotta che ogni sera alle 19:00 aspettavo una di quelle telefonate, che però dopo poco non arrivarono più. Una domenica infatti si presentò in parrocchia con la fidanzata, di cui un'amnesia temporanea gli aveva fatto dimenticare l'esistenza. Poverino. Scappai via sconvolta. Dopo 5 anni per strane coincidenze del destino ci ritrovammo, ma la nostra vita aveva preso strade completamente differenti e perse anche lui il suo fascino.
Tutte queste storie hanno in comune l'innocenza. Poi arrivò quello che è diventato mio marito e il padre di Ester. Fine dell'innocenza. Fine della storia. Ciao.

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