6.10.17

IBBANBINI

Oggi sarei dovuta andare a Rimini, ma dato che mi sono svegliata come se mi avessero preso a botte per tutta la notte (ma forse è solo l'effetto del soffocamento del gatto che mi dorme sulla testa), ci andremo domani, a Rimini.
Rimini è assolutamente insulsa d'inverno, in autunno invece è così così. Ma comunque non si fa niente, e allora ti vengono in mente le cose tristi: tipo che i miei nipoti sono cresciuti. Sono adulti fatti e finiti, anche se tutti si ostinano a chiamarli IBBANBINI. Per dire, ancora si cercano i locali con i menù PERIBBANBINI, ma sorpresa, dai 10 anni in poi non sei più UBBANBINO. E io, queste persone che sono esteticamente come gli adulti, ma ancora senza cellulite e rughe e tatuaggi (?), che si credono di aver già capito tutto,  li prenderei tutti a randellate sui loro bei denti appena raddrizzati per loro provo una grande tristezza.
Sono triste perché è palese che il tempo è passato per tutti, anche se continuo a vestirmi come una sedicenne deficiente.
Sono doppiamente triste perché il dialogo si è azzerato, perché quei telefoni hanno tolto la voce e hanno aumentato le distanze.
Sono tre volte triste perché ho capito di essere invecchiata quando ho maturato la chiara convinzione che solo la mia generazione è stata la migliore da ogni punto di vista.
Sono quattro volte triste perché ho cominciato a fare i paragoni di quello che facevo io alla loro età e mi sono detta dai, no per favore, tornate a giocare con le barbie ancora un po'.

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